Sanità solo per chi paga? Così proprio non ci siamo, assessore Riboldi! Il Ponte Meier e la compensazione fantasma, e la piscina degli annunci [Le pagelle di GZL]

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di Graziella Zaccone Languzzi

1) A fine gennaio è tornata in auge la problematica delle lunghe liste di attesa per visite ed esami nella nostra Regione. Ad un mio commento critico su Facebook, quando ho scritto che tra il 26 gennaio e il 02 febbraio ho dovuto spendere oltre 600 euro per quattro visite a pagamento (e non è finita lì, purtroppo) a causa di patologie serie che vanno gestite in maniera tempestiva per non compromettere il buon lavoro del medico di famiglia impegnato a curare me e mio marito, ho dovuto ‘incassare’ la replica stizzita
dell’assessore regionale alla sanità Federico Riboldi, si è sentito dispiaciuto di leggere un commento così da una persona della mia esperienza. Ma esperienza di che, assessore? Siamo pazienti anziani con patologie serie che non si divertono neanche un po’ a girare per ospedali o studi specialisti privati, per pagare una seconda volta, dopo l’onerosa quota di tasse per la sanità che paghiamo da tutta la vita! Vuole un esempio, assessore? Una colonscopia prenotata a ottobre 2025 me l’hanno passata a ottobre 2026: un anno caro assessore Riboldi, e ha mai provato a chiedere quanti anni ci vogliono per una cataratta? O quanti mesi ci vogliono per una normale visita oculistica? Attesa un po’ più breve, ma di poco, nei diversi presidi ospedalieri ASL. Peraltro, se sei un anziano con problemi di salute e vivi ad Alessandria, devi solo sperare che un figlio o nipote (per li ha, ovviamente) abbia la possibilità di prendere mezza giornata di permesso al lavoro per portarti. Ma se un esame radiologico effettuato dopo 6 mesi o un anno arriva troppo tardi? Diciamo che la salute dei non abbienti può attendere, mentre chi paga una soluzione la trova subito. Parlo con diverse persone della mia età (la nostra è una provincia di elettori anziani, assessore Riboldi), e tutti vivono più o meno la stessa esperienza negativa, con estenuanti attese telefoniche, richieste di richiamare dopo qualche giorno, e poi ancora, e ancora. E’ tutta colpa sua, assessore Riboldi? No, so bene che non è così, e quando leggo di certi ‘furbetti’ di casa nostra, area Pd e Azione per non fare nomi, che cercano di cavalcare il malcontento, so bene di che soggetti si tratta. Tuttavia, poiché lei in passato si è autodefinito ‘il capo politico della sanità piemontese’, è a lei che oggi consiglio moderazione, nelle dichiarazioni pubbliche ufficiali e anche sui social: con le chiacchiere e il distintivo magari si galvanizzano le truppe cammellate, ma alla gente comune interessa altro.
In questi giorni sono particolarmente arrabbiata e ce n’è per tutti: non dimentichiamoci che i problemi della sanità nazionale e regionali arrivano da lontano, a partire dai governi soprattutto di sinistra anche se tecnici: Monti (2012) 8 miliardi di euro mai erogati, Letta (2013) 8,4 miliardi di euro deliberati mai usciti dai cassetti , Renzi (2015-2016) riduzioni di oltre 10,6 miliardi nel 2015 e ulteriori riduzioni nel 2016, Gentiloni (2017) con una riduzione stimata di circa 3,3 miliardi, Conte e Draghi, altri tagli e una mala gestione Covid con sprechi incalcolabili. Si legge qui. Questi tagli e definanziamenti hanno comportato una riduzione significativa delle risorse, con oltre 70 ospedali chiusi in dieci anni e una pesante riduzione del personale sanitario. Il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, dovrebbe essere un pilastro intoccabile della Repubblica. Eppure, nella pratica quotidiana, questo diritto viene sistematicamente svuotato di significato. Non viene negato apertamente ma aggirato, rallentato, logorato fino a diventare un privilegio per chi può permetterselo. Le liste di attesa interminabili non sono un disservizio occasionale, sono il meccanismo attraverso cui il sistema pubblico spinge silenziosamente il cittadino verso la sanità a pagamento. Le lunghe liste di attesa nella sanità pubblica rappresentano oggi una delle più gravi sconfitte del nostro sistema di welfare. Un problema cronico, noto da anni, che le Regioni continuano a non saper affrontare con decisione. Nel frattempo, questo male cresce silenziosamente come un cancro che non si riesce a debellare e che avanza inesorabile, erodendo il diritto fondamentale alla cura. Visite rinviate di mesi, esami diagnostici che arrivano troppo tardi, cittadini costretti a scegliere tra il portafoglio e la salute. È il risultato di una gestione frammentata, di rimpalli di responsabilità e di una programmazione spesso miope. Le Regioni, pur avendo competenze e strumenti, sembrano incapaci di trasformare le promesse in soluzioni concrete, lasciando che l’emergenza diventi normalità. Le liste di attesa non sono un destino inevitabile, ma il sintomo di scelte politiche sbagliate o mancate. Continuare a tollerarle significa accettare un sistema che discrimina e che cura solo chi può permetterselo. È tempo che le Regioni si assumano fino in fondo la responsabilità di guarire questo male, prima che diventi irreversibile.
Voto: 0

2) Quando Comune e Provincia litigano per 400 mila euro e c’è chi non ricorda perché. L’ennesima puntata sul ponte Meier è un Decreto ingiuntivo della Provincia al Comune per i fatti del 2015, quando Rita Rossa guidava contemporaneamente le due amministrazioni, si legge qui: Lite fra Comune e Provincia di Alessandria sul ponte Meier: in ballo 400 mila euro. L’articolo peraltro contiene un errore da segno rosso e bocciatura, non so quanto frutto di distrazione o altro: la Provincia di Alessandria, al contrario del Comune, non è mai andata in dissesto, e grazie a dirigenti capaci che hanno lavorato sodo ha intrapreso per fortuna un percorso di risanamento.
Ciò precisato, quante puntate dovremo ancora attendere per assistere al termine di questa soap opera tutta alessandrina? Le vicende dell’infelice ponte Meier le ho trattate negli anni più volte e con la dovuta serietà; ma siccome le news non mancano mai, per una volta concedetemi una licenza poetica. Ad Alessandria non c’è solo il ponte Meier a collegare le due sponde del Tanaro, c’è anche un invisibile ma solidissimo ponte fatto di carte smarrite, memorie offuscate e compensazioni creative. Ed è proprio su questo secondo ponte che oggi Comune e Provincia forse stanno per scivolare direttamente in tribunale. In palio ci sono 400 mila euro, una cifra che ufficialmente “non è enorme”, ma che guarda caso, diventa improvvisamente gigantesca quando i bilanci sono in costante affanno. Un po’ come dire: “non sono tanti soldi, però li vogliamo tutti e subito”, e fin qui se alla Provincia spettano è legittimo che li chieda. La storia nasce quando il ponte Meier era ancora un’idea futuristica e non un caso di studio per ragionieri e avvocati. La Provincia promise al Comune un milione “a rate” (stile finanziaria di famiglia): 300 mila subito, 300 alla fine dei lavori e 400 alla fine del collaudo. Facile, no? Peccato che il collaudo decida di prendersi il suo tempo, diciamo nove anni, e che nel frattempo il Comune versi altri 1,3 milioni per problematiche varie in merito alla costruzione del ponte. A quel punto entra in scena la soluzione geniale che è la compensazione. Niente soldi che vanno o vengono, solo un elegante gioco di prestigio con la Tefa (la quota di tassa rifiuti di spettanza provinciale), vale a dire una magia contabile degna di Houdini, con il vantaggio che nessuno deve aprire il portafoglio. Il problema nasce quando anni dopo, qualcuno alla Provincia apre un cassetto, guarda i residui attivi e dice: “scusate, ma questi 400 mila euro ce li fate avere o no? ” E lì scatta un fruscìo di archivi e un rumore di memoria che si resetta, ma il Comune è sicuro e dichiara: “era tutto compensato”. La Provincia dal canto sua è altrettanto sicura: “no, era tutto da incassare”. Rita Rossa, che all’epoca guidava entrambi gli Enti si domanda: “ma avremo fatto una Delibera, una Determina, qualcosa è impossibile che non ci sia” . Qui si tratta di un ponte senza carte, una compensazione senza traccia o un Ente pubblico quale il Comune che non ricorda esattamente cosa ha fatto nel 2015? Ora, per non scontentare Corte dei Conti e Revisori, la Provincia passa alle maniere forti: Decreto ingiuntivo che tradotto: “se non ricordate, ve lo facciamo ricordare dal giudice”. Il Comune, dal canto suo, annuncia battaglia: “resisteremo in giudizio”. Perché in fondo cosa c’è di più italiano che difendere una compensazione scomparsa? Nel frattempo entrambi gli Enti sono in costante restrizione, e il ponte Meier resta lì, imperturbabile, a guardare due amministrazioni litigare su soldi che nessuno ha, documenti che nessuno trova e decisioni che tutti ricordano più o meno. Alla fine la vera sfida non sarà legale, ma archeologica: vincerà chi troverà per primo una delibera, una determina o almeno un post-it del 2015 con scritto: “tranquilli, è compensato”. E se non salta fuori nulla? Beh, il ponte Meier ha già dimostrato di saper reggere pesi ben più grandi di quelli della memoria istituzionale. La vicenda del Ponte Meier ha ormai assunto contorni grotteschi; tuttavia, al di là dell’amarezza, resta la preoccupazione per il livello di approssimazione e disordine che ha caratterizzato l’amministrazione della città.
Voto: 4

Foto Archivio Tony Frisina

3) Zona piscina: cronaca di un’emergenza annunciata (e rimandata). Su Il Piccolo cartaceo di venerdì 30, a pagina 10, si leggono le preoccupazioni dei residenti della zona piscina di Alessandria, alle prese con clochard, irregolari e balordi che popolano l’area verde verso il ponte Tiziano. Alcuni di loro dormono addirittura nello stabile della piscina, approfittando di una rete divelta che evidentemente funge da “porta d’ingresso ufficiale”. A fine febbraio si è toccato uno dei punti più bassi: un uomo africano in evidente stato di alterazione è entrato nell’androne di un palazzo di sei piani (dodici appartamenti), suonando tutti i campanelli, uno dopo l’altro, insanguinato e completamente ubriaco. Ha dato in escandescenze lungo le scale, mentre due suoi compari hanno pensato bene di defecare nell’ingresso. Dai piani alti è partita la chiamata alla polizia. Una scena surreale, ma purtroppo non nuova. In zona Tiziano, infatti, non è la prima volta che senza tetto e irregolari occupano ogni spazio “potenzialmente abitabile”. Questa volta tocca a ciò che resta della piscina comunale. Ma chi ha memoria ricorda bene il 2007, durante l’amministrazione Scagni (PD): allora venne occupato un cunicolo che correva sotto le arcate del ponte Tiziano, l’intercapedine tecnica della struttura, quella dove passano i cavi di pretensione e gli impianti. Lì dentro c’erano materassi, fornelli, bombole e perfino una TV collegata abusivamente alla corrente del ponte. Il tutto finì con un incendio di tale intensità da danneggiare i cavi d’acciaio pre-tensionati, elementi fondamentali per la tenuta del ponte prefabbricato, aumentando la criticità strutturale anche negli anni successivi. Eppure l’andirivieni era stato segnalato più volte dai cittadini. Nessuno si mosse. Fino al tragico epilogo. Tornando all’oggi, Il Piccolo scrive che la situazione è nota a chi si occupa di queste persone, “per come vivono”. Ma, a quanto pare, va bene così. Qualcuno potrebbe obiettare che invece di criticare bisognerebbe trovare soluzioni di accoglienza. Risposta: esistono già i “professionisti” del settore a cui lo Stato tramite le prefetture dà i mezzi per farlo. Anche il Comune è perfettamente informato. L’assessore Oneto ha dichiarato che, quando la piscina sarà riqualificata e l’area tra il Tanaro e la circonvallazione rimessa a nuovo, probabilmente molti problemi evaporeranno. Peccato che si parli del 2027. E nel frattempo? Modalità attesa fiduciosa? Vale la pena ricordare ai residenti che già a fine 2023 l’assessore Oneto annunciava l’avvio dei lavori della piscina comunale nella prima metà del 2024, con tanto di iter progettuale e project financing. Nel 2024 l’amministrazione ha presentato il progetto definitivo (vasche da 25 metri, centro fitness, ecc.) e annunciato l’imminente gara d’appalto. Secondo le previsioni, il bando doveva uscire entro fine 2024, con aggiudicazione nel 2025. Siamo all’inizio del 2026 e i cantieri, concretamente, non si sono mai visti. A futura memoria: “Alessandria, a metà 2024 via ai lavori della piscina comunale”. Alla luce dei fatti, la riqualificazione della piscina, personalmente dubito che vedrà la luce nemmeno nel 2027. Nel frattempo, però, i sogni di gloria dell’amministrazione non mancano: in questi giorni apprendiamo che nasceranno nuovi campi da basket e polifunzionali e che il bocciodromo di Alessandria riaprirà grazie al Cuspo (Centro Universitario Sportivo Piemonte Orientale- UPO). In questo caso l’assessore Oneto ha dichiarato: “La nostra città è carente di luoghi dove praticare sport. Il bocciodromo si trova in un luogo strategico, vista la contemporanea riqualificazione della piscina comunale…” Contemporanea, sì più o meno come due treni che passano a distanza di anni. Sul fronte del cronoprogramma si partirà con le demolizioni: i campi sono previsti per il 2027, il campo da bocce per il 2029. Chi vivrà vedrà. Nel frattempo i residenti della zona piscina sono invitati a portare pazienza. Fino al 2029? Al 2030? O magari al prossimo annuncio.
Voto: 2


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