Il talento e la musica [Il Flessibile]

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di Dario B. Caruso

Si va a consumare il settantaseiesimo rito del Festival di Sanremo.
Quest’anno l’ho seguito per pochissimi istanti, non per spocchia ma per impegni differenti; e quando scrivo questo Flessibile non ne conosco il vincitore e tantomeno le canzoni in gara.

Il Festival della Canzone Italiana, si dice che sia, quello di Sanremo.
La storia dell’evento lo testimonia: sono passate tutte le voci che nel bene e nel male hanno segnato la musica leggera del nostro Paese.
Settantasei anni sono una vita.
Eppure ci sono note stonate.

I dati Auditel registrano ascolti in calo rispetto all’edizione precedente ma comunque ascolti più che lusinghieri: ogni sera almeno nove milioni di italiani (con punte di undici) seguono la diretta dalla Città dei Fiori, magari non resistono fino alle tre del mattino ma le cifre sono elevate.
Stando a queste cifre Sanremo ha battuto le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina con una distanza abissale.
Ad esempio: share della prima serata del Festival 57,7 % contro il 46,2 % della Cerimonia di Apertura a Milano.
Con questi risultati sembrerebbe che la musica in Italia sia in salute.

I bambini in età scolare e prescolare sono avvicinati alla musica e allo sport, un po’ per passione un po’ per vezzo un po’ per parcheggio.
Poi dalla preadolescenza in avanti la musica subisce una dispersione pesante, cosa che non accade per l’attività sportiva.
Le sale da concerto e i teatri spesso sono vuoti, i Conservatori Musicali languono e ci sono cattedre che si assottigliano.

Studiare musica richiede un impegno personale, individuale e costante, sia mentale che fisico; e richiede il silenzio quotidiano di una stanza, lontani da distrazioni.
Questo silenzio non sarà più ritrovato, non è più nella possibilità di ciascuno di noi sapersi focalizzare su uno spartito con gli occhi, le orecchie e le dita, protesi nell’analisi di pochi simboli.
Non possiamo pretendere che lo facciano i giovani poiché non lo vedono fare dagli adulti.
L’allenamento quotidiano ha senso in palestra oppure nei campi da gioco, in gruppo con altri dove l’errore non ha un peso.
E il talento neppure.


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