di Graziella Zaccone Languzzi

di Graziella Zaccone Languzzi
1) Missione strategica, o weekend lungo con vista Niagara? A metà aprile ho ricevuto questa notizia e mi è stato chiesto cosa ne penso: “Missione del Piemonte in Canada su aerospazio, scienze della vita, ricerca e sanità”. Al primo impatto, mi è parsa interessante missione orientata verso diversi ambiti tra cui la sanità regionale, ma poi il mio spirito libero e critico ha preso il sopravvento, e mi sono detta: “Non è che
c’è chi parte per il Canada per ‘rafforzare il posizionamento internazionale’ e chi più semplicemente per cambiare aria”? La recente missione della Regione Piemonte tra Montréal e Toronto ha generato un comunicato stampa che è un piccolo capolavoro, sinfonia di parole come “ecosistema competitivo”, “hub d’eccellenza” e “sinergie strategiche” che, lette tutte insieme, fanno quasi venire voglia di prenotare il primo volo disponibile. Per studio, naturalmente. Gli obiettivi sono chiarissimi: attrarre investimenti, costruire relazioni, sviluppare collaborazioni, rafforzare catene del valore e, incidentalmente, fare tappa in due delle città più vivibili e suggestive del Nord America: ma questa è sicuramente una coincidenza. La delegazione è di quelle importanti: assessori, vicesindaci, presidenti, rettori e rappresentanti vari. Una squadra così completa che più che una missione economica sembra la formazione titolare per una partita internazionale con terzo tempo incluso. Il programma, del resto, è serratissimo: incontri istituzionali, visite a centri di ricerca, forum sull’aerospazio. Tutto molto impegnativo, talmente impegnativo che tra un “modello avanzato di ricerca traslazionale” e una “piattaforma dual-use”, sarà stato fondamentale trovare il tempo per riprendersi, magari davanti a una skyline canadese o a un piatto tipico locale, giusto per comprendere meglio il contesto culturale. E poi c’è il Canada, descritto come “partner naturale”, “mercato avanzato” e “nona economia mondiale”. Insomma, un posto dove vale davvero la pena andare, anche solo per verificare di persona e con grande spirito di sacrificio quanto sia avanzato.

Particolarmente toccante è l’attenzione alla sanità e alla ricerca: visite ai principali ospedali, incontri con istituti d’eccellenza, scambi di competenze. Tutto molto nobile, sia chiaro anche se viene spontaneo chiedersi se, tra una visita e l’altra, ci sia spazio per uno scambio culturale più turistico. Naturalmente, nessuno mette in dubbio l’importanza di queste missioni. Le relazioni internazionali sono fondamentali, le opportunità vanno colte, i mercati esplorati, però leggendo tra le righe … molto tra le righe … resta il sospetto che oltre alle “filiere tecnologiche compatibili”, siano state accuratamente valutate anche le temperature primaverili di Montréal e il fascino metropolitano di Toronto. Del resto, costruire ponti tra continenti è un lavoro duro. E qualcuno deve pur farlo, anche a costo di volare oltreoceano, stringere mani, scattare foto e perché no, concedersi una “missione” che somiglia terribilmente a una gita ben organizzata ma strategica, ovviamente. E così ho risposto a chi mi ha chiesto cosa ne penso… e voi che mi leggete, cosa ne pensate?
Voto: 5

2) Dopo il clamore mediatico anche nazionale sollevato da giornali, televisioni e social network sugli ultimi episodi avvenuti in Alessandria, attribuiti a fenomeni di insicurezza urbana, i responsabili hanno deciso di ripristinare le cosiddette “zone rosse”, con particolare attenzione all’area della stazione ferroviaria e ai giardini pubblici. A mio avviso, sarebbe opportuno affiancare a queste misure anche una presenza più costante delle forze dell’ordine sui mezzi pubblici e pattugliamenti più capillari nei quartieri.
Sul tema concordo con quanto affermato dal Gruppo Lega di Palazzo Rosso. Ma sull’insicurezza urbana parto dalle dichiarazioni ufficiali da parte della Prefettura: “Dall’analisi dei dati è emerso un quadro complessivamente positivo, con un calo generale dei reati. Tuttavia, si registrano aumenti in alcune tipologie: furti in abitazione e nei negozi, truffe ai danni degli anziani, maltrattamenti in famiglia, atti persecutori (Codice Rosso). Segnali che richiedono interventi mirati e continui”. Viene spontaneo chiedersi: vi pare poco? Eppure, secondo queste analisi, il quadro sarebbe “complessivamente positivo”. Ad Alessandria si parla dunque di sicurezza in miglioramento, ma nello stesso tempo tornano le zone rosse. Un’apparente contraddizione che merita attenzione. Queste dichiarazioni della Prefettura sono del 16 aprile, tre giorni dopo questa notizia: trenta auto danneggiate davanti a un locale, quindi ad Alessandria istituita una nuova ‘zona rossa’. Si legge che resta alto l’allarme sicurezza in città, con sempre più casi di degrado. Il sindaco Abonante, in tutta risposta ha dichiarato che si tratta di una difficoltà diffusa a livello nazionale … Eggià, “mal comune mezzo gaudio”. Ma Abonante non dovrebbe limitarsi ad affrontare (e possibilmente risolvere) i problemi della città che amministra? Durante il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica del 14 aprile in Prefettura è emerso infatti un quadro tutt’altro che lineare: da un lato si registra una diminuzione complessiva dei reati, dall’altro aumentano proprio quelli che incidono maggiormente sulla vita quotidiana dei cittadini, furti in abitazione e nei negozi, truffe agli anziani, maltrattamenti in famiglia e atti persecutori. Un elenco che difficilmente può essere letto come un semplice dettaglio: sono al contrario, reati che alimentano l’allarme sociale e il senso diffuso di insicurezza. Non a caso, la risposta delle istituzioni è ripristinare la zona rossa nell’area della stazione e dei giardini pubblici, con controlli rafforzati e la possibilità di allontanare soggetti ritenuti pericolosi o molesti. Una misura straordinaria, prevista per due mesi. Ma se il quadro fosse davvero così positivo, sarebbe necessario ricorrere ancora a provvedimenti emergenziali? Il piano prevede pattuglie interforze, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale con particolare attenzione al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, fenomeno frequentemente segnalato proprio nella zona della stazione. L’obiettivo dichiarato è rafforzare sia la sicurezza reale sia quella percepita, ed è proprio su quest’ultimo aspetto che si gioca la partita più delicata perché, al di là delle statistiche, sono le esperienze quotidiane dei cittadini a determinare il senso di sicurezza. Quando aumentano furti, truffe e violenze domestiche, parlare di un quadro “positivo” rischia di apparire più come una formula istituzionale che come una rappresentazione fedele della realtà. Infine una verità scomoda ed è il punto fondamentale: allontanare non significa risolvere. Tra due mesi finita l’ennesima fase “straordinaria”, senza interventi strutturali, il rischio concreto è che tutto torni esattamente come prima o forse peggio. Chi viene allontanato ritorna più determinato di prima, approfittando e ben consapevole di un sistema tutto italiano poco efficace: e questo è ben noto a chi si occupa di sicurezza che si ritrova impotente a rifare ciò che non ha funzionato per soli due mesi. Tutto questo mi porta a dire a chi a tutti i livelli à deputato alla nostra sicurezza: “egregi signori, qui nessuno è fesso”. O perlomeno non lo sono io.
Voto: 2

3) Carburanti alle stelle, il preside Carandini torna ad aiutare i suoi lavoratori: “Rincaro carburanti: per aiutare 4 assistenti fuori Valenza dirigente Caradini dà contributo di tasca propria”. Si tratta di un segno concreto contro le diseguaglianze in tempi in cui anche percorrere pochi chilometri per andare al lavoro può diventare un peso insostenibile, anche se c’è chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Il caro carburanti continua a erodere stipendi già spesso modesti, costringendo molti lavoratori a fare i conti ogni giorno con una scelta difficile: mettere benzina o fare la spesa. È dentro questa realtà che si inserisce il gesto del dirigente scolastico della scuola Borsellino di Valenza, Maurizio Carandini, che ha deciso di intervenire personalmente per sostenere alcuni dipendenti costretti a spostarsi da fuori città. Un aiuto concreto, non simbolico: un contributo economico finanziato di tasca propria destinato a quattro assistenti amministrative che ogni giorno affrontano decine di chilometri per raggiungere il posto di lavoro. Non si tratta di una misura istituzionale (ma quando mai!) né di fondi pubblici. Carandini ha scelto di agire in prima persona riconoscendo il peso reale che il costo dei carburanti ha su stipendi che si aggirano intorno ai 1.300 euro netti mensili. Il contributo differenziato in base alle distanze percorse, sarà erogato nei mesi di aprile, maggio e giugno, come forma di riconoscenza verso lavoratrici che hanno dimostrato continuità e senso di appartenenza. Non è la prima volta che il dirigente si distingue per scelte di questo tipo. Già nel 2021, nel pieno dell’emergenza Covid, Carendini aveva dato prova di una sensibilità fuori dal comune. Quando docenti e personale Ata assunti per l’emergenza non ricevevano ancora lo stipendio, Carandini aveva attivato un “prestito d’onore”: circa 300 euro a ciascun lavoratore per permettere loro di affrontare le spese più urgenti, dalle bollette al cibo. Un gesto semplice ma decisivo che aveva coinvolto diversi dipendenti e che aveva restituito dignità a chi, pur lavorando, si trovava senza entrate: “Supplenti Covid senza stipendio, preside dà 300 euro a ciascuno per far fronte a bollette e cibo”. Oggi, a distanza di anni, cambia il contesto ma non la sostanza. Se durante la pandemia il problema era l’assenza di stipendi, oggi è il loro potere d’acquisto a essere messo in crisi. E ancora una volta la risposta arriva da un’iniziativa individuale, che accende i riflettori su una questione più ampia: quella di migliaia di lavoratori che ogni giorno si spostano per lavorare, spesso con retribuzioni modeste, e che vedono una parte sempre più consistente del proprio salario assorbita dai costi di trasporto. Il gesto del preside Carandini non risolve il problema, ma lo rende visibile. E soprattutto, dimostra che anche in un sistema complesso e spesso rigido, esiste ancora spazio per l’attenzione alle persone. Perché dietro ogni chilometro percorso non c’è solo un tragitto, ma una vita che prova ad andare avanti nonostante tutto. Questo dirigente ha dato un esempio di umanità, difficilmente sarà imitato.
Voto: 10 con lode


