Ferrando (Cia Alessandria Asti): “Tagliare la Pac significa indebolire non solo l’economia agricola, ma tutto il territorio”

Condividi

di Ettore Grassano

I motivi di preoccupazione non mancano mai. Da quelli normativi, a partire dalla rimodulazione della PAC annunciata dall’UE a partire dal 2028, fino alle tante emergenze climatiche, legate a calamità naturali, o a epidemie come la peste suina africana. Per non dire dei dazi degli Stati Uniti, che rischiano di penalizzare fortemente l’agricoltura italiana, e piemontese in particolare.

Ma per fortuna, e la Presidente CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) delle province di Alessandria e Asti Daniela Ferrando ben lo evidenzia in questa intervista, non mancano anche le soddisfazioni, e forti segni di vitalismo da parte di imprenditori agricoli che ci credono, considerano il loro il mestiere più bello del mondo, e ogni volta sanno gettare il cuore oltre l’ostacolo, e affrontare ogni difficoltà come una sfida, da vincere per uscirne più forti e determinati di prima.

Dottoressa Ferrando, partiamo dalla Pac: quali sono le novità in arrivo, e perché gli agricoltori sono preoccupati?
La discussione di queste settimane verte sul Fondo Unico europeo che taglia le risorse e aggrega tutti i settori. Colpire la Pac vuol dire mettere a rischio lo spirito comunitario dell’Europa che è nata nei campi e ora ci chiede coesione e coraggio a difesa degli agricoltori, a garanzia della sicurezza alimentare globale. Gli agricoltori sono in mobilitazione perché la Pac è un pilastro fondamentale a sostegno del reddito degli agricoltori, ma anche l’unico strumento in grado di incentivare lo sviluppo rurale e la tutela dell’ambiente. Soprattutto per quanto riguarda gli agricoltori con piccole aziende, davvero meritevoli di sostegno per il loro ruolo di custodia e presidio del territorio.

Davvero c’è il rischio che, per aumentare le spese in armamenti, si vadano a penalizzare (oltre a sanità, scuola e welfare) anche settori economici primari come l’agricoltura?
Da ciò che traspare dalle riunioni recenti, sembra proprio così. L’ipotesi del Fondo Unico crea disparità tra gli Stati membri, mette in competizione agricoltura, salute, energia e ricerca, compromette il mercato unico e tutta l’Europa. È un rischio molto serio.

L’instabile scenario internazionale sta provocando danni all’export agricolo piemontese? Pensiamo ai dazi americani, in particolare, ma anche al fatto che certi prodotti, come il nostro vino, hanno visto fortemente contrarsi o bloccarsi alcuni mercati.
Sì, l’impatto è evidente. E ora saranno a rischio sia l’imprenditore che basa il suo mercato sull’export, sia quello che si rivolge al mercato interno e che ora, con una conversione di scelte e necessità aziendali degli altri colleghi, avrà nuovi concorrenti che eroderanno fette di mercato, aggiungendosi all’offerta.

Sempre parlando di enologia: i cambiamenti climatici quanto incidono, e incideranno?
Incidono su produzioni e loro qualità a livello evidente. Basti pensare agli ultimi decenni: negli anni ‘90 si lavorava il vino “aggiungendo zucchero”, ora le uve sono molto più zuccherine, fin troppo, per il caldo torrido in vigna e in fase di maturazione. Anche la quantità varia con il cambiamento climatico, indirettamente: l’anno scorso, ad esempio, è piovuto molto e di conseguenza ci sono stati problemi per le malattie fungine.

Mercato delle nocciole: ad un certo punto, forse con un eccesso di entusiasmo, pareva fosse il nuovo Eldorado: oggi qual è la situazione?
Chi ha piantato in luoghi “sbagliati”, cioè non vocati alla coltivazione, si trova ora in difficoltà. Ma anche chi ha scelto posizioni adatte, deve fronteggiare i temi del clima e dei nuovi parassiti, come la cimice asiatica che è un fenomeno recente. Comunque, il mercato continua a chiedere il prodotto, quindi l’intuizione è stata giusta.

Come è andata l’annata cerealicola? L’Alessandrino è ancora una provincia ‘vocata’ fortemente al grano tenero?
Questa annata vede una produzione soddisfacente, con una media di 50-70 quintali/ettaro e peso specifico buono. L’unica nota dolente è il prezzo: buona parte delle vendite è stata chiusa tra i 21 e 22 euro/quintale: considerando l’aumento dei costi di produzione, questo prezzo è assolutamente inadeguato. Ci aspettavamo una partenza intorno ai 25.

Peste suina africana, l’emergenza è finita? Più in generale, gli ungulati sono sempre un problema, soprattutto in collina?
Sì, il problema è ancora grave e si registra soprattutto in collina, dove c’è l’alternanza tra campi coltivati, boschi e incolti. In pratica, i cinghiali soggiornano nei boschi e pranzano nei campi degli agricoltori!

Il Piemonte degli ulivi [Abbecedario del gusto] CorriereAl 2

Fra le colture specializzate e ‘di nicchia’ quali hanno maggiori potenzialità di crescita?
Il Timorasso negli ultimi anni ha avuto un grande slancio, un analogo trend lo vediamo, seppur al principio, con la produzione di olio. Ci sono aziende che hanno investito in nuovi impianti, tant’è che arrivano anche i riconoscimenti di Città dell’Olio, come avvenuto a Olivola e poi Moncalvo. Cia ha anche contribuito alla creazione dell’uliveto urbano in piazza Matteotti ad Alessandria, perché crediamo nel valore del prodotto e delle aziende che vi investono.

Capitolo sicurezza: il rischio zero non esiste, come in tante altre attività: eppure quando si legge di incidenti mortali con il trattore, magari in collina, viene da chiedersi non si possono evitare? Le associazioni agricole cosa possono fare su questo fronte?
Disattenzione e fatalità possono purtroppo costare la vita, il tema della Sicurezza per Cia è prioritario, tant’è che abbiamo strutturato un settore interno totalmente dedicato che si occupa quotidianamente di formazione e verifiche, con corsi in aula e sul campo. Nel corso del solo 2024, ad esempio, sono state formate da Cia Alessandria e Cia Asti più di 700 persone con corsi datoriali, per dipendenti e abilitativi. L’attività di formazione, sensibilizzazione e prevenzione è svolta con serietà e accuratezza attraverso sopralluoghi nelle aziende e corsi dedicati come previsto dalla normativa vigente; Cia ha stretto inoltre accordi di convenzione con aziende che si occupano di anti-infortunistica per l’acquisto delle dotazioni necessarie alle attività da svolgere in azienda, acquisto e controllo presidi antincendio, relazioni con officine autorizzate, medico competente del Lavoro. abbiamo anche organizzato una giornata informativa e formativa nell’ambito della “Settimana Europea di Sicurezza sul Lavoro” in collaborazione allo Spresal, al fine di formare e informare le aziende agricole sulle tematiche e problematiche collegate alla Sicurezza sul Lavoro, continuando il dialogo e il confronto con gli enti istituzionali preposti. Cia fa anche parte dell’Osservatorio provinciale per il monitoraggio degli infortuni sul lavoro e la sicurezza dei lavoratori convocato dal Prefetto per le province di Alessandria e di Asti.

Per chi decide di fare impresa in agricoltura le difficoltà sono tante, e di ogni genere. Eppure rimane un lavoro pieno di fascino, che attrae ancora le nuove generazioni, e non necessariamente per tradizione famigliare. Come mai secondo lei?
Abbiamo esperienze che confermano questo, che ci fanno sperare perché l’agricoltura ha davvero bisogno del ricambio generazionale: partire da zero senza avere un’azienda famigliare alle spalle è sempre più difficile: gli investimenti sono molto alti, l’accesso al credito è complesso e in annate come le ultime, in cui se tutto va bene si va in pareggio..crederci è complesso.


Condividi