Commento critico alla guida del 1817 [Lisòndria tra Tani e Burmia]

di Piero Archenti

 

 

Ma chi l’ha detto che nel XIX secolo non si fossero ancora “inventate” le fake news relativamente alle guide turistiche! C’erano già, eccome! Basterebbe leggere l’articolo scritto da uno o più ignoti scrittori di quell’epoca per ricredersi. E su uno di questi appuntò l’attenzione anche il nostro Piero Angiolini il 17-07-1954, per registrare quanto fosse poco fedele alla realtà l’articolo dell’ignoto divulgatore. Infatti, la descrizione che ne sorge, per certi versi appare esagerata in senso riduttivo, per altri versi invece esagerata in senso inverso, come quando, ad esempio, cita una “strada larga e bella” riferendosi a via Vochieri. Esagerata pure la decrizione di Piazza della Libertà che, tral’altro, non viene neppure nominata tuttavia viene incensata come “una delle più belle d’Italia”.
Lasciamo perdere la dichiarazione secondo la quale nel 1817 la nostra città, vista da lontano (ma quanto lontano?) faceva l’effetto di un “grande villaggio in mezzo di una grande pianura”. A parte l’espressione “in mezzo di una grande pianura” che a noi del XXI secolo fa venire l’orticaria. Non è gradevole per noi alessandrini sentirci indicare quell’enorme fortezza (la Cittadella) e la città fortificata al di là del Tanaro con parole così riduttive!
E meno male che riguardo il Ponte Coperto che univa i due Borghi, bontà sua, l’ignoto viaggiatore ne tesse le lodi. Peccato, ma in questo caso non è ovviamente colpa dell’ignoto divulgatore, se una trentina d’anni dopo, nel 1848, per il timore di un’avanzata austriaca, che a Custoza aveva sconfitto l’esercito piemontese, i comandi militari non trovarono di meglio che scoperchiare il ponte come una zucca, nel timore che gli austriaci, dopo quella vittoria, probabilmente ci avrebbero dedicato le loro “non” richieste attenzioni. In effetti non successe nulla, ma ormai il tetto che copriva il ponte era finito nel letto del Tanaro!
Riguardo il fatto che le strade di Alessandria siano per la maggior parte “dirette e assai larghe”, ci sia consentito di contestare codesta affermazione. Eh no, caro il nostro “Ufficiale o Funzionario di Napoleone”, sulle strade di Alessandria, salvo poche fortunate arterie di scorrimento veloce, peraltro realizzate per lo più dopo l’abbattimento dei bastioni che cingevano l’intera città, se non si vuol dare una “sòla” ai lettori del XIX secolo, si deve dire la verità. Infatti, stiamo parlando di strade senza fognature per cui erano per lo più percorse dai numerosi “bettali” nei quali scorreva l’acqua destinata ad usi non proprio di carattere igienico, il che restringeva di parecchio la viabilità pedonale, figuriamoci convivere con cavalli e carretti!
La piazza, ribadisce il divulgatore, è una delle più belle d’Italia. Vero, ma dobbiamo ricordare che agli alessandrini la piazza, pare andasse bene anche così com’era, con la sua bella Cattedrale, le sue guglie che svettavano in cielo e la grande torre campanaria al suo fianco. Per concludere diciamo ancora che Marengo, come asserisce l’ignoto viaggiatore, è celebre per la “vittoria completa” di Napoleone sull’Austria. Ecco, questo concetto non è affatto chiaro, da profano di operazioni militari, ritenevo che una vittoria fosse semplicemente una vittoria per cui aggiungervi ancora l’aggettivo “completa”, rende il superlativo assolutamente inutile!
“Ad eccezione di una sola strada, le altre offrono poche botteghe, ciò che le rende assai tristi”, scriveva l’estensore francese, e su questo non possiamo che trovarci d’accordo tanto più che l’Alessandria di oggi pare stia tornando a rivivere l’epoca in cui visse il nostro ignoto divulgatore. Questo grazie al fatto che attualmente sono numerosissime le piccole attività commerciali che chiudono in favore della grande distribuzione per lo più situata, per motivi logistici, in grossi centri commerciali collocati nell’immediata periferia, rendendo però la stragrande maggioranza delle strade alessandrine “assai tristi”.
Sul fatto che “la pianura di Marengo, come quella di Alessandria non è bella che per le battaglie”, in quanto cittadino del XXI secolo non vediamo proprio cosa ci sia di bello nelle carneficine delle battaglie di ieri ma anche di oggi. Non possiamo che concordare invece sui “bei campi a perdita di vista” a far da contraltare riguardo la scarsità delle vigne. Concludendo, quando gli uomini capiranno che le guerre non fanno altro che distruggere non a edificare!
Due le immagini dell’antico ponte coperto.
Disegno realizzato dall’architetti Luigi Visconti dell’antica Cattedrale distrutta da Napoleone.
Abbattimento dei bastioni che cingevano la città.
L’ex Convento dei Gesuiti, poi Caserma S. Stefano ed ora abitazioni civili citato dall’ignoto “divulgatore”.
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Una guida del 1817
H. Langlois, Editore e libraio Geografico di Parigi, usciva nel lontano 1817 (due anni dopo la caduta di Napoleone) con un itinerario d’Italia che, tra l’altro presenta una interessante descrizione di Alessandria. Nulla sappiamo dell’autore o degli autori; è probabile che per quanto riguarda Alessandria, l’estensore sia stato Ufficiale o un funzionario di Napoleone, vissuto qualche tempo nella nostra città e certamente rimasto soddisfatto del soggiorno in terra nostra. Ecco infatti cosa egli scrive:
Vista da lontano Alessandria, fa l’effetto di un grande villaggio in mezzo di una grande pianura. Venendo da Torino, a un quarto di lega prima di arrivare, si trova un incrocio formato da quattro strade (bivio di S. Michele):quella che è di fronte si dirige alla Cittadella, quella che si prende a destra porta alla Città, quella che si lascia a sinistra porta a Casale. Passate le fortificazioni della Cittadella, si attraversa il Tanaro sul Ponte coperto, il più bello del Piemonte; rimarchevole per la sua altezza e solidità, lo è ancor di più per il tetto che estendendosi per tutta la lunghezza ne fa una vera galleria…
Si arriva in città per la strada larga e bella (!) che è stata aperta dal Ponte fino alla Piazza (via Vochieri che i francesi dedicarono all’Imperatore chiamandola “Rue Napoleòn”). La piazza è una delle più belle d’Italia (!): un viale di acacie la circonda e serve di passeggiata. (Da ricordare che fu costruita da Napoleone sacrificando il vecchio Duomo). Il Palazzo Reale, già dei Ghilini ne orna un lato; (in questo palazzo prese sempre dimora Napoleone) in altro lato il Palazzo di Città e la sala degli spettacoli, molto bella internamente (è il nostro bel Municipale). La Chiesa di S. Alessandro, di S. Lorenzo, il teatro Moderno (forse l’ex Bellana) meritano di essere visti con il Convento dei Gesuiti (S. Stefano caserma) e l’Ospedale, che sono due vasti e begli edifici.
Alessandria non è né una bella Città, quantunque tagliata da strade la maggior parte dirette e assai larghe (!), ne una grande città, quantunque pretenda di esserlo quanto Torino (!). Per contro essa è celebre come una delle più potenti Piazzzeforti di Europa (e così ancora la vedeva Napoleone); Alessandria della Paglia è celebre nella storia delle guerre d’Italia, per i numerosi assedi che ella ha sostenuto! I Bastioni (particolarmente il lato ora Corso Lamarmora) sono con la grande Piazza, le uniche passeggiate di questa città; essa possiede una Scuola d’Artiglieria, dei Bagni pubblici, di abbastanza cattivi e carissimi (!) alberghi; un Gabinetto letterario e una piccolissima biblioteca.
Il suo commercio, poco considerevole, consiste nella seta filata; le filande sono stabilite la maggior parte fuori della Città; si tengono in Aprile e Ottobre due Fiere che attirano molti stranieri. Ad eccezione di una sola strada, le altre offrono poche botteghe, ciò che le rende assai tristi. Le case sono tutte in mattoni come i bastioni (ancora non si era cominciato a “civilizzare” con l’intonaco deturpando le vecchie e belle facciate!). Alessandria è la Patria di Giorgio Merula, sapiente letterato del XV secolo.
Da Alessandria per andare a Valenza la strada taglia colline e vigneti e attraversa un vallone delizioso. Ad una mezza lega attraversata la Bormida, si trova Marengo, borgata già oscura, ma celebre oggigiorno per la vittoria completa (!) riportata sugli Austriaci nel 1800 da Napoleone. La pianura di Marengo, come quella di Alessandria non è bella che per le battaglie; niente boschi, niente orti, né siepi e solo poche vigne (avrà gustato il famoso “nerello” di allora); da tutti i lati bei campi a perdita di vista. La pianura termina agli Appennini che il viaggiatore ha continuamente sotto gli occhi…
Piero Angiolini 17-07-1954