Arriva il Giro, Alessandria si fa bella? Intanto a Castelletto d’Orba implodono giunta e consiglio, mentre riciclare i rifiuti forse già non conviene più [Le pagelle di GZL]

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di Graziella Zaccone Languzzi

1) Giro d’Italia 2026 ai nastri di partenza da Alessandria…buche comprese? Qui la notizia. In merito a questo evento il sindaco Abonante ha dichiarato: “Una tappa che parla di noi”. Abonante ha 5 mesi per mettere in ordine le strade se vuole che si parli di noi in modo positivo e non come barzelletta, ma torniamo all’evento. Perdindirindina che onore: il 22 maggio 2026 il Giro d’Italia partirà da Alessandria. Una vetrina nazionale, una di quelle occasioni in cui la città si dovrebbe tirare a lucido, indossare l’abito buono e far finta di non ricordarsi per un attimo delle sue magagne quotidiane. Peccato che al momento l’abito buono assomigli più a un patchwork, tra strade sventrate dagli scavi del teleriscaldamento e altre ridotte a un lascito archeologico degli anni passati. Chiunque in queste settimane provi ad aggirarsi per il centro di Alessandria ne esce inorridito, alla faccia del Natale.
Per cui immaginare un gruppo di ciclisti lanciati su certi tratti fa venire in mente più il ciclocross che la corsa Rosa. E allora, sindaco Abonante, la domanda sorge spontanea, con tutto il rispetto, ma senza girarci troppo attorno: riusciamo, da qui a maggio, a trasformare le nostre strade in percorsi da Giro e non da rally fuori strada? La città avrà il tempo di rimettersi in sella, o rischiamo la partenza più “ammortizzata” della storia? Un’altra domanda inevitabile: esiste un piano straordinario per arrivare pronti all’evento, o dovremo confidare nell’abilità dei ciclisti di schivare buche, rappezzi e tombini affossati? Sappiamo che il Giro porta entusiasmo, turismo, visibilità. Ma accende anche i riflettori, e con certi asfalti, per non dire di rifiuti e verde pubblico (sarà piena primavera, ricordiamocelo) il rischio è finire in prima pagina, sì, ma come in questi giorni è successo per i dati sull’inquinamento evidenziati da Greenpeace. Non sarebbe male, per una volta, tirare davvero fuori l’orgoglio di questa città, ma data la situazione attuale non sarà certamente facile. Però l’auspicio è che ospitare la partenza di una tappa del giro d’Italia sia l’occasione per un piano di interventi su strade e viabilità dopo tre anni e mezzo di degrado e trascuratezza.
Voto: 6

2) A fine novembre nella sede del Consorzio Bacino Alessandrino per la Raccolta e il Trasporto dei Rifiuti Solidi Urbani si è tenuta una riunione con 21 amministratori dei condomini presenti, coinvolti nel servizio di raccolta differenziata porta a porta gestito da Amag Ambiente. Obiettivo? Sensibilizzare la necessità di ridurre la produzione di rifiuti indifferenziati e promuovere la corretta separazione dei rifiuti differenziati, avviando un innovativo percorso di comunicazione con la cittadinanza. Fuffa? Valutate voi, ma è un dato che anche su questo fronte l’Unione Europea ha fallito, poiché solo la metà dei paesi membri raggiungerà i target 2025. Differenzia e accumula, una descrizione grottesca di montagne di plastica differenziata, stipata nei capannoni, in attesa che qualcuno le accolga, considerato che la materia vergine costa meno. Insomma, piazzare il ‘riciclato’ sta diventando un dramma, per cui la battaglia italiana per aumentare la percentuale della differenziata sa già tanto di retroguardia. Lo si legge in questo articolo che è uno dei tanti che ho ricevuto nei giorni scorsi: “Il riciclaggio della plastica in Europa sta morendo”. Altra notizia: “Il riciclo della plastica si ferma: impianti chiusi in tutta Italia. Gli imprenditori chiedono aiuto al governo”. Interessante quest’altro articolo firmato da Chicco Testa il 29 novembre: “L’eccesso di offerta a prezzi bassi della plastica fa inceppare il meccanismo delle raccolte”. Che ci dice Testa? “E se a un certo punto si riciclasse troppo? I comuni non sanno più a chi conferire il risultato delle raccolte e tutto il meccanismo si inceppa. La causa? Un eccesso di offerta a prezzi bassi di plastiche vergini soprattutto, ma non solo, dall’Asia e plastiche riciclate anch’esse provenienti da fuori l’Europa a prezzi altrettanto bassi”. Dicono che differenziare i rifiuti sia un atto civico e green (nuova ideologia di questi anni, insieme all’altra parolina magica: woke), veniamo chiamati a separare plastica, vetro, carta, alluminio, residuo, residuo del residuo e misteriosi involucri che nessuno sa dove finiscano davvero. Un rito collettivo di cui siamo fierissimi: l’unico momento in cui ci sentiamo cittadini virtuosi. Ma mentre noi passiamo la vita a leggere microscopiche icone sui flaconi per capire in che bidone conferirli, dall’altra parte della filiera succede qualcosa di meno edificante: la plastica riciclata costa più della plastica nuova. E allora l’industria che fa? Beh, sceglie la plastica vergine, fresca di fabbrica. Quella riciclata? La sigilleremo in capannoni, in enormi contenitori, in scatole che prima o poi occorrerà smaltire. Alla faccia della seconda vita della plastica promessa negli spot motivazionali dei consorzi di riciclo. Anche il vetro è riciclabile all’infinito. E infatti lo ricicliamo così bene che ne abbiamo talmente tanto da esportarlo in fantasia. Ma che importa? Noi continuiamo disciplinati a differenziare sciacquare, separare, piegare, schiacciare, conferire e il sistema farà il resto! Ossia accumulare tutto in magazzino in attesa che un giorno il riciclo diventi economicamente sensato, così continuiamo instancabili a salvare il pianeta da casa nostra. Insomma anche qui l’UE barcolla, e la “bella favola” del riciclo vacilla quando entrano in gioco economia reale, costi, concorrenza globale.
Voto: 2

3) A volte anche una piccola notizia può far scattare la mia curiosità di lettrice: “Fabbio (Udc): “Castelletto d’Orba, in silenzio cade la giunta. La tutela politica dell’on. Fornaro si è dissolta”. Castelletto d’Orba è un comune ovadese di 1.815 abitanti, con una importante storia che arriva dal tempo dei romani, e anche a tutti noi noto come ‘patria’ originaria di Teleradiocity. Cosa è successo dunque in paese? Giunta e consiglio eletti nella primavera 2024 (secondo mandato) si sono dimessi. Il che secondo Piercarlo Fabbio rappresenta un fatto politicamente clamoroso, essendo un’amministrazione eletta con lista unica, priva di qualsiasi opposizione consiliare e posta nelle condizioni più favorevoli per garantire stabilità, coesione e continuità amministrativa. Eppure, nonostante questo contesto privilegiato, la giunta è riuscita a spaccarsi e cadere su se stessa, rivelando una fragilità interna che in democrazia non può essere né ignorata né minimizzata. Un’implosione.
Nella sua analisi Fabbio cita il ruolo dell’on. Federico Fornaro, PD, già sindaco di Castelletto d’Orba e riferimento politico dell’amministrazione dimissionaria. Una maggioranza che più maggioranza non si può, con zero opposizione e zero stress, con davanti una strada spianata come un’autostrada a quattro corsie. Se non riescono a governare in queste condizioni, forse non riuscirebbero a gestire neppure una riunione di condominio, che mediamente di oppositori ne genera, eccome.
A Castelletto d’Orba l’unico nemico pare sia stato il gruppo stesso. Un po’ come vedere un atleta olimpico inciampare sui lacci delle proprie scarpe. Ma questa, in democrazia, è una lezione che non si può né ignorare né archiviare con una scrollata di spalle. A Castelletto d’Orba ora è già operativo il Viceprefetto aggiunto di Alessandria Eugenio Licata, nominato dal Prefetto come commissario prefettizio, che reggerà il Comune fino alle prime elezioni utili, che saranno immagino a maggio 2026. Ai cittadini di Castelletto d’Orba nei prossimi mesi il compito di valutare a chi affidare la guida amministrativa della loro comunità.
Voto: 3


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