Raffaello, il principe delle Arti [Very Art – Speciale Culturavirus]

di Cristina Antoni

 

 

Bentornata su CorriereAl a Cristina Antoni, con un’edizione speciale del suo blog Very Art, dedicata alla Cultura (pittorica, e non solo) capace di reagire al virus, e di stimolarci anche in queste settimane di emergenza. Si parte da un omaggio al grande Raffaello, morto esattamente 500 anni fa. Very Art Speciale Culturavirus è anche un video blog, che trovate segnalato in fondo alla rubrica, diffuso (con grande successo) sui profili social di Cristina Antoni.

 

Il venerdì santo del  6 aprile di 500 anni fa (1520), a causa di una febbre molto alta durata 15 giorni, e per sopravvenuti problemi respiratori, il ‘divino’ Raffaello Sanzio da Urbino si spegneva e lasciava questa Terra, venendo prematuramente strappato alla vita, a soli 37 anni. Egli non visse da pittore, ma da Principe, non solo perchè nella sua breve ma intensa vita inanellò una serie di successi e grandi ricchezze, ma perché le sue sublimi creazioni hanno saputo rappresentare la grande corte mondana dei Papi Giulio II della Rovere prima e Leone X de Medici poi.

Pare infatti che Leone X (raffinato e colto umanista) si sia abbandonato ad un pianto disperato quando seppe della morte del grande artista. Raffaello fu sepolto come da sua specifica richiesta in Pantheon con un epitaffio: ‘Qui giace quel Raffaello, da cui, vivo, Madre Natura temette di essere vinta e quando morì temette di morire con lui’.

Il genio urbinate seppe elevare ai massimi livelli la pittura rinascimentale. Si suole dire ‘Bella, come una Madonna di Raffaello’ (e Madonna di Raffaello ve ne sono in oltre venti musei del Mondo) . Questo non è tanto uno slogan coniato dall’ammirazione popolare o da qualche erudito esperto d’arte, quanto un fatto stesso della storia dell’arte divenuto principio estetico.

Raffaello è per tradizione considerato ‘divino’ per le sue capacità di mettere insieme armonia, simmetria ed equilibrio, per i suoi soggetti luminosi, per le velature sovrapposte, capaci di illuminare dall’interno un dipinto e soprattutto per la sua innata abilità di ricercare e accogliere gli insegnamenti dei grandi maestri (Perugino, Piero della Francesca, Leonardo, Michelangelo, Giorgione) e gli impulsi dell’ambiente intellettuale che lo circondava assimilando, decantando, sublimando e reinventando forme sempre nuove. Da qui la sua capacità di creare delle vere e proprie icone della storia dell’arte universale. La sua carriera artistica può essere suddivisa in quattro stadi: il periodo umbro (1500-1504), sotto l’egida del Perugino; il periodo fiorentino (1505-1508), influenzato da Leonardo; gli anni romani con il pontificato di Giulio II, e con gli insegnamenti di Michelangelo; gli ultimi anni, vissuti nell’Urbe , alla corte di Leone X (1513-1520), affascinato dalla classicità e dalle vestigia romane, alimento dell’interesse per l’archeologia, l’architettura e l’urbanistica. Raffaello assorbì le influenze e gli insegnamenti dei grandi maestri del Rinascimento e dell’antichità restituendo tutto ciò modernizzato, valorizzato, ulteriormente accresciuto in bellezza e perfezione, come solo un vero Principe delle Arti avrebbe saputo fare.

Nell’immagine possiamo osservare l’autoritratto di Raffaello, che lo ritrae poco più che ventenne e che rende l’idea delle fattezze reali dell’artista, a mezzo millennio circa di distanza. L’opera, un olio su tavola, conservata nella Galleria degli Uffizi risale al 1504 circa, e pare essere stata realizzata durante il soggiorno a Firenze, come souvenir per i familiari rimasti ad Urbino.

 

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