
di Enrico Sozzetti
Domande approssimative e scarsa conoscenza del percorso amministrativo. Poi arriva la precisazione: necessaria la Conferenza dei servizi per avviare la procedura per acquisire l’area che è privata. Sullo sfondo resta l’incognita di cosa fare dell’attuale ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’
La sanità è di competenza regionale. La progettualità, anche. È così in Piemonte come nel resto d’Italia. Però ad Alessandria viene convocata una Commissione consiliare (‘Sviluppo del territorio’, ndr) sul nuovo ospedale senza invitare alcun amministratore o tecnico della Regione Piemonte, mentre viene ripetuta la cronistoria dalla delibera del marzo 2024 relativa al Protocollo di intesa tra Comune di Alessandria, azienda ospedaliera universitaria e Regione Piemonte e la successiva lamentela di «non avere più avuto comunicazioni e interlocuzioni con l’amministrazione piemontese». I tre tavoli di lavoro «non sono stati costituiti», le risorse per l’abbattimento dell’attuale ospedale e riqualificazione e rifunzionalizzazione della parte monumentale vincolata «non individuate e stiamo parlando di milioni e milioni di euro». Tutto questo «deve andare avanti in parallelo con il nuovo ospedale». L’unica novità è che «entro la fine di novembre è stata convocata una riunione con la direzione dell’ospedale che mi ha appositamente contattato». Le parole sono di Giorgio Abonante, sindaco di Alessandria, che si ripetono come un mantra a ogni incontro pubblico o post su Facebook. «Ecco è indispensabile che Regione sottoscriva al più presto l’accordo di programma per definire con chiarezza tempi, modalità di realizzazione e il destino dell’attuale struttura» aggiunge.

Gli strumenti e la conoscenza
Detto questo, il primo cittadino lascia la Commissione affidando a Claudio Delponte, dirigente dei Servizi che si occupano di urbanistica e sviluppo economico, il compito di riassumere i contenuti della delibera del 2024. E anche lui alla fine dice che «dal marzo dello scorso anno non abbiamo avuto altri strumenti ufficiali per procedere con l’iter amministrativo per il nuovo strumentale».
Alcuni consiglieri, di maggioranza come di opposizione, intervengono dimostrando di avere ben poca dimestichezza con gli ultimi aggiornamenti della vicenda. Solo Emanuele Locci di Fratelli d’Italia dichiara che «serve la Conferenza dei servizi per procedere alla variante urbanistica. I tavoli sono stati avviati – aggiunge – ma perché la Regione non è stata invitata in Commissione»?
Mentre la domanda aleggia nella sala consiliare, alcuni consiglieri intervengono per chiedere chi investirà la cifra necessaria per la costruzione del nuovo complesso ospedaliero. Lodovico Como (Lista Abonante per Alessandria) ripete la domanda e poi chiede a Delponte quali sono gli adempimenti necessari per acquisire l’area (zona Galimberti, fra la tangenziale e la clinica Città di Alessandria).
L’area è privata
E qui la storia si fa interessante. Perché Delponte di fatto conferma la dichiarazione di Locci, il primo passo è la Conferenza dei servizi che «è convocata dall’ente procedente l’opera e in questo caso è l’azienda ospedaliera universitaria di Alessandria». Ma allora perché pubblicamente non viene detto in modo chiaro invece di parlare unicamente del Protocollo?
Poi il dirigente precisa come la zona «sia privata» e che le strade che si possono intraprendere sono due: «Si può avviare una acquisizione bonaria dagli attuali proprietari del terreno, oppure procedere con l’esproprio. Però questo è legato ai passaggi successivi. Al momento mancano i passi necessari per espropriare l’area per pubblica utilità».
Soldi di Inail e Regione
Rispetto alle risorse non si sono sollevate voci in Commissione. Ma basta scorrere le comunicazioni della Regione Piemonte nell’ultimo mese e mezzo per scoprire quello che tutti conoscono, tranne alcuni membri della Commissione. L’ospedale verrà finanziato per trecentonovanta milioni con fondi Inail cui si aggiungono venti milioni della Regione. Niente partenariato pubblico – privato. Solo la scorsa settimana tutto questo è stato ribadito dallo stesso presidente della giunta regionale, Alberto Cirio, durante un convegno sulla logistica organizzato dall’Ordine degli ingegneri di Alessandria. «L’ospedale verrà fatto con soldi pubblici perché conviene. La progettazione sarà pronta entro il 2026 e verrà consegnata all’Inail nel 2027 per l’avvio dei lavori» ha detto. E in sala, in prima fila, c’era Giorgio Abonante ad ascoltarlo.
L’aspetto meno indagato, al di là del teatrino della politica, è invece quello relativo all’edificio dell’attuale ospedale. Rispetto alla parte monumentale che si affaccia su via Venezia, l’amministrazione regionale ha ripetuto che la soluzione sarebbe quella di concentrare in questi spazi tutte le attività dell’Asl Al. Un accorpamento che in linea di principio appare sensato, però rispetto al quale al momento non esiste altro che una dichiarazione di intenti. Ma cosa farne allora in futuro dell’immobile del ‘Patria’ al centro di un intervento di riqualificazione? Chi investirà le risorse per la demolizione del monoblocco? Come potrebbe essere urbanisticamente riqualificata questa enorme area?
Il rischio dei contenitori
Idee poche, ma confuse verrebbe da dire. Perché anche in questo caso le competenze si mescolano, le contrapposizioni sono continue, non si intravede (se c’è, resta ben nascosto) un modello di sviluppo a lungo termine e di ampio respiro.
Il rischio di avere, da qui a dieci anni, dei contenitori abbandonati esiste. Ed è quello che corre anche Palazzo Borsalino, oggi sede del Dipartimento di giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali (Digspes) dell’Università del Piemonte Orientale. Il 23 marzo 2023 la giunta comunale ha deliberato di concedere l’uso gratuito dell’immobile fino al 30 ottobre 2031 in quanto al quartiere Orti, in viale Michel, verrà realizzato il nuovo campus universitario in cui verrà trasferita tutta la didattica del Digspes. E Palazzo Borsalino che fine farà? L’estate del 2024, il sindaco ha assicurato di «avere idee» circa una nuova destinazione per lo storico (e vincolato) edificio. Speriamo siano messe a fuoco e concretizzate entro breve perché il 2031 è quasi dietro l’angolo.




