Ulandi (Confesercenti): “Follia stoppare i Distretti Urbani del Commercio, e ad Alessandria servono più parcheggi. Stranieri? Ben vengano: più imprese, e più turisti”

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di Ettore Grassano

“La desertificazione commerciale dei centri storici è un processo cominciato 15 anni fa, che come Confesercenti abbiamo sempre segnalato, spesso inascoltati. Ora che i buoi sono scappati dalla stalla tutti sembrano accorgersi del fenomeno, e tuttavia nessuno mette in campo politiche ‘di sistema’ per cercare di invertire la rotta. Anzi, in Piemonte succede anche di peggio, se pensiamo alla sorte dei Distretti del Commercio”. Manuela Ulandi è impegnata in queste settimane nel rinnovo degli organi direttivi dell’Associazione, percorso che proprio oggi dovrebbe culminare nella rielezione della Presidente provinciale Michela Mandrino. Ma da segretario generale di Confesercenti per la provincia di Alessandria Ulandi non smette di monitore in maniera incessante il mercato, e ci offre un’analisi puntuale della situazione, con un focus particolare sul nostro territorio, calato ovviamente nel più ampio scenario nazionale del settore. Parliamo di Distretti del Commercio, Apu e Ztl, e pure di iniziative ed eventi per rendere non solo Alessandria, ma anche gli altri centri zona attrattivi e ‘appetibili’ ad un target di clienti diversificato, in cui il ‘peso specifico’ degli stranieri, intesi sia come turisti che come nuovi lavoratori, tende a crescere. Compensando in una certa misura l’invecchiamento della popolazione locale, e anche una indiscutibile tendenza all’acquisto on line, anziché nel negozio di quartiere.

Ne emerge un quadro ‘in chiaroscuro’, una realtà complessa in cui “le opportunità certamente non mancano, ma sempre più occorre saperle cogliere, e ancor prima in qualche modo contribuire a generarle”.

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I dati sulla desertificazione commerciale dei centri urbani sono purtroppo eloquenti un po’ ovunque, e la nostra provincia non fa eccezioni. Quali le previsioni, e gli strumenti da mettere in campo?
Mi viene quasi da sorridere, perché noi l’allarme sulla desertificazione dei centri urbani lo lanciamo da 15 anni, spesso inascoltati. Che ora ci sia tutta questa attenzione, quanto meno mediatica, è certamente positivo: purtroppo però, almeno fino ad oggi, non si vedono in campo strategie, nazionali e neppure regionali, per affrontare seriamente il fenomeno: che, questo ormai lo comprendono tutti, ha serie ricadute negative non solo sul piano economico, ma della coesione sociale. Negozi aperti, luminosi e ben frequentati sono anche un presidio di sicurezza. E, appunto, si può e deve chiedere un impegno anche ai comuni e alle associazioni: ma senza un progetto complessivo, coordinato e anche finanziato dai livelli superiori di governo del territorio, si rischia di girare ‘a vuoto’.

Distretti Urbani del Commercio: dopo la ‘battuta d’arresto’ del 2025 nell’alessandrino, ci sono spazi perché la Regione torni a sostenerli?
Ecco, a proposito di programmazione, di irrazionalità e, in fin dei conti, anche di spreco di risorse e competenze. I Distretti Urbani del Commercio, progettati e implementati dalla giunta Cirio nel suo primo mandato, grazie al contributo fondamentale dell’allora assessore regionale alessandrina Vittoria Poggio, sono stati dalla giunta Cirio, nel suo secondo mandato, progressivamente ‘parcheggiati’, speriamo in modo non definitivo. Si tratta dello strumento più importante a sostegno del commercio urbano messo in campo dalla Regione Piemonte negli ultimi decenni, sul modello di quanto avvenuto già prima in Lombardia e Veneto. Parliamo di investimenti ingenti, in risorse finanziarie e in formazione di centinaia di persone qualificate. Poi improvvisamente, con il nuovo assessore regionale al Commercio ‘a sua insaputa’ (in due anni non abbiamo mai avuto il piacere di incontrarlo, nonostante reiterate richieste), tutto si è fermato. Come se si acquistasse una splendida fuoriserie, si imparasse a guidarla e poi si smettesse di mettere il carburante nel serbatoio. Oggi i Distretti Urbani del Commercio in tutto l’alessandrino e astigiano sono in questa situazione. Non so altrove, ma le voci che mi arrivano sono di una gestione fortemente ‘torinocentrica’: ma il Piemonte, credo sia chiaro, non è soltanto Torino.

Il Comune di Alessandria intanto ha lanciato un poderoso percorso verso il ‘city branding’, secondo alcuni curiosamente coincidente con le elezioni del 2027. Ma, soprattutto, c’è chi afferma che prima di pensare al brand sarebbe opportuno occuparsi della sostanza. Voi siete coinvolti nel processo?
Siamo stati consultati, come tante altre realtà cittadine, e diamo volentieri il nostro contributo. E’ verissimo che oltre al brand occorre pensare alla sostanza, e che da questo punto di vista ad Alessandria c’è tanto da lavorare. Ma un approccio moderno di valorizzazione del brand, coordinato da Alexala, crediamo sia fondamentale. Non dimentichiamo cosa dicono i dati: i turisti, soprattutto stranieri, sono in forte aumento anche nel capoluogo, come in gran parte della nostra provincia. E chi arriva qui per turismo, soprattutto da paesi come Stati Uniti o nord Europa, ha una forte capacità di spesa. Per questo è importante ‘attrarlo’ con un brand efficace e riconoscibile.

Parliamo di Apu, e della prossima estensione della Ztl. Al di là delle polemiche di chi è stato multato nei primi mesi, quali sono le aspettative dei commercianti? Un centro chiuso alle auto diventa davvero più attrattivo?
Al netto del fenomeno multe, il provvedimento ha bisogno di tempi un po’ più lunghi per essere valutato nei suoi effetti, speriamo più positivi che negativi. Ad oggi la situazione appare ‘a macchia di leopardo’, dal nostro punto di vista, e molto dipende anche dalla tipologia di attività: se hai una tabaccheria, o pasticceria, chiaramente lo stop alle auto può arrecarti più danno che ad un negozio di abbigliamento, o ad un ristorante. Certamente il fenomeno delle auto in doppia o tripla fila, magari anche con motore acceso, non piace a nessuno. Ma non si possono ‘slegare’ modelli di apu o ztl da una riflessione sui parcheggi: ed è indubbio che ad Alessandria questo è un problema, e che in determinare aree, centrali e semi centrali, gli stalli sono quasi tutti a pagamento. Poi certo, se fai la media con quartieri come la Pista o gli Orti, i parametri di legge sono rispettati, ma non tutti hanno l’animo, e le gambe, del maratoneta. Un primo, semplice provvedimento potrebbe essere prevedere la prima ora gratuita anche in centro, per chi deve fare commissioni o acquisti rapidi.

Logistica e economia di prossimità: qual è l’impatto? L’arrivo di migliaia di lavoratori, per lo più giovani, ad Alessandria e dintorni ha ricadute benefiche sul commercio locale?
Il fenomeno è molto interessante, e ha già determinato, ad esempio, una nuova estrema vitalità del mercato immobiliare, almeno sul fronte affitti. Questi nuovi lavoratori, certamente, vanno alla scoperta della città, a partire dal quartiere in cui vivono, e mediamente trovano Alessandria più stimolante, e meno brutta, rispetto a come ormai si sono abituati a vederla gli autoctoni. Sul fronte commerciale, dipende però naturalmente anche dall’offerta: se nelle vie limitrofe a casa c’è una proposta interessante di negozi, bar, ristoranti, certamente vengono apprezzati. Ma, come tutti i consumatori, soprattutto se mediamente giovani, i ‘nuovi alessandrini’ sanno valutare benissimo anche l’offerta degli ipermercati, e della rete.

La comunità, o meglio le comunità, di stranieri crescono in maniera costante: questo porta verso un intreccio multiculturale anche sul piano dei consumi? Quanto pesano gli stranieri nell’apertura di nuove imprese commerciali?
Pesano tanto, nell’alessandrino più che altrove. Nella nostra provincia la percentuale di nuove imprese commerciali di proprietà di stranieri, come del resto l’imprenditoria femminile, è superiore alla media regionale. Attenzione: si tratta di attività di tutti i tipi, non solo ristoranti etnici, pur molto apprezzati dagli alessandrini. E cresce il numero di lavoratori italiani alle dipendenze di imprenditori stranieri, così come in diverse aree della provincia i clienti stranieri sono determinanti per il successo di tante attività, anche tradizionali. Penso a Ovada, o Acqui Terme, dove gli esercenti spesso dicono: “Per fortuna ci sono gli stranieri”: a partire dalle micro comunità del centro e nord Europa, che tendono a mettere radici. Effetto di medio lungo periodo, certamente, anche di progetti sperimentali del passato, come Autozug.

Formazione professionale: che serva è indubbio, specie se ha un taglio estremamente concreto e operativo. Oggi voi su cosa puntate per i vostri associati?
Assolutamente sì, ce n’è sempre più bisogno: da quella obbligatoria, penso alla sicurezza in particolare, fino alle strategie di marketing, di gestione dei canali di prenotazione e vendita on line, e anche alla nuova frontiera dell’intelligenza artificiale. Dalla pandemia in avanti le dinamiche del commercio hanno cambiato completamente volto, e una formazione permanente è indispensabile per rimanere al passo con i tempi, e magari riuscire ad anticiparli.

Parliamo degli appuntamenti del 2026: ad Alessandria prevedete iniziative particolari, magari in coincidenza con grandi eventi, come già per l’adunata degli Alpini dello scorso autunno?
Sicuramente abbiamo presentato richiesta in Comune per riproporre tre eventi tradizionali, ossia Gagliaudo, Mercato Europeo e San Baudolino. Mentre per altri, come FloreAle o le casette di Natale, manca ormai purtroppo la ‘massa critica’ di operatori, questa è la realtà con cui confrontarsi. Il settore fiere ha subìto, nel post pandemia, un ridimensionamento importante, e forse i 500 mila euro stanziati dalla Regione Piemonte per iniziative nel comparto, e non spesi per mancanza di progetti, sarebbero stati meglio investiti in iniziative come i Distretti del Commercio. Ma restiamo sugli eventi alessandrini: stiamo valutando una nuova, importante iniziativa da proporre in autunno. Stiamo valutando se esistono le condizioni per un evento di forte impatto, capace di attrarre ad Alessandra una vasta platea. Presto ne saprete di più!


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