
di Dario B. Caruso
Arriva una nuova Pasqua e nessuno se ne accorge.
In questi giorni sono state ripostate sui canali social le immagini di papa Francesco che cammina solitario in piazza san Pietro e celebra la resurrezione di Cristo, lui con sulle spalle una croce tanto invisibile quanto evidente.
Era il 27 marzo 2020.
Era la Pasqua della pandemia.
Sono passati sei anni lunghi un secolo.

Francesco, completamente solo e dall’alto della sua semplicità, parlò dell’opportunità di accendere la misericordia nel buio del cuore e di preparare, attraverso l’amore, una vita nuova.
Mai auspicio è stato così inascoltato.
Mai speranza è caduta nel vuoto così rapidamente.
Perfino lui si arrese – non lo dimentichiamo – all’alba, poche ore dopo aver incontrato il vice presidente degli USA; forse, aldilà della malattia, si era reso conto di qualcosa che a noi tutti stava fuggendo.
Oggi il mondo di credenti disattende da ogni parte le leggi delle religioni di riferimento.
Ogni libro sacro ha stampate parole che vengono lette, reinterpretate, rimaneggiate e plasmate a piacimento.
Il Vangelo, la Torah e il Corano hanno il medesimo valore di un blocchetto enigmistico: ciascuno riempie le caselle di parole crociate come gli pare poiché ciò che conta è scrivere, non importa cosa.
“Ma questo non ha senso…” provi ad obiettare
“Fai finta che non abbia scritto nulla” ti viene risposto
“Ma la soluzione non verrà fuori…”
“Appunto: io non voglio trovare una soluzione”
A questo punto il dialogo si arena e con l’assenza di dialogo si arena ogni processo di pace.
Ma noi, con la fiducia che ci è stata insegnata attendiamo che l’uovo di quest’anno ci riservi una sorpresa per una Pasqua di stupore.
A pensarci bene è un peccato gettare al vento il bello della vita.
Buona Pasqua.


