Befana! [Il Flessibile]

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di Dario B. Caruso

Entro in un negozio di abbigliamento, durante queste giornate di acquisti selvaggi ancorché misurati e oculati.
La commessa al bancone sta servendo una signora sulla cinquantina, la titolare a sua volta propone una serie di maglie ad un’altra acquirente con la figlia, all’altezza dei camerini.
Io, unico maschietto, attendo con pazienza il mio turno guardandomi intorno.
E ascoltando (gravissimo errore!).

I dialoghi tra le presenti si orientano lentamente verso discorsi imbarazzanti.
Le cinque gentildonne, in apparenza innocue, disquisiscono sul mondo femminile.
In un crescendo rossiniano degno del Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia, tirano in ballo le amiche, poi le sorelle, le cognate, le suocere, le colleghe di lavoro fino a generalizzare sull’intero pianeta donna.
Non riesco a credere a quell’immane rogo inquisitorio appiccato così rapidamente.

Resto a bocca aperta e rifletto.
Se questi discorsi fossero stati fatti da maschietti? Magari in un bar? Magari davanti ad un buon bicchiere di vino e un pacchetto di Marlboro? Magari coronati da un coro tipo “Olele olalà”?

D’un tratto la titolare si accorge della mia presenza e mi tira in ballo.
“…e chissà questo signore cosa potrebbe dirci, vero? Lui ad esempio, in quanto maschietto, chissà…”
Mi osservano, tutte e cinque in silenzio.
“Sono in trappola” penso.
Resto anch’io in silenzio, per non so quanti secondi (o forse minuti?) poi esalo un refolo di fiato: “Scusate…mi scade il disco orario…”
Esco dal negozio rapidamente come un supereroe di ultima generazione e consapevole di averla scampata bella.
E poi dicono che il problema delle donne sono gli uomini…

Il 6 gennaio è imminente e ho voglia di urlare “Befana! Aiutami tu!”
L’unica befana con la maiuscola, s’intende.


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