Scarfia (Unione Italiana Ciechi): “Viva la tecnologia, se non porta all’isolamento: ma spostarsi ad Alessandria è sempre più difficile. Intanto sono diventato il social manager di mia mamma chef!”

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di Ettore Grassano

“Abbiamo cominciato cinque anni fa, durante il covid, come semplice divertimento. Ormai abbiamo circa 40 mila followers, e i video di mia mamma in cucina spopolano su tutti i social web: è diventata una chef gettonatissima!”.

Valter Scarfia, presidente provinciale dell’Unione Italiana Ciechi, è un amico di vecchia data, ma non lo sentivamo da un po’, e questa è la prima bella novità che ci racconta. Scarfia, laureato in giurisprudenza, non vedente dalla nascita, è una delle persone più curiose e intellettualmente vivaci che ci sia mai capitato di incontrare, ed è un autentico ‘mago’ delle tecnologie: i computer sono da sempre il suo pane quotidiano, ovviamente in tutte le loro più moderne declinazioni: rete, social, smartphone, e oggi intelligenza artificiale. Per il ruolo che ricopre nel mondo dell’associazionismo (presidente provinciale dell’Unione Ciechi provinciale dal 2019, e a livello regionale in passato vice presidente, oggi responsabile dell’innovazione tecnologica), ma anche per la sua personale esperienza, e la sua rete di relazioni, Valter è figura adatta a raccontarci come oggi, ad Alessandria, un non vedente, o in generale un disabile, riesce a muoversi, ad avere rapporti sociali e professionali: quali sono gli ostacoli, e quali i passi in avanti consentiti dalle nuove tecnologie?

Valter, partiamo dalla cucina intanto: hai imparato a preparare deliziosi manicaretti?
(ride, ndr) Ma quando mai: io degusto, e offro naturalmente tutto il supporto tecnologico per la divulgazione dei video di mia mamma, con le sue ricette. E’ incredibile il successo riscontrato, essendo partiti come puro divertimento. Ed è anche la dimostrazione di come oggi le tecnologie ci consentano davvero di abbattere barriere e distanze, e di essere in contatto con il mondo, da casa nostra.

La domotica, ossia la tecnologia che oggi ha preso il sopravvento in tante delle nostre case, quanto conta per un non vedente?
E’ fondamentale, anche se non mancano controindicazioni. Se sai usare in modo adeguato le tecnologie, da alexa nelle sue varie declinazioni a tutto il resto, la tua vita domestica migliora enormemente, come pure la tua indipendenza. Per questo, da sempre, ma in particolare da quando nel 2019 sono diventato Presidente dell’Unione Ciechi della provincia di Alessandria, insisto tantissimo sulla necessità della formazione, a partire naturalmente dai più giovani, ma anche per gli adulti. Tanti non vedenti over sessanta, quando sono diventato Presidente dopo il commissariamento dell’Unione, pensavano che le nuove tecnologie fossero fuori dalla loro portata. Oggi usano whats app, sono iscritti a gruppi vocali tematici, partecipano ai forum, ascoltano film e audiolibri.

I giovani sono più aperti all’utilizzo delle tecnologie oggi a disposizione?
Sicuramente sì, ma anche a loro è necessario spiegare come funzionano: e mi presto volentieri anche come consulente a domicilio, quando qualcuno me lo chiede, perché magari anche il loro tecnico non riesce ad installare una particolare app, o i comandi vocali. Con le nuove tecnologie però per i ragazzi e le ragazze è un altro, e non solo per i non vedenti: ossia ricavarsi la propria ‘comfort zone’, e quasi non desiderare più uscire di casa, perché dalla propria stanza si arriva ovunque, senza fatica e senza rischi. E’ il fenomeno che i giapponesi chiamano hikikomori, ossia un volontario isolamento sociale. Va assolutamente evitato, naturalmente: bellissimo avere una casa confortevole, e con tutte le tecnologie possibili: ma la vita è sempre anche là fuori!

Ed eccoci alle dolenti note, Valter: per un non vedente com’è oggi muoversi per le vie e i marciapiedi di Alessandria?
Eh, se è sempre più complicato per chi ci vede, immaginati per noi, o per una persona in carrozzina, o semplicemente per i tanti alessandrini anziani come mia mamma. Marciapiedi dissestati, traffico, lavori in corso ovunque, traffico. Purtroppo muoversi, anche con i moderni supporti di oggi, come il bastone bianco con i sensori, o gli occhiali collegati al navigatore sul cellulare, è sempre più rischioso. Aggiungiamoci poi che, nonostante l’encomiabile impegno dell’ufficio inclusione del Comune, guidato da Paola Testa, Alessandria su certi fronti è incredibilmente indietro: penso alla pressoché totale assenza di semafori sonori, e al fatto che sugli autobus cittadini non si utilizzano avvisi vocali per le fermate, che in realtà sarebbero utilissimi anche per gli stranieri, o per gli utilizzatori occasionali del servizio. Su questo fronte per fortuna le Ferrovie dello Stato sono più avanti, così come le metropolitane. Non solo: le stazioni ferroviarie offrono anche un importante servizio di accompagnamento in partenza, per andare al treno, e in arrivo per scendere e uscire dalla stazione.

Sul fronte culturale, dal teatro ai musei, come siamo messi?
Altrove meglio, anche se ‘a macchia di leopardo’, qui da noi decisamente malino. Un supporto interessante è quello offerto dall’Associazione Abilitando, con tecnologie auricolari che consentono, a teatro, di beneficiare di un servizio di descrizione di ciò che sta avvenendo in scena. Ma tantissimo resta certamente da fare.

La storica sede dell’Unione Ciechi, in via Legnano, organizza incontri e eventi?
Tutto quel che possiamo, lo facciamo. Innanzitutto, in orario di ufficio, siamo sempre aperti per offrire ai nostri associati (in crescita in questi ultimi anni) tutto il supporto necessario, in tante diverse direzioni e ambiti. Poi organizziamo gite, momenti di svago e divertimento, e soprattutto di formazione rispetto all’utilizzo delle nuove tecnologie. Abbiamo anche allestito un percorso guidato ‘rialzato’, dalla stazione FS fino al cavallo dei giardini, per aiutare chi arriva da noi in treno.

Utilizzate i ragazzi del servizio civile, oggi su base volontaria?
Certo, e sono fondamentali, perché senza il loro contributo l’attività della sede sarebbe certamente in difficoltà. Confidiamo sempre in giovani consapevoli, e disponibili. Non serve saper già fare tutto, naturalmente: ma è necessario essere empatici, e sapersi mettere nei panni di chi si ha di fronte.

Valter, tu sei stato tra i primi centralinisti ad Alessandria, quando ancora lavorare per un non vedente era tutt’altro che scontato….e oggi?
Oggi è peggio! Nel senso che, se un’attività lavorativa è assolutamente importante in termini di interazione e integrazione, l’attività di centralino umano, proprio grazie alle nuove tecnologie, sta andando a scomparire, e se sulla carta l’intelligenza artificiale può essere portatrice di grandi potenzialità, nella pratica il rischio è che cancelli sempre più posti di lavoro. Figuriamoci per un non vedente, che già spesso, diciamocelo, veniva assunto perché lo imponeva la legge, e non per libera scelta dell’azienda. Questo pone certamente nuovi problemi, che come associazionismo, non solo dei non vedenti, dobbiamo saper evidenziare alla società, e alla classe politica. E’ fondamentale garantire ad un disabile un supporto economico, e l’accesso ai servizi grazie alle tecnologie. Ma il lavoro rimane un formidabile strumento di integrazione, ti costringe ad uscire di casa con regolarità, e ad imparare ad interagire con gli altri. E’ una sfida costante, e un tema su cui dobbiamo mantenere alta l’attenzione.


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