Il non detto [Il Flessibile]

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di Dario B. Caruso

Se c’è una cosa che mi infastidisce è lasciare le cose in sospeso.
Accade, lo so.
Un pagamento che procrastino, un appuntamento che rimando, una telefonata da fare che consapevolmente dimentico.
Sulle parole invece tendo a esternare; credo che sia da una parte il frutto dell’educazione familiare che ho ricevuto, dall’altra una deformazione professionale poiché pretendo dagli studenti sincerità e correttezza e dunque, per riflesso e autodisciplina, lo pretendo anche da me.

Come musicista inoltre ho una freccia in aggiunta all’arco delle mie oneste schiettezze.
Quando scrivo ed eseguo non so mentire, è inevitabile; sarebbe come chiedere ad un macellaio di essere delicato espletando le sue faccende in mattatoio.
Anche la musica mi agevola, è strumento di onestà.

Lo so, è comodo frequentare i salotti buoni semplicemente ammiccando in silenzio, celando il reale sentire per manifestarlo in forma anonima a posteriori.
Assicuro però a me stesso che una coscienza limpida, al netto degli errori di valutazione e delle omissioni veniali, rappresenta l’unica soluzione.
Al bando l’intelligenza artificiale e la menzogna naturale: largo alla sfacciata franchezza e alla salute morale.

Per il nuovo anno auspico che il non detto sia meno frequentato.
Il non detto non è mai indice di timidezza bensì di vigliacca omertà.
Buon 2026, ad alta voce!


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