
di Ettore Grassano
Quando la politica era ancora (in questo Paese, non solo ad Alessandria) una cosa seria, attività se non ammirata quanto meno rispettata dai più e magari anche temuta da alcuni, c’era una certezza tra i giornalisti: si poteva prendere una querela per fatti di cronaca, per aver pubblicato inesattezze sull’uomo della strada, sugli amori di una soubrette o sui dati di bilancio di un’azienda, ma mai da un politico.
Il politico vero si arrabbiava, certo. Ma poi ingoiava il rospo e faceva prevalere il senso delle istituzioni, o quanto meno il buon senso e l’opportunità: non querelava non perché era buono, ma perché era mediamente intelligente, e sapeva benissimo che querelare chiunque, dal singolo cittadino ai giornalisti (i sindacati, poi, neanche a pensarci), gli avrebbe semplicemente nuociuto. Il politico vero, insomma, sapeva ben valutare pro e contro.
Da settimane ad Alessandria assistiamo ad un teatrino per certi versi anche divertente, ma che mostra come chi occupa ruoli istituzionali, talora, non sappia più valutare le conseguenze delle proprie azioni. A meno che naturalmente (giusto non escludere nulla) il sindaco di Alessandria, querelando Regione e sindacati, non intendesse proprio scatenare questo putiferio, che ha portato il suo stesso partito (a livello comunale e provinciale, e si dice nelle prossime ore anche regionale) a sconfessarlo, sia pur arrampicandosi sui vetri del politichese.
Ora che succederà? Probabilmente, nel breve periodo, esattamente ciò che chiedono non solo l’opposizione di centro destra a Palazzo Rosso (da tempo), ma appunto i sindacati e il Partito Democratico. Ossia querele cancellate, passo falso da archiviare. Ma le conseguenze di medio periodo, invece, riuscite a immaginarle? Cosa succederà quando il Sindaco di Alessandria e i suoi assessori dovranno tornare a confrontarsi con le parti sociali? Quali le conseguenze all’interno della maggioranza di Palazzo Rosso, e del Partito Democratico? E, soprattutto, quanto questa vicenda (ciliegina sulla torta, in realtà, di un triennio non proprio edificante) andrà ad ‘impattare’ sulle scelte di centro sinistra e ‘campo largo’ in termini di elezioni 2027, comunali e non?
Le risposte le scopriremo via via. Questo è il tempo di riflettere su come la politica alessandrina possa e debba ritrovare credibilità.


