No al Deposito Nucleare in Piemonte: quando l’unione fa la forza. Grattacielo della Regione Piemonte: che enorme spreco di denaro pubblico [Le pagelle di GZL]

di Graziella Zaccone Languzzi

1) A tutti i cittadini, comitati, associazioni, politici ed enti istituzionali che si prodigano per dire NO al Deposito Nazionale Nucleare in ogni sito del Piemonte, opponendosi a decisioni prese dall’alto senza valutare le particolarità delle aree scelte e porto un esempio: “Il comitato Bosco Libero spiega le ragioni del no”.
Un comitato di cittadini, un sindaco di una comunità, un geologo e un comitato in appoggio a cui si aggiungono due parlamentari, un insieme che dimostra la forza di cui dispongono le comunità locali quando si trovano di fronte ad intrusioni di rilevanza sgradevole sul proprio territorio. Quando lo si vuole davvero, e si è uniti, si è in grado di mettere in seria difficoltà e addirittura di bloccare definitivamente un “mostro” che, ovunque sarà collocato, dovrà essere custodito e monitorato per oltre 300 anni. Può apparire sconcertante che un Golia (Sogin/Stato) subisca una sconfitta da un Davide formato da un comitato di cittadini, ma ci si può riuscire. Il Piemonte ha già ‘dato’ abbondantemente, e soprattutto la nostra provincia. La scorsa settimana in una “pagella” scrivevo che Alessandria non deve perdere più “treni”, ma il Deposito Nazionale Scorie Radioattive in questa Regione e provincia non deve proprio trovare ospitalità. Qualcuno potrebbe rispondermi: “non a casa tua ma sì a casa d’altri?”. Replico che tutto è utile perché il nostro territorio possa ospitare sviluppo che comporti posti di lavoro quindi reddito, purchè si tratti di attività non nocive: ma quell’ insediamento particolarmente pericoloso per ciò che comporta, proprio no, non lo vogliamo! Significherebbe mettere a rischio la salute delle persone, e la qualità ambientale, con notevole danno anche sul fronte turistico, e dell’agricoltura di pregio. Voto 10 anche ai due parlamentari alessandrini che si sono dimostrati sensibili da subito e a difesa del nostro territorio ed è corretto citarli: Riccardo Molinari (capogruppo alla Camera per Lega Nord, e primo firmatario in Parlamento della Mozione che di fatto dice no al Deposito Nucleare in Piemonte, ponendo sacrosanti paletti) e Federico Fornaro (capogruppo alla camera di LeU). Ma ha fatto la sua parte anche la Regione Piemonte, con tutte le rilevanze esposte. perché uniti si lotta e si vince: “Deposito nucleare, Piemonte scrive a Sogin. Marnati: Integrazioni escludono i siti individuati”.
Voto: 10

 

2) Il grattacielo della Regione Piemonte è costato fino ad oggi oltre 300 milioni di euro, ma la cifra è destinata a lievitare, a distanza di oltre vent’anni dalla sua progettazione rischia di diventare una cattedrale nel deserto. In breve: un’opera travagliata cominciata con la giunta di centrodestra di Enzo Ghigo, nel lontano 2000. L’idea era quella di riunificare tutti gli edifici regionali sparsi per la città. Il concorso internazionale fu vinto dall’archistar Massimiliano Fuksas, che progettò una torre a parallelepipedo da cento metri di altezza in un’area di borgo San Paolo. La governatrice Bresso cambiò sede e progetto, decidendo di riqualificare l’area dove un tempo sorgevano gli impianti della Fiat Avio, comprando i terreni da “casa Agnelli” per 50 milioni di euro. l’altezza del grattacielo con il cambio d’indirizzo lievitò da 100 a 209 metri. Il lavori partirono nel 2011 e il governatore Cota presentò un esposto contestando il costo del progetto: troppi 22,5 milioni di euro per la matita di Fuksas, e secondo verifiche l’ente pubblico al tempo (2014) subì un danno erariale di 4 milioni e mezzo. Nel 2018 nel tris di pagelle trattai questo argomento, lamentando che mentre la politica regionale da anni ci faceva tirare la cinghia, ‘tagliando’ in ogni settore, dalla sanità ai trasporti, nulla veniva risparmiato in quest’inutile opera faraonica mangiasoldi alta 209 metri: “10 alla memoria di Giuseppe e Teresio Borsalino, 2 agli sperperi della Regione Piemonte [Le pagelle di GZL]”.
Certi sprechi da grandeur con i soldi degli altri è bene non dimenticarli.
La Stampa cartacea del 18 giugno a pag.13 scrive: “A Torino il grattacielo degli sprechi. Per la maxi opera voluta dalla Regione Piemonte arrivano le ennesime varianti. ll prezzo sale così di altri 6 milioni fino alla cifra record di 336 milioni di euro. Costi da capogiro e 19 anni di cantieri”. Si legge: Diciannove anni dopo, due inchieste giudiziarie e nove varianti in corso d’opera, l’ultima appena approvata, il grattacielo della Regione Piemonte resta una spaventosa incompiuta, una scatola vuota alta 224 metri. Doveva essere un progetto in auto finanziamento da inaugurare nel 2015, finora è costato 336 milioni di euro e ancora non si intravede la fine dei lavori”. Intervistato l’ex governatore Ghigo che “sognò” questa opera, oggi propone di unire gli uffici politici a quelli della sanità, e che questa diventi la torre della Regione e della Città della Salute. Intanto alcuni numeri: 8 milioni il danno erariale complessivo per la Regione contestato dalla Corte dei Conti, e 400.000 euro la sanzione inflitta ai funzionari regionali dai magistrati contabili. Ma tanto chi paga? Pantalone, ossia noi!
Voto: 2

 

3) Un anno fa la frase: “…e niente sarà più come prima”. Vero! E’ tutto peggiorato e complicato in ogni tipo di servizi essenziali, sia pubblici che privati. Enti pubblici istituzionali e amministrativi, banche, poste con sportelli limitati e le code fuori in attesa. Dipendenti pubblici e privati in smart working, unici contatti i canali telefonici (dove non risponde quasi mai nessuno) e la posta elettronica meglio se certificata. E’ stato “tragico” comunicare con l’ASL, l’Ufficio delle Entrate, con l’Inps, molto complesso richiedere lo SPID se hai una certa età e non sei avvezzo a maneggiare lo smartphone, quindi in soli quindici mesi abbiamo perso ogni tipo di servizio utile, pratico, comodo come lo conoscevamo. Tutti loro ci raccontano che sono mutate le abitudini degli utenti, ci raccontano che hanno dovuto difendere i dipendenti dal contagio per le regole imposte dai Decreti governativi, ci raccontano pure di essere comunque al fianco dei cittadini garantendo l’accessibilità dei servizi, tramite il web con la posta elettronica o il telefono. Secondo le banche, il servizio bancomat con vari dispositivi offre la possibilità di fare molte operazioni di cassa. Ce la raccontano e impongono, ma è il contatto di persona che la gran parte degli utenti preferisce. Il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta ha dichiarato al Corriere della Sera che per i lavoratori della Pubblica amministrazione è ora di tornare tutti al lavoro in presenza. Brunetta ha fatto esempi concreti: Polizia, Vigili del Fuoco, Carabinieri, i dipendenti della Sanità hanno sempre lavorato di presenza e nessuno di loro in smart working, ovviamente è stato subito attaccato dai sindacati. Comunque sia, il lavoro agile proseguirà: “Smart working semplificato, verso proroga a fine anno anche nel settore privato”. Questo quarto di secolo è nato sotto una cattiva stella, con l’introduzione dell’euro ‘a cambio sbagliato’, e in vent’anni la pessima politica italiana ha causato per la popolazione un arretramento in tutti i settori. Poco a poco sono venuti a mancare diritti, tutele, servizi, sicurezza e libertà. La ciliegina su questo quarto di torta “avariata” è rappresentata dalla devastazione del Covid, una guerra ad armi batteriologiche che ha lasciato non rovine ma morti. Mi viene in mente una frase intramontabile che sentivo pronunciare dai miei vecchi: “si stava meglio quando si stava peggio”: calza a pennello per la situazione in essere.
Voto: 2