
di Dario B. Caruso
Agosto si apre con una novità: i dazi americani che surclasseranno pesantemente l’economia europea.
È il mondo moderno, bellezza!
È fatto così, ti volti un attimo e trovi un bullo che ti fa le scarpe; hai l’impressione di giungere ad un tavolo di trattative e invece sotto il tavolo i giochi sono già fatti, quando scopri le tue carte il trump di turno ha fatto scopa.
Cosa ciò comporterà realmente lo scopriremo vivendo, comprando e vendendo con gli USA.
Per intanto oltre ai testicoli girano in rete le analisi, i calcoli, i numeri dell’impatto sull’Europa ed in particolare sull’Italia.
Siccome le previsioni sono tutt’altro che rosee, occorre che ciascuno di noi, nel suo piccolissimo, concorra con i propri controdazi; come le formichine, la somma di innumerevoli controdazi potrà contrastare le macro misure suddette.

Mi ingegno e provo detrumpizzare il mio mercato personale.
Via coca-cola e simili.
Eliminando qualche litro di roba gassata in un anno, quantomeno mi aiuterà a controllare meglio le flatulenze.
Via il cinema e la letteratura.
Fatte salve le pellicole western degli anni Cinquanta e Sessanta e i libri di Stephen King (profondamente in dissenso con le politiche del suo presidente), riuscirò non senza difficoltà a disintossicarmi dai polizieschi, dalla fantascienza, dal thriller, dai comici made in USA.
Via le canzoni e le opere musicali.
Questo mi resterà ancora più complesso: non ascolterò musica oltreoceano e nei miei concerti eliminerò brani a cui sono legato evitando in tal modo di inserirli nei borderò SIAE; quei quattro spiccioli non giungeranno nelle tasche di compositori statunitensi.
Ho un amico con un solo testicolo il quale un giorno – molto tempo fa – mi disse: “Sai, con un solo coglione non è poi così male!”
Allora gli credetti ma era parecchio tempo fa.
Oggi, alla luce degli eventi, un coglione solo potrebbe portare il mondo all’autodistruzione.
Ai posteri l’ardua sentenza.
Anzi siccome si va avanti a forza di grafici e andamenti, osserveremo le discese.
E dunque ai poster l’ardua pendenza.


