di Graziella Zaccone Languzzi

1) Ricordate la mozione del consigliere comunale di maggioranza Giuseppe Bianchini (SiAmoAlessandria lista civica Barosini)? La mozione riguardava l’obbligo per proprietari, amministratori di stabili e detentori di immobili prospicienti la pubblica via di occuparsi della rimozione delle erbacce lungo il perimetro degli edifici, delle pertinenze, dei muri di cinta e della regolazione delle siepi e rami sporgenti per non ostacolare la pedonalità del marciapiede. Inoltre avrebbe diminuito i costi comunali fino al 30%. La mozione ritenuta di buon senso votata dalla maggioranza del campo largo di centrosinistra, contro i dubbi dell’opposizione che aveva evidenziato il rischio di scaricare ulteriori oneri sui cittadini che già pagano le tasse denunciando la mancanza di servizi comunali. adeguati. Al tempo la minoranza comunale pose una domanda: pagheranno la multa anche i palazzi pubblici e quelli sanitari? Il Comandante della Polizia Municipale precisò che l’applicazione delle sanzione compete a tutte le forze di polizia e anche agli ispettori ambientali, e qualora ci fossero delle erbacce lungo i muri di edifici di proprietà comunale e non solo, le violazioni sarebbero state a carico del dirigente che ha la competenza sul rispetto della norma. Leggete le dichiarazioni del tempo. Mentre una parte significativa di condomini e di singole proprietà ha rispettato la mozione, dimostrando senso civico, il Comune non è stato altrettanto virtuoso e ad oggi non ha ancora dato piena applicazione alle stesse sue regole. La gestione delle aree pubbliche e marciapiedi comunali risulta trascurata, con il pubblico che mantiene aree soggette a degrado e incuria anche attorno agli immobili di sua pertinenza, senza contare le proprietà di Enti pubblici vari. In questi due anni molte volte Svegliati Alessandria ha filmato e fotografato immobili di appartenenza pubblica con erbacce, compreso il perimetro dei muri dei vigili urbani, quelli che dovrebbero controllare e multare. Di questi giorni l’ennesima brutta figura tutta in casa Comune: “Alessandria: la giungla urbana davanti all’Ufficio Tributi, il Comune si multerà da solo?” Bella domanda. La segnalazione è del consigliere comunale all’opposizione Luigi Sfienti, capogruppo “Per Alessandria”, e si legge che quello che vale per i cittadini tartassati con ogni pretesto dovrebbe valere per tutti, ma evidentemente non è così! Nelle foto si possono ammirare le erbacce davanti all’Ufficio Tributi del Comune di Alessandria che stanno progressivamente invadendo il marciapiede, ostacolando la circolazione dei pedoni (pensate a chi si muove in carrozzina!), inoltre vi è ormai la presunta aiuola tra la cancellata e la palazzina che ospita gli uffici, diventata una giungla incolta. Ironia della sorte è che gli uffici interessati sono quelli che si occupano della riscossione Tributaria TARI (Rifiuti) e IMU (Imposta Municipale sulla casa), e del controllo di altri tributi comunali. I solerti dipendenti, costretti a lavorare in un habitat così indecoroso, provvederanno a segnalare agli uffici competenti la situazione affinché il Comune di Alessandria si multi da solo? Che dire? Vergogna! Concludo: il dinamico consigliere Bianchini (lista civica Barosini vicesindaco) al tempo della mozione citò J.F. Kennedy: “Non chiedete cosa può fare il vostro Comune per voi, ma cosa potete fare voi per la vostra città”. Rispondo: esimio consigliere, non è corretto che un Comune pretenda che siano i cittadini a occuparsi del decoro della città. La manutenzione del decoro urbano è infatti una competenza primaria dell’amministrazione comunale, che deve garantire la pulizia delle strade e occuparsi delle loro condizioni, la cura del verde pubblico, la manutenzione degli spazi pubblici etc. . Ciò che devono fare i cittadini per la propria città è avere comportamenti responsabili che non ledono il decoro urbano… chiaro?
Voto: 0

2) Ispezionare nei cassonetti del porta a porta condominiale lede la privacy? A quanto pare sì. Vado per ordine: il 19 maggio una residente del centro cittadino di Alessandria dove vige il metodo porta a porta rifiuti, dopo che il condominio aveva ricevuto un’ispezione con un avvertimento bonario, preoccupata chiedeva “Vorremmo capire dove abbiamo sbagliato. Come fanno i condomini a capire cosa è stato sbagliato? Se queste ispezioni, per ora senza multa, devono servire alla sensibilizzazione del cittadino e ad aiutarlo a non commettere errori nel conferimento, forse sarebbe opportuno che l’ispezione avvenisse alla presenza di un condomino. Mi è stato detto di non preoccuparmi se sul foglio non erano scritte le motivazioni dell’errore, perché lo scriveranno più avanti, quando cominceranno ad esserci le multe. Ma io mi preoccupo”. Vado al nocciolo della questione e la domanda è: come vengono fatte le ispezioni nei cassonetti condominiali? All’interno delle proprietà private prima di essere esposti sui marciapiedi in attesa di essere esposti all’esterno, oppure fuori dai condomini e prima di essere svuotati nei compattatori? Nella prima ipotesi a quale residente del condominio va imputato il conferimento errato? Non è corretto che siano tutti a pagare per uno o pochi che non differenziano correttamente. Nella seconda ipotesi, se i cassonetti non hanno una chiave vi è il rischio che mentre i cassonetti sono all’esterno della proprietà privata, uno che passa ci può buttare dentro qualsiasi cosa. Quindi stiamo celebrando un porta a porta condominiale raffazzonato e la domanda è: ispezionare i cassonetti del porta a porta condominiale lede la privacy? Se ne parlava già nel 2005, quando il porta a porta fu esteso in tutta la città (con fatica per le legittime contrarietà) e i Comitati sorti contro questo metodo di gestione rifiuti, collegati in un Coordinamento extra regionale, con l’appoggio di legali, erano già a conoscenza che la pratica di ispezionare tra i rifiuti nei cassonetti del porta a porta condominiale violasse la legge sulla privacy. Sono in vacanza a Savona dove il metodo porta a porta è stato impostato e poi tolto e rimpostato in funzione del coloro politico comunale, ma anche qui non lo vuole nessuno, e in questo periodo vi è un movimento di protesta continuo pubblicato da Savonanews. Uno degli articoli è interessante: “Savona, porta a porta e controlli. Codacons: “Il controllo della spazzatura rientra nella violazione della privacy?”. Si legge che il Codacons ha verificato tramite i propri legali se ci possa essere una eventuale violazione della privacy legata all’esame dei rifiuti per sanzionare chi differenzia in modo scorretto. Il risultato è che sì, il controllo della spazzatura può rientrare nella violazione della privacy, specialmente quando implica l’ispezione di dati personali contenuti nei rifiuti senza un’adeguata base legale o informativa. Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso preoccupazioni riguardo all’ispezione indiscriminata dei rifiuti, sottolineando che potrebbe ledere la riservatezza dei cittadini. Il Garante per la privacy si è espresso più volte contro i controlli generalizzati all’interno dei cassonetti dei rifiuti da parte degli organi incaricati dagli enti comunali e vi è una sentenza della Corte di Cassazione. Solo in circostanze particolari e in presenza di autorizzazioni per esigenze investigative specifiche può essere ammesso un controllo, ma resta escluso il diritto di procedere a ispezioni generalizzate e indiscriminate. I Comuni, per il rispetto della privacy, spesso ricorrono a sistemi di identificazione indiretta con sacchetti dotati di microchip, codici a barre o RFID, che evitano la necessità di “frugare” nei contenitori e riducono il rischio di trattare dati sensibili in modo illecito. In un condominio del centro vi è stato il controllo di un incaricato con targhetta appartenente al “Corpo Ambientale Nazionale Vigilanza Ittica, Ambientale, Zoofila, Zootecnica, Venatoria”, pare autorizzato a mettere le mani nei rifiuti. Forse sarebbe opportuno programmare bene ciò che è lecito e ciò che non lo è.
Voto: 2

3) E siamo arrivati alle “zone rosse”, per quel che possano valere visto che li tolgono da là e li spostano un po’ più in là: “Alessandria, istituite tre zone rosse fino al 10 settembre”. Si legge che il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha disposto l’istituzione temporanea di tre “zone rosse” ad Alessandria, a seguito di un aumento di episodi di microcriminalità legati a degrado e marginalità. Sono entrate in vigore il 21 luglio e le aree interessate sono i Giardini pubblici davanti alla stazione, piazza Santo Stefano e piazza Marconi e sullo stesso quotidiano una frase che la dice lunga su cosa è diventata Alessandria negli ultimi anni: “dalle famiglie alla paura: così i giardini pubblici di Alessandria sono diventati zona rossa”. Ma anche i commercianti lamentano tale preoccupante situazione : “Zona rossa ai giardini della stazione, sì di cittadini e commercianti: Ora c’è insicurezza e paura”. Le cosiddette “zone rosse urbane” da cui vengono allontanati “balordi”, extracomunitari senza fissa dimora, clandestini che delinquono, hanno come conseguenza che costoro finiscono in aree limitrofe della città, creando un problema di insicurezza diffuso. Sarebbe invece più definitivo procedere al rimpatrio di questi individui senza ascoltare le litanie dei soliti partiti finto/buonisti che dell’accoglienza fanno solo business, lasciando poi costoro al proprio destino: altro che risorse! Infatti queste “anime buone” non si sono fatte attendere protestando: “Sinistra Italiana all’attacco di Abonante: No ‘zone rosse’, ad Alessandria vogliamo spazi vivi e giustizia sociale”. La Sinistra Italiana di Alessandria (fa parte del gruppo consiliare Alleanza Verdi e Sinistra, Europa Verde Possibile e Reti Civiche) ci fa sapere che Alessandria non ha bisogno di zone rosse. Non ha bisogno di militari nei quartieri, né di ordinanze che spingono ai margini chi già vive il disagio, e ha bisogno di cura, di servizi, di cultura e soprattutto, di una politica che affronti i problemi invece di spostarli. Sinistra Italiana &C immagina un’altra Alessandria: una città in cui la sicurezza nasce dal sentirsi parte di una comunità, non dal controllo e dalla paura. Una città in cui le persone si incontrano, vivono lo spazio pubblico, partecipano trasformando il disagio in dialogo e i problemi in progetti … mi chiedo su che pianeta vivono! Giusto anche conoscere chi fa parte del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica di Alessandria. Questo Comitato è presieduto dal Prefetto e include il Questore, il Comandante provinciale dei Carabinieri, il Comandante provinciale della Guardia di Finanza, il Sindaco di Alessandria e il Presidente della Provincia. A questi signori rispondo che tutta la città a zone macchia di leopardo necessita di copertura di “zona rossa urbana”, e come già scritto spostarli dalle tre aree cittadine citate significa creare ulteriori problemi altrove. E’ come se io spazzo la cucina e sposto il mucchietto di polvere in camera da letto. Alessandria è diventata davvero insicura e non è percezione: manco in corso Roma o piazza Libertà si è tranquilli, qui un esempio: “In carcere un 16enne: aveva rapinato con un coltello alcuni ragazzi in centro ad Alessandria”. Temo che il presidio delle tre zone rosse dei vigili urbani e della polizia locale non sia sufficiente, a fare un esempo il comune di Udine (circa 98.682 residenti ) nelle zone rosse non temporanee la presenza fissa della polizia locale è affiancata da controlli continui di altre forze dell’ordine e dal supporto dell’esercito. Anche noi con buona pace della Sinistra Italiana e mettendo da parte la “timidezza” dovremmo approfittare dell’operazione “Strade Sicure” con l’impiego delle Forze armate nella tutela dell’ordine pubblico in supporto alle nostre forze di polizia. per consentire ai cittadini di ritornare a vivere la città come un tempo.
Voto: 2


