di Graziella Zaccone Languzzi

1) L’amministrazione Abonante ritiene che le lastre del salotto buono della citta (corso Roma e piazzetta della Lega) siano danneggiate a causa del passaggio dei veicoli, e per questo ha pensato bene di dare il via a un intervento straordinario con la sostituzione e riparazione delle lastre rotte o abbassate. Qui l’annuncio pubblicato il 27 febbraio. Che dire? Ad Alessandria le buche sono democratiche e non fanno distinzioni tra quartieri, sobborghi, periferie, zone residenziali, strade centrali, ma non troppo nobili come il salotto della città, dove ovunque sono evidenti crateri, avvallamenti, toppe rattoppate sulle toppe, marciapiedi che sembrano percorsi a ostacoli e aree di città regolarmente peggiorate dalla posa del teleriscaldamento. Una città dove più che camminare si pratica lo slalom. Eppure, in questo scenario degno di un rally urbano, l’urgenza individuata dall’amministrazione è rifare la pavimentazione di Corso Roma e della Piazzetta della Lega. Sì, proprio lì dove a confronto con tante altre zone della città la pavimentazione è “più che buona”. Lo penso io e lo dicono decine di commenti piuttosto sarcastici su Facebook appena uscita la notizia. Dal Comune si giustificano affermando che le lastre sono danneggiate dal passaggio dei veicoli negli anni. Nulla di strano, le strade servono a quello. Ma mentre in tanti quartieri ci sono buche che mettono a rischio sospensioni, pneumatici e caviglie, la priorità diventa il restyling del “salotto buono”, questa è la gerarchia delle urgenze secondo palazzo Rosso. Il cantiere attraversa tutta la via principale, dal semaforo di piazza Garibaldi, piazzetta della Lega compresa, assicurando che i lavori potranno coesistere con le normali attività di pedoni e mezzi autorizzati APU. Nel frattempo ci sono divieti di sosta, restringimenti di carreggiata, sensi unici alternati, rimozioni forzate. Un piccolo labirinto normativo per residenti e commercianti già abituati a destreggiarsi tra cantieri, cali di affluenza e viabilità creativa. Tutto legittimo, per carità, manutenzione necessaria si dirà. Ma la domanda resta: davvero questa è la priorità? Mentre il centro si rifà il trucco, in molte zone della città si continua a convivere con marciapiedi sconnessi, asfalti che sembrano bombardati, rattoppi che durano meno di una stagione. Ci sono strade dove non serve un intervento “straordinario”, ma uno semplicemente urgente. Il messaggio che rischia di passare è chiaro: prima si sistema ciò che si vede, ciò che rappresenta la vetrina, il resto può attendere. Prima il salotto, poi forse il tetto che perde. Eppure una programmazione diversa sarebbe comprensibile anche ai non addetti ai lavori: prima si mettono in sicurezza le situazioni critiche poi, se restano risorse, si investe nell’estetica e nel decoro delle aree già in condizioni accettabili. E’ solo una questione di scelte, amministrare significa scegliere e ogni scelta racconta una visione della città. In questo caso la visione sembra privilegiare l’immagine rispetto alla sostanza, la vetrina rispetto ai quartieri, la lastra leggermente abbassata rispetto alla buca profonda dieci centimetri. Intanto i cittadini continuano a pagare tasse, bollo auto e manutenzioni meccaniche anticipate, e si chiedono se, prima o poi, arriverà anche il loro turno. Non per il lifting urbano, ma per qualcosa di più semplice, una strada senza crateri, e per i pedoni marciapiedi risanati e non sbriciolati. Ad Alessandria, per ora, si parte dal salotto, per le buche “di serie B” si prega di attendere. A tal proposito, approfitto per fare una domanda all’assessore Serra: “una porzione significativa della rete viaria nel cuore della città è stata messa sottosopra dagli scavi per il teleriscaldamento. Lei assessore aveva dichiarato che, a fine lavori, le vie sarebbero state riasfaltate interamente, zero rattoppi al pari della fibra. Manterrà l’impegno entro la fine del suo mandato, o l’asfalto sarà solo una delle promesse della prossima campagna elettorale?”
Voto: 2

2) Sanità: preciso con la massima fermezza che quando un semplice cittadino lamenta pubblicamente le tempistiche necessarie per ottenere tramite i diversi CUP una visita o un esame, non formula “critiche strumentali” ma esercita piuttosto un diritto legittimo di segnalazione, volto a richiamare l’attenzione di tutti i responsabili della gestione politico-burocratica del sistema sanitario su disfunzioni evidenti che richiedono interventi immediati, concreti e risolutivi. Le ultime pagelle sulla sanità hanno suscitato molto interesse, il tema di visite ed esami sanitari il sabato, la domenica e di sera è di grande attualità, e non poche sono le perplessità sui numeri. Si legge qui. Numeri da primato, ma rimane il cortocircuito delle liste d’attesa. E’ un argomento che conosco, purtroppo, per esperienza diretta e personale: mio marito ed io, ma anche diversi nostri conoscenti, fatichiamo non poco per ottenere visite ed esami in tempi adeguati. Eppure il PNGLA (Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa) parla chiaro: si tratta di un documento strategico adottato in Italia per ridurre i tempi nelle prestazioni sanitarie pubbliche, con l’obiettivo di garantire il diritto alla salute sancito dall’art. 32 della Costituzione, assicurando che i cittadini ricevano cure in tempi appropriati. Il piano stabilisce classi di priorità per le prescrizioni (U, B, D, P): U (urgente entro 72 ore) , B (breve entro 10 giorni ), D (differibile entro 30 giorni per visite, 60 per esami) P (Programmabile entro 120 giorni ).
Faccio un esempio personale: un esame richiesto dalla mia oncologa il primo ottobre 2025 ( P- programmabile, mi serviva per aprile 2026) mi è stato concesso il 26 ottobre 2026: 391 giorni che sarebbero dovuti essere 120, nel frattempo il protocollo utile per il controllo semestrale allo stato attuale nel percorso della mia riabilitazione potrebbe in 391 giorni di attesa andare a farsi benedire, non intervenendo in tempo. A chi devo dire grazie? Qui potete leggere cosa prevede il nuovo Piano Nazionale Liste Attesa. Tornando all’articolo de Lo Spiffero, sono state dichiarate oltre 250mila prestazioni sanitarie erogate nel 2025 tra sabati, domeniche e orari serali, traguardo rivendicato dalla Regione Piemonte come prova dell’efficacia del piano per ridurre queste liste. Un risultato definito “da record” dall’Assessore alla Sanità Riboldi, e apprezzato anche dal ministro della Salute. Ma dietro il numero complessivo sono emersi interrogativi sui criteri utilizzati dalle diverse aziende sanitarie per contabilizzare visite ed esami aggiuntivi. Alcune Asl piemontesi avrebbero conteggiato esclusivamente le prestazioni rientranti nel perimetro del PNGLA, diverso il caso dell’Asl di Alessandria, che con oltre 44mila prestazioni è risultata la prima in Regione, superando anche la Città della Salute di Torino. Cosa è successo? Che nel computo alessandrino pare abbiano ‘infilato’ anche prelievi venosi, arteriosi e capillari, attività generalmente ad accesso diretto e non compresi tra le prestazioni monitorate dal Piano delle Liste di Attesa. In effetti per tali prelievi non vi sono problemi di lunghe tempistiche e posso essere testimone. Francesco Marchitelli, attuale Direttore Generale dell’ASL di Alessandria, incarico assunto dal 1° gennaio 2025 su nomina della Giunta Regionale del Piemonte, ha rivendicato la correttezza dei dati e la trasparenza della rendicontazione, spiegando che sono state incluse sia prestazioni PNGLA sia altre ritenute utili a ridurre i tempi di attesa … mah! non vorrei dare l’impressione di saperla più lunga di questo alto dirigente della sanità alessandrina, ma per ottenere prelievi venosi, arteriosi e capillari non ci vogliono 391 giorni come per una importante colonscopia, o dai 24 ai 30 mesi per una cataratta o mesi per una pressione agli occhi e neppure 210 giorni per avere un esame di uretrocistoscopia. Se tali esami di prelievo non sono comprensivi nel PNGLA a che scopo farceli entrare? Una cosa è certa, io e mio marito non siamo stati fortunati e ci sentiamo “sfigati” non essendo potuti rientrare come chi ha avuto accesso agevolato di sabato e domenica, perché stiamo subendo lunghe attese e per curarci dobbiamo pagare ciò che avremmo diritto di avere almeno nelle tempistiche previste dal PNGLA. La questione ora approda in Consiglio regionale, dove si discuterà di numeri, ma in un contesto in cui le liste d’attesa rappresentano una delle principali criticità percepite dai cittadini, ci vuole chiarezza sui criteri adottati. Speriamo anzi possa essere un’occasione per rafforzare gli standard di monitoraggio, e garantire una rendicontazione corretta. Infine ritengo siano preziosi gli organi di informazione che esercitano un’attenta funzione di osservazione e denuncia su tutto ciò che non va nei vari settori della vita pubblica specialmente nel settore sanità.
Voto: 2

3) Ad Alessandria certe situazioni sono a cielo aperto, visibili a tutti, e sempre più cittadini si rivolgono a Svegliati Alessandria per provare a dare una ‘scossa’ a chi dovrebbe provvedere ad ‘arginare’ degrado e pericolo. Guardate questo filmato da film dell’orrore:
Ho consultato il volume della Maggioli Editore su Delibere, Ordinanze, Decreti, Determinazioni del sindaco e dirigenti comunali e in un caso come questo, insieme alla procedura burocratica soprattutto se l’immobile è privato, il potere di intervento spetta al Comune, tramite ordinanza contingibile e urgente del Sindaco, con il supporto della Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Locale e ASL per la parte igienico-sanitaria. Il titolo del filmato la dice già lunga: “Via Palermo, l’orrore dentro lo stabile occupato: tra rifiuti, tanfo e simboli satanici”, ma la visione amplifica la pericolosità del luogo aperto a chiunque. A quanto pare si tratta di edificio abbandonato e accessibile a chiunque, specialmente a ragazzini curiosi, e ciò può comportare non pochi rischi. Gli edifici abbandonati spesso non sono strutturalmente sicuri, con pavimenti, scale e tetti che possono cedere, e conseguente rischio di cadute o infortuni. Possono contenere materiali pericolosi come amianto o rifiuti dentro e fuori, con rischio di contaminazione, ferite, incendio.
La struttura potrebbe attirare attività illecite o occupazioni non autorizzate, con ulteriori rischi per chi entra, e il filmato evidenzia come, senza recinzione o sorveglianza, chiunque possa entrare: bambini, adolescenti, persone non preparate. Ma pare che la situazione non interessi a nessuno a livello istituzioni locali: ad essere preoccupati sono solo i residenti del quartiere. Un commentatori su Facebook ha riferito che tutti i giorni vede delle persone di etnia nord africana entrare e uscire con monopattini elettrici: cosa fanno e dove vanno poi, non si sa. Situazioni di questo tipo rappresentano il risultato di un degrado urbano che si somma alla marginalità sociale. Eppure, nonostante l’evidenza, c’è chi preferisce non vedere o minimizzare il problema, anziché affrontarlo con decisione. Ignorare tali realtà o reagire con fastidio a chi le segnala non contribuisce alla loro soluzione, ma ne amplifica le conseguenze.
Voto: 2



