
di Ettore Grassano
“Abbiamo davanti ancora due anni di lavoro, e tante cose da fare per questa provincia. La Fondazione è un punto di riferimento per tantissimi soggetti sul territorio, e l’aumento costante dell’entità delle nostre erogazioni risponde ad una scelta precisa: non siamo qui per risparmiare, ma per sostenere progetti grandi e piccoli che lo meritano”. Il notaio Luciano Mariano, Presidente della Fondazione CrAl dal 2019, ci accoglie nel suo ufficio a Palatium Vetus in una mattinata di sole invernale, come sempre disponibilissimo, con numeri dettagliati e idee chiare. Non nega di essere soddisfatto (basta un moderato sorriso per capirlo) per la decisione delle scorse settimane, quando il consiglio generale ha deciso di adottare immediatamente le indicazioni dell’Addendum al protocollo d’intesa MEF e ACRI, del 28 ottobre:
proroga di due anni per il consiglio stesso, e per il Presidente. Il cui mandato appunto d’ora in poi sarà di sei anni, e non di quattro: “Ma non ho fatto una sola telefonata per influenzare il voto di alcuno: i membri del consiglio hanno deciso in assoluta autonomia, credo con l’intento di consolidare un percorso virtuoso che ci vede tutti impegnati in questi anni”.
I numeri, in effetti, parlano chiaro: dal suo insediamento, la Fondazione si è distinta per una forte riorganizzazione interna (“con riduzione significativa delle spese, in particolare di quelle relative ai singoli organi, a partire dal mio, e con una forte valorizzazione dei nostri dipendenti, che sono il vero motore delle tantissime attività”), ma soprattutto per una decisa ‘apertura’ verso l’esterno: con una crescita esponenziale delle erogazioni (nel 2026 sarà nuovo record, con più di 8 milioni di euro), ma anche con la trasformazione di Palatium Vetus in uno dei punti di riferimento della città sul fronte delle iniziative culturali e sociali: mostre d’arte, dibattiti, concerti. Praticamente tutto l’anno nel Broletto, autentica ‘bomboniera’ d’arte, ma anche accogliente location per convegni ed eventi, e nei mesi in cui il clima alessandrino lo consente anche nel cortile interno della Fondazione, che spesso ospita concerti e altre iniziative.
Mentre si è nel pieno dello svolgimento degli eventi del Natale in Fondazione, ci facciamo raccontare dal Presidente Mariano in quali direzioni si muoverà la Fondazione stessa nel 2026, con quali sfide e prospettive. Ed è anche l’occasione per qualche riflessione ‘di sistema’, sulla provincia di Alessandria ma anche sul mondo del credito.

Presidente Mariano, un primo dato balza agli occhi, e per questo siete anche stati recentemente additati come modello da altri territori: La Fondazione CrAl eroga, in rapporto al patrimonio, contributi record: perché questa scelta?
(sorride, ndr) Perché siamo qui per distribuire, e non per accumulare, mi viene da rispondere ‘di getto’. Ma certamente sono scelte frutto di una valutazione ponderata, e condivisa al nostro interno. E’ verissimo, come è stato evidenziato in più occasioni, che la Fondazione di Alessandria, con un patrimonio di circa 219 milioni di euro, di poco superiore ad Asti (217 milioni) e a Tortona (215 milioni) erogherà nel 2026 oltre 8 milioni di euro, ossia circa 4 volte la cifra stanziata dalle altre Fondazioni citate. Ma questo succede prima di tutto perché le nostre diversificate scelte di investimento, effettuate con lungimiranza e competenza dai miei predecessori, ci consentono in questi anni rendimenti elevati (penso in particolare ai dividendi del Banco BPM, ma non solo), e poi perché la nostra missione istituzionale non è certamente accumulare denaro, ma distribuire risorse, con metodo e logica, a sostegno di tutte le comunità della nostra provincia. Faccio un esempio concreto: nel 2026 non solo continueremo ad essere al fianco di Croce Rossa e Croce Verde di Alessandria, e di Castellazzo Soccorso, ma con appositi bandi daremo la possibilità di ottenere contributi significativi anche ad altre realtà che operano nello stesso comparto nei diversi centri zona. Alessandria è una provincia molto vasta, e ci sembra giusto portare sempre il nostro sostegno a tutte le comunità che ne hanno bisogno.

Quali i grandi progetti principali sui quali intendete concentrarvi?
Certamente continua il nostro impegno al fianco dell’Università del Piemonte Orientale, consapevoli di quanto il nuovo Campus potrà rappresentare un’ulteriore leva di crescita culturale ed economica, e anche il nostro sostegno alla ricerca in ambito medico sanitario, nell’auspicio che il 2026 sia l’anno dell’ufficializzazione del primo IRCCS pubblico piemontese, con sede tra Alessandria e Casale Monferrato. Ma ci sono due altri grandi progetti sui quali ci stiamo concentrando con convinzione. Uno è la riqualificazione del Collegio Santa Chiara, con un contributo di circa un milione e 200 mila euro nel biennio 2025-2026, che tra l’altro consentirà alla società che gestisce la struttura di accedere anche ad altri finanziamenti in ambito PNRR. L’altro, che ci sta davvero a cuore, è la realizzazione del Museo di Alessandria. Su questo fronte, non appena il Comune di Alessandria formalizzerà la proposta di Convenzione, saremo anche in grado di fare un’ipotesi di investimento pluriennale, per un ‘contenitore’ che davvero può consentire al nostro capoluogo di provincia di fare un vero ‘salto di qualità’. Certamente parliamo di una struttura che va poi gestita, e riempita di contenuti, ma quello sarà compito di altri. La Fondazione certamente farà la parte che le compete.

Palatium Vetus, nel frattempo, con la sua gestione è diventato uno dei simboli di Alessandria, polo culturale che ospita costantemente mostre, convegni, concerti e molto altro..
Palatium Vetus è una preziosa risorsa della nostra comunità, su cui la Fondazione CrAl investe da sempre. In questi anni c’è stata un’importante ‘apertura’ verso la città e la comunità alessandrina, nelle sue diverse declinazioni. Attualmente, ed è solo un esempio tra i tanti, stiamo ospitando contemporaneamente tre mostre, oltre a tutti gli eventi natalizi. Le scuole sono una presenza costante durante l’anno, mentre il Broletto è punto di riferimento importante per convegni e dibattiti.
Crediamo molto a questa dimensione ‘partecipativa’ della Fondazione, e i numeri, con migliaia di visitatori nel corso dell’anno, ci stanno dando ragione.

L’universo delle Fondazioni bancarie è stato, per decenni, un contesto in cui le decisioni, almeno formalmente, si prendevano all’unanimità, e almeno all’esterno tutto appariva ‘ovattato’, anche se non necessariamente trasparente. Insomma erano un centro di potere economico finanziario con sue ‘liturgie’, e un ‘basso profilo’ verso il mondo esterno. Cosa è cambiato?
(riflette, ndr) Alcune vicende di questi ultimi anni mostrano come l’unanimità (che magari in passato era solo apparente: diciamo che le ‘frizioni’ se c’erano non finivano sui giornali) sia stata sostituita da una nuova condizione diffusa di maggior confronto, tanto in fase di scelte di partecipazioni azionarie e di investimenti, che di nomine. Non è detto che questo sia un male, così come la maggior trasparenza non riesco a vederla come un difetto. Certo, occorre evitare un rischio, ossia che le Fondazioni diventino ‘terra di conquista’ di conglomerati di potere (non necessariamente solo politici), sempre più avulsi dal mondo reale. La ricetta per evitare tutto questo credo sia una sola: conservare l’autonomia delle fondazioni, fuggendo da indebite influenze esterne ma nel contempo conservando un fortissimo radicamento territoriale e una costante capacità di ascolto delle esigenze delle comunità locali: intervenendo ogni volta che è possibile farlo, là dove più c’è bisogno e sempre con lo sguardo rivolto al futuro. Ossia sostenendo progetti che siano di aiuto alla crescita della comunità stessa, e al miglioramento della qualità di vita delle persone.

