L’occhio attento [Il Flessibile]

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di Dario B. Caruso

Nel corso di questa estate ho rivisto dopo molto anni il film “4 mosche di velluto grigio”, un grande classico del cinema thriller di Dario Argento.
Ero stato al cinema nell’estate del 1979 con gli amici del liceo; alla sala Eldorado, che da molto tempo è stata accorpata nell’unica multisala di Savona, avevano programmato tutto il repertorio del regista del brivido e noi, curiosi come tutti gli adolescenti curiosi, desideravamo assaporare la paura affogandola subito dopo in un mare di gelato.

Da allora quella pellicola in particolare non è stata più programmata né in TV né al cinema, neppure su YouTube o altre piattaforme moderne.
Improvvisamente qualche settimana fa mi viene proposta in lingua inglese (la lingua originale) su una piattaforma gratuita.
La vedo al volo!
L’estate ha anche questo vantaggio: di avere tempi dedicati all’apparente superfluo.

Ricordavo la trama nella sostanza: sulla retina dell’assassinato rimane impressa l’ultima immagine in vita.
Quella era la chiave del giallo.
Ma lo so, sono un tipo impressionabile e il confine tra realtà e finzione da sempre mi è labile, oggi più che mai. Andando a letto rivisito mentalmente alcune immagini che in questi giorni mi hanno colpito, per differenti e contrapposte ragioni.

Sono in auto con mia moglie.
Un ragazzino di undici dodici anni attraversa davanti a noi le strisce pedonali; dall’altra parte un uomo col bastone bianco, malfermo sulle gambe, attende il momento giusto; il ragazzino gli parla, lo prende sottobraccio e lo porta dall’altro lato; quindi attraversa nuovamente riprendendo la sua strada.

Sto parlando con un amico.
Dal quarto piano del palazzo di fronte un corpo cade accennando un grido che viene soffocato dal caldo e dalla botta a terra.
Una ragazza di colore è lì, si lamenta.
Chiamo il 112.

Nelle sagre estive del nostro entroterra decine di uomini e donne di tutte le età fanno squadra.
Devono gestire centinaia di affamati avventori che magari tradiscono il Santo ma non la Buzza.
Sono formichine solidali.

Passa una donna con una carrozzina.
Cerco di scorgere il bimbo (o sarà una bimba?) e ho un sussulto: sulla copertina è disteso un chihuahua.

In piazza due ragazzine assistono al concerto.
Siedono in prima fila e per lungo tempo sfrucugliano sullo smartphone.
Al termine del concerto si alzano e salutano gli artisti: “Ci avete fatto emozionare! Grazie”.

Ecco, anche da non assassinato molte cose mi sono rimaste impresse.
Farne tesoro sarebbe una buona abitudine.
Faceva dire Cervantes ai suoi protagonisti nel mitico Don Quixote che “l’occhio attento vede anche dietro l’angolo”.
Se poi ci mettiamo pure l’orecchio musicale, ho un mondo che mi circonda e che insegna quotidianamente a comprendere.


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