
di Ettore Grassano
E’ stato nominato Presidente delle Aree Protette del Po Piemontese (per tutti semplicemente il Parco del Po) ai primi di luglio, e immediata è partita la ‘contraerea’ della sinistra alessandrina e regionale: un cacciatore, ma soprattutto, diciamo la verità, un uomo orgogliosamente di destra in un feudo dei ‘compagni’: dove, se non sei dei loro, almeno deve esserci il loro autorevole placet, semaforo verde.
Alessio Abbinante, professione avvocato, che il suo cuore batte da sempre a destra lo dichiara anche sul suo account whats app, ed è stato nominato dal Presidente Cirio in quota Fratelli d’Italia, partito in cui milita fin dalla sua fondazione. Ma non è interessato alle polemiche (“Le scaramucce fanno parte del gioco, parliamo di Po e ambiente, valutatemi sui fatti e sui risultati”), e ci aiuta in questa chiacchierata a comprendere quali sono i compiti, in termini di vigilanza, ma anche di gestione del territorio, pianificiazione ambientale e realizzazione di progetti, di questo Ente strumentale della Regione Piemonte, che spesso viene associato a situazioni di multe e divieti, ma svolge in realtà compiti assai più ampi, ed è in prima fila nella salvaguardia dell’ambiente (fluviale, e non solo) di tutto il Piemonte.

Presidente Abbinante, a qualche settimana dalla sua nomina, e con davanti quattro anni di lavoro, che idea si è fatta del compito che la attende?
Sin da ragazzo ho due grandi passioni: la politica e l’impegno venatorio per la conservazione ambientale. Mi permetta, pertanto, di ringraziare innanzitutto Federico Riboldi, Vice Segretario di Fratelli d’Italia Piemonte, che due anni fa mi ha proposto per l’affidamento del dipartimento regionale attività venatoria e pesca del nostro partito sottolineando l’importanza e l’attenzione che rivolgiamo al mondo rurale. Un secondo, sentito, ringraziamento a tutti i Sindaci dei Comuni dell’Ente Parco che, quasi all’unanimità, indipendentemente dalla loro espressione politica, hanno approvato la mia nomina. Il compito che mi attende è tanto affascinante quanto impegnativo: dimostrare che un esponente del mondo venatorio ben può essere responsabile di un parco piemontese. In verità non è affatto una contraddizione: per anni la Provincia di Alessandria, con le sue zone di ripopolamento e cattura, interdette al prelievo venatorio, gestite dalle associazioni venatorie, è stata un modello per l’intero sistema faunistico italiano. Ho avuto la fortuna di conoscere e collaborare con i protagonisti, sia pubblici sia associativi, di quell’epoca straordinaria: un’esperienza che è alla base del mio modo di intendere la conservazione ambientale. Al contempo, nei comitati di gestione degli ATC e CA sono nominati, ai sensi della L. 157/1992, rappresentanti del mondo ambientalista. La domanda, quindi, è: se un ente che gestisce la caccia sul territorio può essere presieduto da un esponente del mondo ambientalista per quale motivo un parco non potrebbe essere presieduto da un esponente del mondo venatorio? Il mio sogno è quello di unire nella gestione del territorio il mondo agricolo, venatorio ed ambientale puntando anche sulla valorizzazione del volontariato: questo perché la conservazione ambientale, pur basandosi indubbiamente su dati scientifici, si concretizza unicamente sul campo ‘con guanti e scarponi’ come spesso scrivo. Non a caso uno degli slogan che utilizzo con più frequenza è “Presidente 4×4”: questo perché mi piacerebbe essere ricordato per il mio impegno in progetti concreti a tutela della fauna piemontese che, per svariati motivi, è oggi in forte difficoltà.

Scattiamo una fotografia del sistema Aree Protette del Po Piemontese: fino a qualche anno fa c’erano tre Parchi, molto radicati nei diversi territori. Oggi invece?
Le politiche susseguitesi negli anni di fusione e accorpamento degli Enti di gestione delle Aree protette piemontesi hanno portato alla nascita dal 1 gennaio 2021 dell’attuale Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese, che gestisce 3 parchi naturali 5 riserve naturali e ben 24 siti della Rete natura 2000, per una superficie complessiva di oltre 15.000 ettari, attraversando 4 province e 53 comuni. Un territorio così vasto, che coinvolge realtà anche molto diverse tra loro, da aree piuttosto urbanizzate a contesti più spiccatamente naturali e agricoli, rappresenta certamente una notevole sfida gestionale ma allo stesso tempo è una scommessa che punta a restituire centralità al Fiume Po, quale elemento naturale ma anche culturale che unisce e accomuna territori anche molto distanti tra loro. Ai confini del parco, inoltre, sono state istituite le “aree contigue”, non di competenza diretta dell’ente parco, per evitare una eccessiva pressione venatoria a ridosso delle zone protette. In queste aree, infatti, l’accesso è consentito solo ai (pochi) cacciatori ivi residenti. Il presupposto, diciamo la verità, era ai tempi assolutamente corretto. Oggi però questa disciplina crea un oggettivo problema nella gestione del cinghiale sia in ottica dei danni che esso provoca alle colture agricole sia – e soprattutto – nel contrasto alla Peste Suina Africana. Sul punto ritengo opportuno un confronto tecnico a livello regionale in occasione del quale non mancherò di esporre una miauna mia possibile soluzione.

Parliamo della provincia di Alessandria: quali sono le priorità e i progetti tra Casale Monferrato, Valenza, ma anche la riserva naturale del Torrente Orba?
Conservare la natura ed i suoi ecosistemi è la finalità principale di un Ente di gestione di aree protette, ciò non significa rendere inaccessibili questi luoghi di straordinaria bellezza ma al contrario promuoverne la fruizione in modalità compatibile con l’ambiente. Il turismo lento, a piedi o in bicicletta, intorno alla ciclovia VenTo rappresenta una modalità di fruizione da sostenere e promuovere sul territorio. La Foresta condivisa è un altro progetto molto interessante che ha visto negli anni il coinvolgimento di diversi sostenitori pubblici e privati che hanno consentito all’Ente Parco di riforestare ampi tratti lungo il Fiume Po e non solo. Il Bosco della Pastrona a Casale Monferrato, ad esempio, grazie all’Ente Parco ha preso vita ed è diventato un luogo molto amato per passeggiare o fare attività sportiva a piedi o in bicicletta. La custodia delle orchidee spontanee è un altro esempio virtuoso che vede il coinvolgimento diretto di cittadini e amministrazioni nella cura della natura, che sta diventando anche oggetto di attrazione turistica a basso impatto ambientale. Altri progetti sulla biodiversità sono in corso e altri in via di definizione in collaborazione con i comuni e le associazioni del territorio.

Cosa significa, concretamente, fare vigilanza sul Fiume? E quando i cittadini devono rivolgersi all’Ente Aree Protette del Po Piemontese?
La vigilanza svolta dai guardiaparco consiste essenzialmente nel contrastare i comportamenti scorretti di chi frequenta le aree protette: l’abbandono dei rifiuti, gli abusi edilizi, il mancato rispetto delle norme di tutela della fauna e della flora. L’Ente Parco è a disposizione dei cittadini attraverso le modalità di contatto indicate alla pagina web https://www.parcopopiemontese.it/contatti.php Il sito web dell’Ente Parco è ricco di informazioni utili, si consiglia di consultarlo per trovare subito le risposte alle proprie domande ed, in ogni caso, il personale del Parco è sempre a disposizione. Mi consenta di ringraziare innanzitutto la direttrice dell’Ente, dott.ssa Emanuela Sarzotti, con cui è nato, sin dal primo giorno, un rapporto di estrema collaborazione tecnica ed il Dott. Augusto Cotterchio, nostro responsabile della vigilanza, con il quale sono naturalmente in stretto contatto per seguire in primis l’evolversi delle iniziative di contrasto alla Peste Suina Africana.

Una delle attività fondamentali del sistema Aree Protette è anche quello formativo: cosa fate, e cosa si potrebbe fare, per informare e sensibilizzare di più le comunità territoriali non solo sui divieti, ma sulle opportunità che il fiume offre, e su come viverlo al meglio, nel rispetto dell’ambiente e della fauna, che sul Po in certi tratti è davvero speciale.. Il personale dell’Ente Parco, con il supporto anche delle guide e dei volontari Amici del Parco, è coinvolto costantemente in attività didattiche con le scuole nonché in eventi formativi rivolti alla cittadinanza sugli animali, le piante e gli ambienti tipici del Parco, o che rappresentano una minaccia per la biodiversità, come ad esempio le specie esotiche invasive, sia vegetali che animali. Persone volontarie spesso collaborano con il parco anche per i censimenti di animali e di piante svolti come azione di monitoraggio dello stato di salute dei nostri ecosistemi. Tutte le persone possono inoltre segnalare le specie avvistate, contribuendo alla conoscenza della natura, attraverso l’apposito progetto sulla app iNaturalist https://www.inaturalist.org/projects/aree-protette-del-po-piemontese Il coinvolgimento della cittadinanza è un punto centrale per il Parco, come è avvenuto per progetti quali la Foresta condivisa o la Custodia delle Orchidee.

Fiumi e alluvioni: nell’Alessandrino il binomio, dal 1993 al 2000, ha avuto spesso bilanci tragici. Che ruolo ha il suo Ente sul fronte della pulizia degli alvei, e più in generale della messa a punto di una strategia di manutenzione/prevenzione del territorio? Spesso ci si giustifica con la mancanza di risorse, ma è solo quello?
L’Ente Parco per legge non svolge direttamente compiti di manutenzione o prevenzione del territorio dal punto di vista idrogeologico. Certamente un ecosistema fluviale sano, ovvero un fiume che ha spazio per divagare con fasce di bosco ripariale ben strutturate, contribuisce a rendere il territorio maggiormente resiliente di fronte agli eventi alluvionali, rallentando la corrente e permettendo all’energia dell’acqua di dissiparsi. In questo senso le azioni di ripristino della natura, ovvero di rimozione delle difese spondali, laddove non ci sono abitati o infrastrutture da proteggere, o interventi di riqualificazione naturalistica o miglioramento forestale delle fasce fluviali promosse dal Parco contribuiscono a prevenire il rischio alluvionale. Al contrario, azioni indiscriminate della cosiddetta pulizia degli alvei sia dal punto di vista del taglio della vegetazione riparia che dell’asportazione dei sedimenti possono, diversamente da quanto comunemente si crede, aumentare il rischio idrogeologico, incanalando e velocizzando la corrente.

Il tema degli interventi di prevenzione idrogeologica, e di applicazione del Pai (Piano assesto idrogeologico) è molto sentito: a che punto siamo?
Anche su questo punto, in verità, l’Ente Parco non ha competenze in merito all’attuazione del Piano di assetto idrogeologico, se non quelle della verifica di compatibilità con il Piano d’Area e la valutazione di incidenza ambientale di eventuali opere o interventi nelle aree naturali gestite dal parco. Aggiungo che, naturalmente, la prevenzione è essenziale in un territorio. come quello piemontese, ricco di corsi fluviali ed è un argomento che il sottoscritto segue da sempre ricordando i tragici eventi alessandrini del novembre 1994: ero un abitante degli Orti, una di quelle ‘magliette bianche sporche di fango’ che non si sono abbattute e che, con l’aiuto di decine e decine di volontari provenienti da ogni parte d’Italia, sono riuscite a rialzarsi da quel difficile momento storico.

Chiudiamo con una riflessione sull’avvocato Abbinante cacciatore: alla prossima stagione venatoria proverà qualche inibizione in più? Peraltro la questione è complessa: da diversi anni le associazioni agricole segnalano, ad esempio, l’emergenza ungulati, e non solo, pericolo sia per le attività economiche che per la sicurezza dell’uomo. Come si fa a trovare un equilibrio?
La ringrazio per la bellissima domanda conclusiva. Credo che in verità valga il ragionamento contrario: il fatto che un esponente del mondo venatorio sia oggi presidente di un Parco è il riconoscimento del nostro ruolo nella conservazione ambientale. Un riconoscimento che ci siamo meritati sul campo, pensiamo alla PSA dove i nostri volontari sono stati e sono a tutt’oggi i primi attori nel monitoraggio del territorio e nelle operazioni di contenimento. E’ indubbio che oggi vi siano specie in oggettiva difficoltà e che giustamente devono essere non solo tutelate nel massimo rispetto della rigida normativa italiana ma anche sostenute favorendo la loro riproduzione ricostituendo quell’habitat che in molte aree della nostra Regione è compromesso ma, al contempo, è necessario gestire quella fauna che, al contrario, è fonte non solo di danni alle colture agricole, di incidenti stradali ma anche vettore principale della peste suina africana: un’emergenza che, bene ripeterlo, rischia di compromettere l’intero settore suinicolo piemontese. L’equilibrio si trova, per tornare alle prime righe di questa intervista, nella collaborazione tra le istituzioni ed il mondo agricolo, quello venatorio e quello ambientale. Nel solco di questa volontà di ricerca del massimo confronto e dialogo tra i diversi attori del mondo rurale registro con enorme soddisfazione l’elezione all’unanimità del dott. Andrea Mandarino, espressione delle associazioni ambientaliste, quale Vice Presidente dell’Ente Parco del Po.


