
La Piscina dei Bagni, fiore all’occhiello dell’offerta termale acquese, da tempo langue in stato di abbandono. «Sono anni (troppi) che la struttura è chiusa e carente di manutenzione. Tra acqua stagnante, vegetazione rigogliosa e animali insediati, è diventata un pericolo per la salubrità di tutto il circondario – allerta il presidente di ACT Consumatori, Massimo Antonucci – Al di là dello scarso decoro (è la degna testimonianza dello spregio dei Pater per il patrimonio cittadino), con la stagione calda i miasmi sono diventati insopportabili per gli abitanti della zona; l’assenza di trattamenti ha trasformato “la piscina più grande d’Europa” in un acquitrino maleodorante utile solo alla proliferazione delle zanzare (alcune, come insegna la recente cronaca, purtroppo molto pericolose) e a costituire riparo per colonie di roditori sempre più copiose. La gestione della piscina di zona Bagni non è più una questione privata, ma una minaccia alla sicurezza sanitaria locale non più tollerabile».
ACT, facendosi portavoce dei cittadini acquesi, ha attivato il proprio pool di consulenti legali per analizzare la situazione. «La responsabilità primaria per i danni e i disagi causati dalla piscina ricade sul proprietario del fondo – hanno precisato gli avvocati – due sono le responsabilità: le immissioni intollerabili e la turbativa del diritto di proprietà. Le esalazioni maleodoranti provenienti dall’acqua stagnante e la presenza infestante di animali rientrano a pieno titolo nella categoria delle “immissioni” che, per loro natura e intensità, superano la soglia della “normale tollerabilità”. Lo stato di abbandono della piscina, con le conseguenze descritte, costituisce una “turbativa” o “molestia” al pieno e pacifico godimento delle proprietà circostanti.
Proporremo un’azione chiedendo l’emissione un provvedimento giudiziale che imponga al proprietario di porre fine a tale situazione, ad esempio ordinando la pulizia, lo svuotamento e/o la messa in sicurezza della vasca».
L’iniziativa di ACT Consumatori sarà diretta al privato proprietario, Terme di Acqui Spa, ma coinvolgerà anche l’Amministrazione comunale per gli specifici doveri di vigilanza e intervento a tutela della salute pubblica, dell’igiene e dell’ambiente. «Un suo comportamento inerte può configurare una colpa e, di conseguenza, una responsabilità solidale con il privato – precisano i legali – L’ente, quale ufficiale di governo e massima autorità sanitaria locale, ha il potere di emettere un’ordinanza contingibile e urgente per imporre al privato una determinata condotta e, come dispone il Codice dell’Ambiente, se questi non adempie, può farlo direttamente e poi addebitare le spese al proprietario. Se il Comune, pur essendo a conoscenza della situazione e pur essendo stato sollecitato a intervenire, non adotta i provvedimenti necessari, può essere ritenuto corresponsabile dei danni subiti dai cittadini. La giurisprudenza ha più volte condannato enti pubblici per la loro omissione».
«Non si può continuare ad essere indifferenti, bisogna porre fine ad una situazione vergognosa che minaccia la salute dei cittadini – conclude Antonucci – Se non ci penseranno Terme di Acqui o il Comune, sarà il giudice a rendere giustizia agli Acquesi».


