Polo Logistico Alessandria Smistamento: Molinari accelera, Abonante frena. L’assessore Riboldi e l’intelligenza artificiale, e i pirla a Palazzo Rosso [Le pagelle di Gzl]

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di Graziella Zaccone Languzzi

1)Polo Logistico di Alessandria Smistamento: un grande progetto a cui fino a qualche anno fa credevano in pochi, e che soprattutto grazie alla tenacia dell’on. Molinari (con la ‘sponda’, sul territorio, dell’assessore regionale Bussalino) sta diventando una realtà che potrà cambiare il volto economico di Alessandria dei prossimi decenni. Anche se a Palazzo Rosso sembra che qualcuno non sia troppo contento, e si tende a rallentare il percorso, anziché agevolarlo. O almeno questa è l’impressione di chi osserva dall’esterno. I fatti:“Polo logistico di Alessandria Smistamento: con il Decreto Infrastrutture sarà nominato il Commissario straordinario per accelerare il progetto. Molinari e Bussalino: “Meno burocrazia e tempi più rapidi nell’attuazione del progetto”.

In sostanza, grazie ad un emendamento del capogruppo della Lega alla Camera la scorsa estate, il Decreto Infrastrutture stabilisce che si può procedere alla nomina di un Commissario straordinario, “introducendo una governance finalizzata a garantire tempi certi e procedure più rapide per un’opera strategica per il Piemonte e per l’intero sistema logistico del Nord-Ovest, superando le criticità procedurali che ne hanno finora rallentato lo sviluppo”. La notizia però pare non abbia fatto fare i salti di gioia al sindaco Abonante, e neanche ad un consigliere regionale del Partito Democratico. Vogliono i fatti costoro, giustamente, e forse un po’ sono anche seccati per il fatto che la logistica in questa città e provincia è rinata dal 2018, in concomitanza con l’elezione a Roma dell’on. Molinari. Ricordate che fine stava facendo la Fondazione Slala, gestione PD? Io lo ricordo benissimo: ma guardiamo avanti che è meglio. Sulle dichiarazioni del sindaco Abonante è intervenuto l’assessore regionale alla Logistica e alle Infrastrutture strategiche, Enrico Bussalino: “L’assessore Bussalino (Lega) su Polo Logistico di Alessandria: “Grazie a Riccardo Molinari il progetto va avanti: ora spetta al comune di Alessandria approvare la variante urbanistica”. L’assessore Bussalino dichiara: “Si precisa che, nel corso della riunione tecnica svoltasi il 17 novembre dello scorso anno, gli uffici regionali hanno chiaramente indicato come procedura più idonea l’attivazione della variante urbanistica strutturale solo dell’area interessata, escludendo il ricorso all’Accordo di Programma. Tale indicazione rappresenta il passaggio amministrativo necessario per consentire l’avanzamento dell’intervento e la piena realizzazione del progetto dell’hub intermodale. Ad oggi, tuttavia, la procedura di variante urbanistica non risulta ancora avviata dal Comune di Alessandria. In questo contesto riteniamo ancora più importante e necessario procedere con la nomina di un Commissario straordinario, al fine di garantire un coordinamento efficace del progetto e accelerare l’attuazione di un’infrastruttura strategica non solo per il territorio alessandrino”. Ben venga dunque la nomina di un Commissario Straordinario (come per il Terzo Valico, per intenderci), che oggi sembra l’unico modo per procedere ‘spediti’ nella realizzazione di un’infrastruttura pubblica.
Anni fa per capire meglio cos’è la burocrazia, questo flagello che entra nelle nostre vite, acquistai un libro dal titolo: “Burocrazia. L’utopia delle regole” di David Graeber. La burocrazia viene lì descritta come ‘un brutto male’ che divora risorse e tempo, con regole assurde diventate strumento di potere e stupidità, piuttosto che di efficienza. Nel nostro paese la burocrazia non è più uno strumento dello Stato, è diventata un fine, un organismo autoreferenziale che cresce, si stratifica e si protegge, mentre cittadini e imprese restano intrappolati in un labirinto normativo che nessuno governa davvero. La pubblica amministrazione soffocata da regole incomprensibili e da una paura cronica di sbagliare ha imparato una sola strategia di sopravvivenza: non decidere, rimandare, chiedere un documento in più, inviare la pratica a un altro ufficio solo per autodifesa. Perché in un sistema così confuso decidere è rischioso, non decidere è sicuro. Non so se sia un’anomalia tutta italiana che per compiere atti normali servano poteri straordinari, ma così funziona. Per fortuna l’on. Molinari ha trovato anche in questo caso una soluzione efficace, che consentirà, come già in altre circostanze, ad Alessandria di procedere su un progetto di sviluppo essenziale per tutto il territorio provinciale. Sempre che, naturalmente, gli amministratori locali decidano di essere ‘collaborativi’, e non si mettano ‘di traverso’.
Voto: 10

2) Alessandria, il Consiglio comunale e l’arte raffinata dell’insulto istituzionale. Che, guarda caso, parte sempre da sinistra. Guardatevi questo video, e valutate voi chi sia il pirla: “Pirla”: tensione in consiglio comunale ad Alessandria. L’assessore Mazzoni insulta il capogruppo della Lega”. C’è chi studia anni per imparare il linguaggio della politica e chi, più pragmaticamente, sceglie una scorciatoia: il vocabolario del bar. A quanto pare, nel Consiglio comunale di Alessandria questa seconda opzione sta vivendo una nuova, floridissima stagione. Durante l’ultima seduta consiliare, infatti, un assessore di lungo corso (forse anche troppo lungo), quindi non esattamente una matricola capitata lì per sbaglio, ha deciso di elevare il livello del confronto democratico apostrofando un consigliere di opposizione con un elegante e misuratissimo “pirla”. Un termine che immagino troverà presto spazio nei manuali di diritto amministrativo e nelle lezioni di educazione civica. D’altronde quando mancano le risposte politiche abbondano gli epiteti. È una legge non scritta, ma evidentemente molto praticata dalla maggioranza che sostiene il sindaco Abonante, e anche il primo cittadino a suo tempo in Consiglio ha dato segni di forte nervosismo verbale. Una maggioranza che, invece di confrontarsi nel merito delle questioni, sembra preferire la strategia del “buttiamola in caciara”, sperando che tra un insulto e una ramanzina passi inosservato qualche “regalo” immobiliare di troppo o qualche anno di immobilismo amministrativo. E così, mentre un assessore si produce in performance lessicali degne dell’osteria sotto casa, la capogruppo del PD sale in cattedra e si lancia in metafore zoologiche dispensando patenti di “porcellino d’India” come se fossero argomenti politici. Un vero spettacolo, manca solo il biglietto d’ingresso e il pop corn: “Autano (Lega): “Insultare le opposizioni è l’unico modo di fare politica della maggioranza che sostiene Abonante? La Lega non ci sta, e pensa al futuro di Alessandria”. Il problema, però, è che nel frattempo si parla di cose serie. Di immobili comunali concessi per nove anni a titolo praticamente gratuito con spese scaricate sui cittadini. Di sicurezza idrogeologica, di PAI di una città che aspetta risposte da tre anni e mezzo. Temi complessi, che richiederebbero competenza, visione e udite udite, rispetto istituzionale. Ma evidentemente è più semplice dare del “pirla” a un consigliere di opposizione che spiegare perché Alessandria sia rimasta ferma mentre i problemi crescevano. È più comodo alzare la voce che assumersi la responsabilità politica delle proprie scelte o delle proprie non scelte. L’opposizione può piacere o non piacere, ma in un sistema democratico non si zittisce a colpi di insulti. O almeno non si dovrebbe. A meno che l’idea di politica della maggioranza non sia proprio questa: meno confronto, più dileggio, meno contenuti, più epiteti. Gli alessandrini osservano e magari prendono appunti perché alla fine, tra chi discute e chi insulta, tra chi propone e chi sbraita, la differenza si vede eccome. Anche senza dare del pirla a nessuno.
Voto: 2

3) La scorsa settimana ho affrontato il tema delle lunghe liste di attesa nella sanità. A fine gennaio dalla Regione l’assessore Federico Riboldi ha comunicato che sarà realizzato un CUP completamente nuovo e moderno: Piemonte prima Regione in Italia dotata di un CUP integrato con strumenti di intelligenza artificiale. In un primo momento mi sono preoccupata, non sono avvezza all’utilizzo di queste nuove tecnologie, e già oggi come tanti anziani mi sento a disagio con quei sistemi del tipo “digita 1, digita 2 e vattelappesca”:preferisco parlare con un essere umano, non con una macchina o un robot. Poi però, rileggendo con attenzione, emerge un passaggio chiave: “nuovo CUP integrato con l’intelligenza artificiale”. La parola “integrato” mi ha fatto pensare che potesse restare anche la vecchia alternativa, quella del contatto umano. L’IA per me resta un tabù e, per capirci meglio, mi sono rivolta a un professionista di questo settore tecnologico che è anche un lettore costante di queste “pagelle”, e ne ho approfittato per farmi spiegare cosa significhi “CUP con integrazione di IA”. Mi ha chiarito che oggi l’introduzione dell’intelligenza artificiale nel CUP sanitario potrebbe essere un’innovazione necessaria, e che parlare di integrazione significa, almeno nelle intenzioni, tenere conto anche degli anziani. Per chi lavora nel settore, l’introduzione dell’AI nella sanità pubblica è una delle sfide più rilevanti dei prossimi anni. Secondo il professionista è corretto che il Piemonte vada verso un CUP sempre più digitalizzato, capace di gestire prenotazioni, agende e flussi di utenti in modo automatico e continuo. Un’evoluzione che promette maggiore efficienza, ma che solleva interrogativi importanti, soprattutto in una Regione con una popolazione mediamente anziana. Grazie all’intelligenza artificiale, il nuovo CUP potrebbe offrire prenotazioni attive 24 ore su 24, suggerire sedi alternative con tempi di attesa più brevi e alleggerire il carico sugli sportelli fisici e telefonici. Una trasformazione che risponde alle esigenze di una parte crescente della popolazione, sempre più abituata a utilizzare app e servizi online anche in ambito sanitario. Accanto alle opportunità, emerge però una criticità evidente: non tutti i cittadini hanno la stessa familiarità con la tecnologia, e io sono una di questi. In Piemonte, come nel resto d’Italia, una quota significativa di persone anziane fatica a orientarsi tra applicazioni, portali web e sistemi automatizzati. Per molti, prenotare una visita significa ancora parlare con un operatore. Il rischio, in assenza di adeguati correttivi, è che l’innovazione finisca per complicare l’accesso alle cure proprio per le fasce più fragili. Per questo la digitalizzazione del CUP non deve tradursi in una sostituzione totale del fattore umano. Al contrario, il successo del nuovo sistema dipenderà dalla capacità di affiancare la tecnologia a servizi di supporto tradizionali con sportelli sul territorio, numeri telefonici assistiti e personale formato, che restano strumenti essenziali per garantire equità nell’accesso alle prestazioni sanitarie. Il professionista mi ha spiegato che anche la progettazione dei sistemi gioca un ruolo cruciale con linguaggio semplice, percorsi guidati e la possibilità di parlare con un operatore in caso di difficoltà che possono fare la differenza. La sfida non è se introdurre l’intelligenza artificiale nel CUP sanitario, ma come farlo. Se accompagnata da attenzione alle persone e ai territori, la tecnologia può diventare uno strumento di inclusione e miglioramento dei servizi. In caso contrario, rischia di ampliare le disuguaglianze esistenti. Il futuro della sanità piemontese passa anche da qui: trovare un equilibrio tra innovazione e prossimità, tra algoritmi e ascolto. Per costruire un sistema davvero al servizio di tutti importante è fare presto, perché la situazione diventa sempre più insostenibile.
Voto: 5


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