di Graziella Zaccone Languzzi

1) Chi controlla i parcheggi pubblici di Alessandria? E soprattutto: chi controlla chi dovrebbe controllare? Domanda semplice, risposta apparentemente complicata, a quanto pare. Sicurezza, pulizia e
manutenzione dei parcheggi pubblici interrati e multipiano di Alessandria lasciano alquanto a desiderare. Qui il video diffuso da Svegliati Alessandria: “Shock a Borgo Rovereto: il migrante abbandonato vive ancora tra feci e rifiuti”.
Il filmato mostra una realtà che definire indecorosa è poco. Un uomo vive da tempo in un parcheggio pubblico, tra sporcizia, rifiuti e deiezioni. Non in un edificio abbandonato, non in un rudere dimenticato ma in un parcheggio a pagamento. E qui la questione non è ideologica, è amministrativa, e prima ancora di decoro. Il proverbio dice: “occhio non vede, cuore non duole”, ma qui l’occhio vede eccome e il cuore, oltre al buon senso, dovrebbe dolere parecchio. Quello che emerge non è solo il dramma umano di una persona che vive come un fantasma nel sottosuolo cittadino, è anche il fallimento di chi ha il dovere di occuparsi del decoro e della sicurezza di un bene pubblico, della gestione della sosta a pagamento oltre che delle persone in condizione di marginalità, che siano regolari o irregolari. Non si può far finta che non esista. Non si può ridurre tutto alla solita tiritera che ascoltiamo ultimamente: “è un caso sociale, ne eravamo a conoscenza ma sono tanti e non possiamo occuparci di tutti, mancano letti, mancano fondi …”. Qui c’è un uomo che vive in condizioni indegne e c’è un parcheggio pubblico che incassa abbonamenti e ticket. Gli attivisti di “Svegliati Alessandria” parlano di giaciglio abusivo, di un’aria irrespirabile, di segnalazioni già fatte rimaste senza risposta. Se le segnalazioni ci sono state, e non ieri ma mesi fa, allora la domanda diventa inevitabile: chi ha deciso di non intervenire? E’ un fatto che, se nessuno interviene, qualcuno ha scelto di non farlo. E mentre quest’uomo sopravvive tra i rifiuti, i cittadini pagano. Pagano l’abbonamento. Pagano il ticket. Pagano per un servizio che dovrebbe garantire pulizia, sicurezza, controllo. Che non ci sono. Negli ultimi anni la gestione dei parcheggi a pagamento ad Alessandria è stata oggetto di confusione e contenziosi, ed è passata da Amag Mobilità a Gestopark S.r.l., come soluzione ‘ponte’, mentre ora leggo che ci sarebbe un nuovo affidatario, definitivo. Non so quale iter seguiranno i parcheggi interrati (Rovereto e via Parma): ad oggi il sito di Amag Mobilità li dà ancora come propri. In ogni caso, mi pare evidente che il Comune di Alessandria non può ‘lavarsene le mani’ e deve provvedere, o far provvedere, ad un adeguato livello di sicurezza e di igiene.
O vogliamo aspettare l’episodio grave per accorgerci che un parcheggio interrato non è solo un problema di decoro ma anche di sicurezza? Vogliamo continuare a chiedere ai cittadini, e in particolare alle donne che entrano da sole in quei sotterranei , di pagare e tacere? L’aamministrazione in carica ha il compito di mettere in ordine la situazione, senza arrivare oltre ogni limite, come è successo con i cimiteri.
Voto: 2

2) Nelle scorse settimane ho trattato il tema delle lunghe liste di attesa nel Servizio Sanitario Nazionale, una delle criticità più gravi e strutturali della sanità italiana, vera e propria “piaga” che incide direttamente sul diritto alla cura. Le cause sono note: carenza di personale sanitario, insufficienza di risorse economiche, organizzazione inefficiente. Ma oltre ai tempi biblici per visite ed esami, esistono altri aspetti che indignano e che colpiscono soprattutto i più fragili. È notizia di questi giorni che in alcune realtà le Asl non consegnano da tempo i pannoloni agli anziani aventi diritto. La fornitura di pannoloni e traverse (presidi per l’incontinenza) tramite ASL è un servizio di assistenza protesica e integrativa destinato agli anziani o alle persone affette da incontinenza cronica certificata. Non si tratta di un favore, ma di un diritto previsto dal sistema sanitario pubblico. Già a fine 2025 si leggevano lamentele a livello piemontese. Il 12 febbraio 2026 Radio Gold scriveva: “Consegna pannoloni per anziani: Ritardi di oltre un mese e nessuna risposta”. E’ la testimonianza di una cittadina che racconta come da inizio gennaio si fosse fermato tutto. Dopo aver contattato il magazzino, si era sentita rispondere che i ritardi erano dovuti alla difficoltà nel reperire corrieri. L’attesa però si è protratta oltre un mese e, nel frattempo, il telefono è rimasto muto. Il 20 febbraio 2026 un altro cittadino denunciava la stessa situazione: “Da due mesi senza pannoloni per anziani e nessuno dice niente”. Fornitura interrotta da tempo senza spiegazioni concrete, se non una generica difficoltà logistica. Anche in questo caso, silenzio totale alle telefonate inoltrate ai magazzini da cui dovrebbero partire i presidi. La redazione ha provato a contattare il numero verde della Regione Piemonte. Lo stesso però rinvia al numero diretto del magazzino, che risponde soltanto con un messaggio registrato che promette una richiamata “il prima possibile”. Qui non siamo di fronte a un semplice disservizio amministrativo. Siamo davanti a una mancanza grave di rispetto verso persone anziane, spesso non autosufficienti, e verso le loro famiglie, che si trovano improvvisamente a dover sostenere costi aggiuntivi o a gestire situazioni sanitarie umilianti e delicate senza il minimo supporto istituzionale. Addurre come giustificazione la carenza di corrieri non basta: se un servizio è previsto deve essere garantito, se esiste un problema organizzativo va affrontato e comunicato con trasparenza, il silenzio istituzionale è inaccettabile quanto il ritardo stesso. La dignità di un Paese si misura anche da come tratta i suoi cittadini più fragili. Quando lo Stato o una Regione non riescono a garantire neppure presidi essenziali per l’incontinenza, significa che non siamo davanti a un semplice problema di gestione, ma a un fallimento del sistema. E di fronte a questo fallimento non servono giustificazioni: servono responsabilità, risposte e soluzioni immediate.
Voto: 2

3) Palazzina ex Mensa Guala: trasparenza, metodo e responsabilità sono le domande ancora senza risposta, quindi è tempo di chiedere: qual è stato l’esito della Commissione consiliare permanente per il Controllo di Gestione del Comune di Alessandria, presieduta da Vincenzo Demarte e convocata il 16 febbraio 2026 ? A oltre un mese di distanza, non è stato reso noto alcun risultato ufficiale.
L’ex Mensa Guala è da non pochi anni ormai un immobile comunale sito in via San Giovanni Bosco 28, con un valore stimato di oltre un milione di euro, e continua ad alimentare interrogativi che vanno ben oltre una semplice questione amministrativa. Il tema è ormai politico nel senso più ampio del termine: come si gestisce il patrimonio pubblico, e chi deve rispondere delle scelte che incidono per anni sulle casse dei comune di Alessandria, e quindi sulle tasche di noi cittadini? I dieci consiglieri di centrodestra del Comune di Alessandria hanno formalmente chiestouna verifica sull’iter che ha portato all’assegnazione dell’immobile al progetto “Casa delle Donne”. Il nodo centrale riguarda la natura dell’accordo voluto dalla maggioranza guidata dal sindaco Giorgio Abonante nel dare la disponibilità gratuita dell’immobile per nove anni, con possibilità di estensione fino a diciotto. Il complesso degli oneri previsti configurerebbe secondo l’opposizione una concessione pluriennale di fatto. Quando si toccano patrimonio e bilancio, entra in gioco il Consiglio comunale che, in base al TUEL, deve poter esercitare pienamente il proprio ruolo di indirizzo e controllo: non si tratta di una questione ideologica ma di metodo e trasparenza. Emanuele Locci, capogruppo di FdI a Palazzo Rosso, insiste sulla necessità di ottenere dalla maggioranza numeri chiari e verificabili quali coperture finanziarie, stime puntuali su utenze e manutenzioni (ordinarie e straordinarie), eventuali scomputi per migliorie e tutti i mancati introiti per il Comune. Tutto deve essere quantificato, visto che saranno gli alessandrini a pagare utenze e ogni costo a una realtà che di pubblico e istituzionale non ha niente. Parallelamente, viene chiesto un chiarimento sulla riclassificazione dell’immobile da patrimonio disponibile a indisponibile, un passaggio tecnico solo in apparenza, ma con conseguenze giuridiche e contabili rilevanti. Il tema economico è stato sintetizzato con una domanda diretta da Mattia Roggero (capogruppo della Lega): “Quanto costa e chi paga?” Domanda secca che sintetizza il cuore del dibattito economico e politico, in un momento storico in cui i bilanci comunali sono compressi tra vincoli strutturali e aumento dei costi energetici, l’eventualità di oneri pluriennali non adeguatamente esplicitati diventa inevitabilmente un detonatore politico. A complicare il quadro si aggiungono le corrette polemiche da parte dell’opposizione legate alla manifestazione del 2 ottobre 2025, con tensioni verificatesi presso la stazione ferroviaria cittadina. A questo punto per l’opposizione si apre un ulteriore interrogativo: un soggetto che beneficia di spazi pubblici a costo zero, può al contempo, rivendicare azioni di forza contro infrastrutture pubbliche? È una domanda che sposta il dibattito dal piano tecnico contabile a quello politico e simbolico, mettendo in discussione il rapporto tra istituzioni e soggetti beneficiari di beni pubblici. Resta infine il clima politico che si è sviluppato in merito all’argomento segnato da tensioni e insulti in Consiglio comunale, si legge qui. Aggiungo un filmato e giudicate voi la qualità del comportamento di questa maggioranza.
Un deterioramento del confronto che rischia di oscurare il punto vero della questione: la gestione di un immobile pubblico di valore significativo, la durata dell’affidamento, la sostenibilità economica e il rispetto delle prerogative istituzionali. A questo punto bene ha fatto l’opposizione a formulare una richiesta indirizzata non solo agli uffici comunali, ma al Segretario generale, al Presidente del Consiglio comunale, al Collegio dei revisori dei conti e, per le valutazioni di competenza, alla Procura della Corte dei Conti. Un passaggio che dimostra come l’opposizione consideri la questione tutt’altro che marginale, perché quando si parla di patrimonio pubblico, la fiducia dei cittadini passa prima di tutto dalla chiarezza.
Voto: 2

