Trasporti e mobilità: il sindaco Abonante solo e ‘accerchiato’. Amarcord Grigi per Cairo, mentre c’è chi specula anche sulla tragedia di Molare di novant’anni fa [Le pagelle di GZL]

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di Graziella Zaccone Languzzi

1) La vicenda di Amag Mobilità, di cui tutti abbiamo letto nei giorni scorsi, mi mette un’enorme tristezza. Penso allo stato d’animo di quei lavoratori, e alle loro famiglie, scaraventati sul baratro della precarietà da chi proclama come proprio obiettivo quello di ‘efficientare’ i servizi comunali. Lo abbiamo visto in questi tre anni come hanno migliorato la qualità dei servizi, dai cimiteri ai rifiuti. Ora mettono le mani su trasporti e parcheggi, e guardare che sta succedendo. Non ricordo, in tutta la mia vita di alessandrina ‘diversamente giovane’, di un sindaco (sedicente?) di sinistra in così duro scontro con i sindacati confederali: quello tradizionalmente semmai è sempre stato un ‘bacino elettorale’ del centro sinistra, e mi risulta che l’attuale sindaco sia anche cresciuto a ‘pane e Cgil’: cosa diamine sta succedendo allora? Noi cittadini (compresi quelli che hanno votato per Abonante nel 2022) siamo esterrefatti dall’aria che tira in questa nostra città alla deriva. Vi ricordate il Gruppo Amag nel 2022, con progetti innovativi come la smart city (buttata ‘a mare’ dall’attuale sindaco), e le comunità energetiche pronte a partire? Era una realtà risanata, e pronta ad essere ‘cacciatrice’ sul mercato delle multiutility. Un passo indietro alla volta, con una girandola di manager indicati da Palazzo Rosso e non sempre propriamente ‘sul pezzo’, siamo arrivati sin qui: Amag ci appare oggi un garbuglio informe, un groviglio confuso difficile da comprendere e risolvere, probabilmente destinata ad uno ‘spezzatino’ a prezzi di saldo. E i sindacati, nel contestare sul fronte trasporti e parcheggi bandi di gara privi di normali clausole sociali (così affermano i sindacalisti, che qualcosa certamente ne capiscono) dicono già attenzione, perché altre gare sono alle porte, quella per vendere Amag Ambiente, ad esempio. Se tanto mi dà tanto, cosa succederà? Una novità importante però la settimana di Ferragosto l’ha portata, ed è il fatto che il Pd (provinciale, comunale e gruppo consiliare) ha provato a ‘smarcarsi’ dal proprio sindaco, dopo che i sindacati hanno evidenziato quanto poco o nulla sia rimasto di ‘sinistra dei lavoratori’ nelle scelte del sindaco e della sua giunta. Peccato che si stanno chiudendo le stalle mentre i buoi sono già tutti scappati fuori: chiedere ‘un tavolo di confronto’ tra le parti rischia di sembrare a questo punto poco più di un teatrino per salvare la faccia. Anche perché di tavoli, anche istituzionali, nell’ultimo anno ce ne sono stati diversi, e il sindaco Abonante (lo raccontano sempre i sindacalisti) si è distinto per averli abbandonati anzi tempo lasciando tutti di stucco, o in altri casi non presentandosi proprio. Ancora più decisi i 5 Stelle, che arrivano a dichiarare “Siamo pronti anche a mettere in discussione il nostro ruolo all’interno dell’attuale maggioranza che governa Alessandria”, peraltro fingendo di non ricordare il ruolo che nella vicenda ha avuto il loro assessore, Michelangelo Serra, al fianco di Abonante in tutta la via crucis di questi mesi. Capito come siamo messi, alessandrini? Vedremo cosa succederà nelle prossime settimane, ma credo che quando il segretario provinciale della Uil Trasporti prevede un autunno mandrogno ‘molto caldo’ faccia una profezia facile e azzeccata.
Voto: 2

2) Il 7 e 8 agosto lo stadio Moccagatta ha ospitato l’11esima edizione del trofeo per squadre Primavera “Mamma e papà Cairo”. Nella prima giornata del torneo hanno giocato Inter-Atalanta e nelle ore successive Torino-Milan. Il giorno dopo la finale ha assegnato la vittoria al Torino per il terzo anno consecutivo. Ma la vera ‘chicca’ sono state le dichiarazioni di Urbano Cairo, Presidente del Toro e di RCS, un big dell’imprenditoria italiana (ogni tanto si parla per lui anche di un futuro in politica) che ha le sue radici a Masio. Ebbene, Cairo conosce bene Alessandria e l’Alessandria Calcio, e a vent’anni dai fatti è tornato a parlare di vicende calcistiche, e societarie, di ormai oltre vent’anni fa. Per fare un rapido riepilogo, da non esperta ma anche da persona che ha vissuto quegli anni con attenzione alle cronache locali: l’Alessandria calcio dichiarò fallimento il 13 agosto 2003 a seguito di gravi inadempienze economiche. Dopo il fallimento, la squadra dovette ricominciare dalle categorie dilettantistiche. Tra il 2003 e 2004 fu Francesco Sangiovanni il presidente nella fase di ricostruzione: a Palazzo Rosso il sindaco era Mara Scagni (PD). Ricordo perfettamente in quel periodo a Radio Voce Spazio un dibattito in diretta tra due grandi tifosi dei Grigi: Don Ivo Piccinini e l’on. Stradella (Forza Italia). Si ipotizzava, all’epoca, un possibile impegno diretto, sul fronte Alessandria calcio, proprio di Urbano Cairo, e l’on. Stradella fu possibilista. Poi sappiamo bene che la storia ha preso un altro corso, che fra alti e bassi ha portato alla situazione di oggi, con i Grigi di nuovo tra i dilettanti, dopo aver ‘assaporato’ il calcio vero, tra Coppa Italia contro il Milan e serie B. Vent’anni dopo, Cairo conferma che la possibilità di acquistare l’Alessandria c’era, e se non successe fu per precise scelte della politica locale. Morale della favola: quando la politica locale si è occupata di calcio è finita sempre malissimo. Per il calcio, ma anche per il politico di turno. Ora i Grigi stanno provando a risorgere, per l’ennesima volta, e leggo che sono stati acquistati da un imprenditore quarantenne che pare solido e serio. Ne sono lietissima: ma non posso fare a meno di pensare che, se vent’anni fa la politica non lo avesse ostacolato, l’Alessandria calcio sarebbe stata acquistata da Cairo al posto del Torino.
Voto: 3

3) 90 anni fa il disastro della diga di Molare, con 111 vittime accertate. Una tragedia giustamente commemorata dalla Provincia di Alessandria, e che non dobbiamo dimenticare. Spiace però constatare che, anche a fronte di simili eventi, ci sia chi prova a ‘buttarla in politica’, sottolineando che all’epoca, nel 1935, c’era il Fascismo, per cui la tendenza fu mettere tutto a tacere in fretta. In realtà, lo segnalo all’ancor giovane onorevole Fornaro, all’epoca non esistevano (purtroppo, o per fortuna) non esistevano internet, social e altri strumenti moderni. Non c’era neanche la tv, e non tutti avevano una radio in casa: per cui certamente le informazioni circolarono più lentamente. Ma non è vero che se ne parlò poco: la rimozione, se rimozione c’è stata, cominciò certamente in epoca repubblicana, forse semplicemente perché dopo il 1935 avvennero disastri ancora più grandi, come la guerra, per cui banalmente il popolo dovette affrontare altre emergenze. E poi anche perché ogni generazione tende ormai a rimuovere ciò che è successo nei decenni precedenti. Se in pochi ormai conoscono le vicende, anche locali, di momenti più recenti, come gli anni Settanta, figuriamoci una tragedia degli anni Trenta. Come controcanto, in rete chi cerca trova. Per cui qui, per chi lo desidera, si trova una buona sintesi della storia della diga di Molare, e del crollo del 1935. La storia: era il 13 agosto 1935 e un violento nubifragio causò il collasso della diga secondaria (detta anche diga di Sella Zerbino) del bacino idroelettrico di Molare, in Valle Orba. La diga era stata costruita circa dieci anni prima su un terreno fragile e permeabile, e ciò contribuì alla tragedia. La gestione della diga fu critica: gli scaricatori furono attivati tardivamente e si bloccarono per il fango e detriti. Malgrado i tentativi degli addetti di avvertire e salvare, la catastrofe si verificò con drammaticità intorno alle 13:15, la diga cedette, scaricando un’ondata di acqua e fango stimata tra i 20 e 30 milioni di metri cubi, con un fronte largo circa due chilometri e alto circa 20 metri, che percorse violentemente la vallata del fiume Orba, travolgendo tutto ciò che incontrava, compresi ponti, centrali elettriche e diverse borgate vicine. L’onda raggiunse i paesi di Molare (dove il centro abitato fu quasi risparmiato), Ovada, Silvano d’Orba, Capriata d’Orba, Predosa e Castellazzo d’Orba, causando gravissime distruzioni e un bilancio di circa 111 vittime ma un numero preciso non fu mai accertato definitivamente, si legge che i corpi di alcune vittime furono trovate molti anni dopo. Fortunatamente la diga principale resistette. Dopo il disastro fu aperto un processo contro i costruttori e i dirigenti delle Officine Elettriche Genovesi, responsabili della diga, accusati di non aver effettuato perizie geologiche adeguate e di aver costruito la diga secondaria in fretta e superficialmente per aumentare la produzione di energia e i profitti ma nel 1938 furono assolti perché la colpa fu dovuta alle piogge straordinarie e nessuna legge fu ritenuta violata. La ricostruzione fu organizzata principalmente dalla società responsabile cioè le Officine Elettriche Genovesi (O.E.G.), e fu supportata dal governo e dal Partito Nazionale Fascista (PNF). Il podestà di Ovada aveva ordinato alle O.E.G. di provvedere al risarcimento, ma l’azienda fece ricorso sostenendo che i danni erano causati da una piena del torrente e non dall’impianto della diga quindi i familiari delle vittime del crollo della diga di Molare ricevettero solo dallo Stato un indennizzo di 30.000 lire . Nell’articolo sopra riportato si legge che nelle tragedie ci sono anche vicende dal lieto fine. Si racconta ancora oggi nell’alessandrino il miracoloso episodio della culla trascinata dalla corrente con sopra una neonata e un gatto che, spostandosi da un lato all’altro della culla, riuscì a tenerla in equilibrio, mantenendola a galla e salvando la bimba. Sembra quasi una leggenda urbana, invece, andò proprio così. Sono riuscita a raccogliere molte notizie e immagini del tempo, quindi “non si è persa la memoria” …. stiamo parlando di 90 anni fa ma il regime “fasssssista” non è riuscito a “silenziare” proprio tutto.
Voto: 4


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