
L’ultima brutale aggressione avvenuta all’alba in un condominio di Acqui Terme non è solo un fatto di cronaca nera, ma l’urlo di una città che non ne può più. Una donna assalita in casa propria da un irregolare è l’immagine di un limite che è stato ampiamente superato. Come Lega, la nostra prima parola va alla vittima, ma la seconda deve essere di condanna senza appello per un sistema che continua a fare acqua.
Non stiamo parlando di un caso isolato. Negli occhi degli acquesi sono ancora vive le immagini del diciassettenne che ha massacrato un ottantenne per rubargli l’auto e i video del tentato assalto alla gioielleria. È un’escalation inaccettabile che descrive una realtà lontana anni luce dalla nostra storia. Acqui non è e non sarà mai una terra di nessuno dove regna il senso di impunità.
A chi prova a puntare il dito contro il Governo, rispondiamo con la forza dei fatti. La Lega a Roma ha voluto e ottenuto il nuovo Decreto Sicurezza, un provvedimento che finalmente dà strumenti reali per espulsioni rapide, certezza della pena e poteri d’intervento alle Forze dell’Ordine. Ma mentre noi in Aula si votavano norme per proteggere i cittadini, una certa parte politica si limitava a cantare “Bella Ciao” per protesta. Ecco la distanza siderale tra chi vive nel mondo dei sogni e della propaganda e chi, come noi, deve fare i conti con la realtà di una donna picchiata nel proprio pianerottolo.
L’accoglienza non può e non deve essere solo un business per le cooperative. È troppo comodo incassare quotidianamente fondi pubblici per ogni migrante ospitato, per poi lavarsene le mani un secondo dopo che questi escono dalle strutture. Dov’è la vigilanza? Chi riceve il denaro dei contribuenti ha il dovere di monitorare chi ospita. Non è tollerabile che si speculi su questo sistema lasciando poi i cittadini di Acqui a fare i conti con soggetti fuori controllo.
Chi sbaglia deve pagare. I criminali devono finire in cella e poi fuori dall’Italia, ma anche le cooperative che non garantiscono sicurezza devono rendere conto delle proprie mancanze, arrivando fino alla revoca delle convenzioni. Se c’è chi preferisce cantare canzoni ideologiche in Parlamento, noi preferiamo stare nelle strade a difendere la gente perbene. La sicurezza degli acquesi non si baratta con il buonismo.
Marco Cerini – Segretario Lega Acqui


