
Sono passati ormai quasi due anni dalla loro comparsa, ed è il momento di provare a capire cosa hanno concretamente ottenuto, e se sono ancora in pista, e con quali obiettivi. All’inizio del 2023 Alessandria fu uno degli ‘epicentri’ del movimento degli Agricoltori Autonomi, con manifestazioni di grande impatto mediatico, e una serie precisa e articolata di richieste, e rivendicazioni. Nel mirino c’erano certamente le istituzioni politiche, dall’Ue alle Regioni, ma anche le associazioni di categoria, in qualche modo ‘tacciate’ di consociativismo, e di preferire le foto con i politici ai risultati concreti per gli iscritti.
E oggi? La situazione complessiva, per gli agricoltori certamente non è migliorata di molto, anzi: all’orizzonte UE si profila una ‘rimodulazione’ della Pac che di fatto significherà nuovi tagli importanti, che potrebbero mettere a rischio la sopravvivenza di interi ‘filoni’ della filiera agroalimentare piemontese e alessandrina. Senza dimenticare i dazi americani.
Abbiamo chiesto a Gabriele Ponzano, una delle ‘anime’ della protesta degli Agricoltori Autonomi, e loro Presidente in Piemonte, qual è lo ‘stato dell’arte’, e cosa l’Associazione (104 soci fondatori, 55 soci ordinari, 11 soci sostenitori) si propone di fare nei prossimi mesi.

Presidente, l’Associazione Agricoltori Autonomi Italiani, un anno dopo: siete ancora operativi, e con quali obiettivi?
Siamo sempre operativi. Gli obiettivi restano quelli di quando abbiamo cominciato: portare miglioramenti alla vita del mondo agricolo e migliore qualità. Per semplificare, le nostre battaglie principali sono due: la diminuzione della burocrazia e l’ottenimento una legge che tuteli il costo di produzione. Ci siamo già mossi con un’istanza di autotutela inviata al Ministero, ma visto che non abbiamo avuto risposte ci siamo rivolti alla Commissione Europea con una segnalazione per la violazione del diritto comunitario. Ci segue un avvocato figlio di agricoltori, che è sempre stato vicino ai contadini e in passato ha vinto battaglie importanti a tutela dell’agricoltura.
Abbiamo aderito al Aderito al COAPI (coordinamento agricoltori e pescatori italiani) per fare rete nazionale e batterci sull’ottenimento dei costi di produzione: abbiamo presentato insieme un disegno legge affinché ci vengano riconosciuti. A settembre formalizzeremo una intesa con alcune facoltà di agraria per aiutare a determinare i costi di reali costi di produzione delle principali colture. E’ un lavoro che dovrebbero fare il Ministero e le sue agenzie, ma i dati sono ampiamente sottostimati rispetto ai costi reali.

Da un lato l’UE annuncia, di fatto, nuovi tagli dei contributi, dall’altro ‘la guerra’ dei dazi rischia di provocare seri danni a intere filiere. Cosa pensate di fare?
Abbiamo già depositato al Ministero, a inizio anno, le nostre proposte per la PAC. Chiediamo di spostare più risorse sul primo pilastro e dare un contributo a ettaro molto maggiore (da 600 a mille euro all’ha). Vogliamo una nuova definizione di agricoltore attivo, per escludere dai contributi europei le aziende amatoriali da ‘secondo lavoro’ e limitare alle mega aziende industriali.

Voi siete nati anche per ‘dare una scossa’ al sistema agricoltura: oggi i rapporti con Confagricoltura, Cia e Coldiretti quali sono?
I rapporti ufficiali sono freddi, poi ognuno coltiva rapporti personali ottimi con vari amici/colleghi. Diciamo però che uno degli scopi per cui siamo nati era di dare una scossa anche ai sindacati agricoli. Ciò è avvenuto. Hanno cambiato passo, hanno praticamente raccolto tutte le nostre richieste e le hanno fatte proprie.

Come è andata la stagione del grano tenero, che vede la provincia di Alessandria primo produttore in Piemonte, e tra i primi a livello nazionale?
Una produzione non omogenea sulla provincia. Nelle zone dove i campi non hanno patito il ristagno idrico delle piogge di inverno e primavera, le produzioni sono buone; al contrario, dove il ristagno c’è stato abbiamo avuto rese molto scarse. La qualità in media è più alta rispetto al peso specifico. I prezzi? Fermi all’anno scorso. C’è poca richiesta al momento: rimarco il fatto che i costi sono altissimi e alcuni hanno lavorato sottocosto.

Siamo alle porte della vendemmia: si parla di buone aspettative, ma poi c’è sempre la questione dei mercati, e dei dazi..
Ai primi di agosto ho parlato proprio con viticoltori di varie zone, dal cuneese al pavese. C’è tanta disperazione perché non si sa dove conferire le uve nere. Le cantine sono piene per la produzione del vino da consumo quotidiano. C’è poi chi specula, e fa affari sulla disperazione dei produttori. La crisi dell’uva è in parte dovuta al cambio dei consumi (si beve meno), in parte alle nuove regole della strada che spaventano, ma è innegabile che negli ultimi 30 anni non ci sia stata programmazione. C’è una sovraproduzione, si è lasciato piantare senza regole. Come per la nocciola..

Sicurezza nei campi: capita purtroppo regolarmente di leggere di incidenti, anche mortali, soprattutto in collina. Si dovrebbe fare di più?
Se i contadini avessero redditi adeguati si potrebbe lavorare con più tranquillità, con meno ore di lavoro addosso. Eviteremmo rischi da stanchezza o da fretta. Con redditi più alti si potrebbe far lavorare chi ha attrezzature e competenze adeguate. Senza reddito non si investe, e si ‘risparmia’ sulla manutenzione del territorio.

Fauna selvatica: è davvero così impossibile risolvere il problema, o manca la reale volontà?
Manca la reale volontà, ma è un discorso zonale. Sottolineo il grande problema dei lupi alle porte anche di Alessandria: sono già entrati nelle stalle a minacciare vitelli e animali da cortile. E’ un aspetto da non sottovalutare, perché secondo noi i dati che vengono divulgati non sono aggiornati. Ci sono molti più branchi. Non attaccano l’uomo, però pensateci: se è successo anche con un vitello – notoriamente animale mansueto – proprio a Vignale, chi ci dice che non possa succedere con il lupo? Bisogna stare attenti a passeggiare nelle campagne. Personalmente ho incontrato una lupa che stava allattando, pronta a difendere la sua prole. Per cinghiali e caprioli, inoltre, non c’è un reale piano di contenimento.

Guardiamo al futuro: cosa possono e devono fare di nuovo Governo e Regioni per sostenere la nostra agricoltura?
Dare aiuto concreto agli agricoltori va bene, ma sono troppi i contributi per investimento. Vogliono che ci indebitiamo per seminare colture che non danno reddito. E qui torniamo all’aumento spropositato dei costi di produzione da abbassare per non farci morire: +30% di fallimenti di aziende agricole nell’ultimo anno.

Nei mesi invernali rivedremo i trattori degli Agricoltori Autonomi nelle vie di Alessandria?
Difficile, dopo la protesta siamo passati alle proposte. Ma le promesse di ascolto e di risoluzione dei problemi sono state vane. Non è quindi detto che possa nascere una protesta non solo degli agricoltori, ma in generale dei lavoratori che non ce la fanno più.
L. P.

