Alessandria giungla di insicurezza e degrado: da Palazzo Rosso soltanto parole, e silenzio assoluto da parte di chi le donne dice di voler difendere [Le pagelle di GZL]

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di Graziella Zaccone Languzzi

Questa settimana le pagelle hanno un solo tema: la sicurezza urbana. I fatti accaduti tra la fine di marzo e l’inizio di aprile ad Alessandria meritano un approfondimento serio. Per una città di dimensioni medio-piccole, si tratta di un’escalation di violenza difficile da ignorare. Episodi sempre più frequenti, e sempre più aggressivi, non possono essere derubricati come coincidenza, o come fatto inevitabile.
Nelle strade cresce la paura, tra i cittadini si diffondono rabbia, frustrazione, impotenza. E mentre la realtà peggiora, il dibattito pubblico resta impantanato in giustificazioni e distinguo che suonano sempre più lontani dalla vita reale. Tra i miei concittadini c’è chi minimizza su Facebook rispondendo che “la violenza deriva anche dagli italiani ” e incolpa il governo e chi critica questi atti violenti effettuati (non certo da alessandrini) titolandoli fascisti o razzisti. Nel frattempo, il sistema mostra tutte le sue falle con controlli insufficienti, interventi tardivi, una gestione dell’accoglienza lasciata a metà: il risultato finale è sotto gli occhi di tutti. Chi ha l’età per ricordare com’era Alessandria negli anni Ottanta e Novanta non può che provare disgusto per la realtà di oggi, e disprezzo per chi cerca di mistificarla.
C’è una frattura sempre più evidente tra cittadini che chiedono sicurezza e altri che, per ragioni ideologiche o convenienza, sembrano più preoccupati di giustificare che di risolvere. Alessandria oggi è una città che si interroga, ma soprattutto è una città che chiede risposte e non slogan. GZL

1) Insicurezza urbana 1 – Dopo il grave fatto accaduto su un autobus cittadino della linea 5 Spinetta Marengo/Alessandria, dove una giovane signora nigeriana con figlio a seguito è stata presa a cinghiate da due delinquenti di origine nordafricana ancora minorenni, la notizia è arrivata alla informazione nazionale e solo dai TG si è venuti a sapere che i due balordi erano ospitati in una comunità protetta del luogo. Strutture e realtà dedicate all’accoglienza, protezione e inserimento sociale di giovani extracomunitari, inclusi minori stranieri non accompagnati: e questa la dice lunga su quanto questi minori sono controllati e aiutati ad inserirsi in un paese con regole civili, al contrario dei luoghi da dove provengono. Dopo la notizia il sindaco Abonante ha dovuto dire la sua, e le sue dichiarazioni le potete leggere qui: “Abonante su sicurezza: “Al lavoro da tempo per migliorarla. Aiuto di tutti necessario per neutralizzare crescita violenza”. Ritengo ci sia qualcosa di profondamente stonato nelle parole del sindaco Abonante. Stonato, perché stride con la realtà, stride con la paura, stride soprattutto con la violenza brutale subìta da una madre e da suo figlio su un autobus cittadino, colpiti a cinghiate in pieno giorno. Non un episodio isolato, ma l’ennesimo segnale di una città che sta scivolando verso un livello di insicurezza sempre più preoccupante. Eppure, di fronte a tutto questo, la risposta del primo cittadino è un copione già visto: si lavora da tempo, servono più fondi, serve l’aiuto di tutti. Parole, soltanto parole e niente di più, cantava la grande Mina: perché i fatti raccontano altro. Il sindaco rivendica di aver dotato la città di più illuminazione, più telecamere, più agenti. Ma allora viene da chiedersi a cosa servono questi strumenti, se una donna può essere aggredita in pieno giorno, davanti agli occhi di cittadini terrorizzati? E perché, nonostante questi interventi, la percezione di insicurezza continua a crescere? La verità è che accendere qualche lampione a led non basta se poi le strade restano buie di controllo e presenza reale. Anzi, molti cittadini lamentano esattamente il contrario: una città più spenta, più fragile, più esposta. Ancora più grave è il tentativo di spostare il problema altrove. Dare la colpa ai tagli del Governo, al PNRR, alle dinamiche sociali fuori controllo può avere una sua logica politica, ma suona come una giustificazione debole davanti a chi ha paura di uscire di casa. La sicurezza urbana è una responsabilità concreta, quotidiana, non un tema da rimpallare tra livelli istituzionali. Colpisce anche il richiamo alla “dialettica fuori controllo” come causa della violenza, mentre le cinghiate sono l’effetto, semmai, dell’assenza di un presidio efficace del territorio.
Ma prima ancora, mi pare evidente a tutti, sono la conseguenza inevitabile di politiche di accoglienza scriteriate, che portano in Italia, e ad Alessandria, una quantità inaccettabile di feccia mondialista.
Qui non si tratta di filosofia sociale, si tratta di garantire che una madre o chiunque altro possa salire su un autobus senza rischiare di essere aggredita. Il punto è semplice, i cittadini non chiedono analisi sociologiche né scaricabarile istituzionali. Chiedono sicurezza, chiedono risultati, chiedono di vedere e soprattutto di subire meno violenza. Se davvero, come sostiene il sindaco, “si sta lavorando da tempo”, allora è lecito domandarsi perché i risultati non si vedano, perché gli episodi aumentano e perché la paura cresce. L’utilità della politica si valuta nei momenti difficili, e oggi Alessandria è in uno di quei momenti. Servono risposte chiare, azioni incisive e soprattutto la capacità di assumersi responsabilità senza cercare alibi. Perché quando la realtà supera le parole non è la comunicazione a fallire, è la gestione.
Voto: 2

2) Insicurezza urbana 2 – Violenza urbana in città: parliamone.
Il 26 marzo nel web si leggeva di una retata antidroga delle forze dell’ordine nei giardini della stazione di Alessandria, zona segnalata per spaccio e degrado. Polizia e carabinieri hanno controllato e identificato diversi stranieri dopo segnalazioni dei residenti. Qui il filmato di Svegliati Alessandria:

La domanda è: quanti dei fermati avevano regolare permesso di soggiorno, e a chi erano affidati? Chi è irregolare perché non viene portato nel CPR regionale? Se non si fa un po’ d’ordine, se non si richiama alla responsabilità chi dovrebbe avere la responsabilità del controllo, questi stessi soggetti li ritroviamo a delinquere nel giro di poche ore. Quattro giorni dopo la retata, il 1° aprile, sempre zona giardini di fronte alla stazione ferroviaria questa notizia: “Liti con spranghe e una sassaiola”: danneggiati i taxi in stazione. Scatta protesta per “l’insicurezza continua”. Altro filmato di Svegliati Alessandria del 03 aprile:

E’ un campanello d’allarme, un fallimento evidente, ripetuto e ormai impossibile da mascherare. I fatti nei giorni tra fine marzo e inizio aprile, con l’operazione antidroga nei giardini della stazione, le risse con spranghe, la sassaiola che ha colpito i taxi non sono episodi isolati, ma la fotografia fedele di una situazione che da troppo tempo sfugge di mano. Qui non si tratta più di emergenze improvvise o di criticità imprevedibili, qui c’è un problema strutturale che viene gestito come se fosse temporaneo. Si interviene dopo, si rincorre l’evento, si mette una toppa momentanea e poi tutto torna esattamente com’era prima. Nel frattempo il degrado si consolida e diventa normalità. I tassisti, appena 28 in tutta la città di cui l’80% operativo proprio nella zona della stazione, non stanno alzando i toni ma stanno raccontando una realtà concreta fatta di paura, danni economici e rischio quotidiano. Quando lavorare significa esporsi a sassate, aggressioni e tensioni continue, non siamo più nel campo del disagio urbano, siamo nel pieno di una crisi di sicurezza. Ma c’è un punto ancora più grave, che troppo spesso viene aggirato o trattato con imbarazzo. Durante i controlli delle forze dell’ordine emergono anche presenze irregolari, persone che non avrebbero titolo per rimanere in Italia, e allora la domanda diventa inevitabile: perché sono ancora qui? Non è più il tempo delle giustificazioni tecniche o delle risposte burocratiche. I cittadini vedono controlli, vedono identificazioni, vedono situazioni di illegalità accertata, quello che non vedono è il passo successivo, ed è questa distanza tra ciò che viene rilevato e ciò che realmente accade che mina alla base la fiducia nelle istituzioni. Le responsabilità hanno nomi e ruoli precisi. Coinvolgono organi dello Stato come la Prefettura e la magistratura, ma anche chi ha responsabilità politiche nazionali e e amministrative sul territorio. Non basta convocare incontri dopo l’ennesimo episodio, non basta promettere attenzione o annunciare controlli straordinari, serve una linea chiara, costante e soprattutto efficace, e chi ha il compito di garantirlo non può più permettersi di voltarsi dall’altra parte. Alessandria merita sicurezza, ordine e rispetto. E chi ha il compito di garantirli non può più permettersi ambiguità, ritardi o mezze misure. Perché qui non è più in gioco solo il decoro urbano, ma la credibilità stessa delle istituzioni. E quella, una volta persa, è la cosa più difficile da recuperare.
Voto: 2

3) Insicurezza urbana n.3 – Dopo le cinghiate ad una giovane donna su un autobus, sempre ad Alessandria, il giorno successivo, in pieno giorno in centro città, un’altra donna avvicinata da un uomo
(non ho trovato sui media locali traccia della nazionalità, quindi sulla stessa metterei la mano sul fuoco)
in bicicletta che, dopo averla stordita spruzzandole addosso uno spray al peperoncino, le ha strappato dal collo una catenina, le ha sottratto il borsello per poi spintonarla contro un’auto in sosta e fuggire. Si legge qui: “Rapina in via Rivolta ad Alessandria: donna colpita con uno spray urticante. Indagano i Carabinieri”. Due donne aggredite, e silenzio totale da parte delle associazioni che pure della bandiera della violenza contro le donne ci hanno fatto un mestiere: ci avete fatto caso?
Silenzio totale, un silenzio che pesa più delle parole, un silenzio che graffia, che interroga e che mette a nudo incoerenze difficili da giustificare. Non si tratta soltanto di fatti di cronaca, è una ferita aperta che chiama in causa la coscienza collettiva. Perché quando una donna viene colpita, quando una madre viene umiliata davanti a suo figlio e quando una donna viene brutalmente colpita nel fisico, derubata di un bene, violata nella sua sicurezza e libertà di movimento non dovrebbero esistere distinzioni ideologiche: dovrebbe esserci una risposta unanime, netta, immediata. E invece no: questa volta chissà come mai nessun comunicato, nessuna parola pubblica di solidarietà, nessuna condanna … nulla. Difendere le donne dovrebbe significare difenderle tutte. Il rischio, altrimenti, è quello di trasformare battaglie sacrosante in strumenti parziali perdendo credibilità (ammesso che la si abbia, certo) e, cosa più grave, tradendo proprio quelle donne che si dice di voler proteggere. Ad Alessandria non sono state colpite solo due persone, è stata colpita l’idea stessa di sicurezza, di dignità, di convivenza civile. E ogni silenzio davanti a questo non è neutrale: è una scelta e le scelte prima o poi, presentano il conto.
Voto: 2


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