Umiliazione e umiltà [Il Flessibile]

di Dario B. Caruso

Quanto mi piace usare le parole corrette al momento giusto!
Proprio per questa mia peculiarità – che applico in tutto ciò che mi riguarda ma anche per ciò che mi circonda – desidero analizzare le esternazioni del nuovo Ministro dell’Istruzione e del Merito.
Lo farò senza pregiudizio (come già ho espresso nel passato recente) ma anche con ragionevole e approfondita conoscenza del mondo della scuola.

Nel corso di trentacinque anni di insegnamento ho conosciuto migliaia di studenti.
So per certo di non aver mai approfittato di una posizione di forza nei confronti di una debolezza.
Ho visto però persone che si sono avvalse del proprio ruolo per intimare, umiliare e annientare l’altro.
Ho stigmatizzato tali comportamenti e spesso l’ho fatto senza l’appoggio di colleghi e dirigenti, talvolta con il riconoscimento dei mortificati e delle loro famiglie e basta, magari restando inviso ai colleghi.
Cercare momenti di discussione crea fastidio alle alte sfere.

Crescere nella scuola vuol dire assumersi anno dopo anno responsabilità a fronte di un accumulo di esperienza, sbagliando (magari poco) e raddrizzando il tiro (magari sempre).
Crescere nella scuola vuol dire conoscere il significato delle parole.
Essere umili ed essere umiliati sono due esperienze differenti: la prima necessita di un lavoro profondo su se stessi, la seconda vessa le fragilità altrui.
La prospettiva quindi è opposta.
La persona umile è strutturalmente forte, sa perdonare.
La persona che umilia è forte coi deboli, deve fare i conti con la propria coscienza.

L’umiliazione, caro Ministro, uccide.
Lo gridi più forte: ha usato maldestramente le parole.
Se è stato un errore – come Lei dice – forse non si ripeterà.
Diversamente vorrà dire che two clues make a test e io sarò pronto a farLe un nuovo appunto.

Con deferenza.

P.S. Le ultime infornate di dirigenti scolastici hanno visto immettere in ruolo, a capo di numerosi istituti scolastici, laureati in giurisprudenza che di scuola non hanno alcuna esperienza né tantomeno hanno considerazione della figura docente.