Oro, gioielli, formazione e Unesco: Valenza, “la città che insegna”, vuole diventare un modello nazionale. Insieme a ‘Mani intelligenti’ e a tutte le imprese del distretto [Centosessantacaratteri]

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di Enrico Sozzetti

Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile vedere Valenza muoversi sul palcoscenico nazionale come un autentico ‘sistema’, un Distretto in cui non solo l’arte orafa offre il meglio di sé, ma è anche capace di dare vita a un modello che vuole arricchire l’intero tessuto imprenditoriale, candidandosi a diventare capitale non solo produttiva, bensì anche della formazione e della cultura del bello e del lusso.

Invece tutto questo ora è una realtà ed è andato in scena durante l’edizione 2020 di “VicenzaOro”, salone europeo dedicato all’oreficeria e alla gioielleria. Un business hub del settore (organizzato da Italian Exhibition Group, società quotato al Mercato Telematico Azionario di Borsa Italiana; le strutture sono a Rimini e Vicenza) scelto da Valenza per presentare la candidatura, nel 2021, all’Unesco come “Città creativa”. L’annuncio è stato fatto da Gianluca Barbero, sindaco della città dell’oro, al termine della presentazione della roadmap 2020 della Fondazione ‘Mani intelligenti’. Nelle prossime settimane, l’amministrazione comunale metterà a punto gli atti necessariper la candidatura che andrà affiancata anche da altre iniziative per sottolineare l’originalità e l’unicità della creatività degli orafi valenzani. Il percorso dovrebbe durare un anno ed è previsto un investimento di alcune decine di migliaia di euro.

Il ‘sistema’ Valenza è stato protagonista, a Vicenza, anche con la roadmap 2020 della Fondazione ‘Mani intelligenti’, presentata da Alessia Crivelli (presidente) e Gianluca Cravera (direttore). Il modello formativo innovativo punta a portare «l’azienda dentro la scuola» con l’obiettivo di «ridefinire i sistemi formativi e le modalità di attrattività dei nuovi talenti». Nell’arco dei prossimi mesi verrà completato il percorso che ha come scopo finale la nascita del ‘liceo del gioiello’, evoluzione prevista nell’ambito della sezione Design del liceo Carrà.

Riassunto dalle parole “Una città che insegna”, il viaggio dello studente del gioiello, finalizzato all’inserimento del mondo del lavoro, sarà scandito da quattro tappe: il biennio formativo comune per tutte le sezioni del liceo artistico e avvicinamento alla cultura del gioiello, l’alternanza scuola – lavoro, l’apprendistato di primo livello, il dopo diploma che consentirà l’accesso al mercato del lavoro oppure il proseguimento degli studi con l’Its (istituto tecnico superiore) con il conseguimento della specializzazione tecnica di tecnico di processo orafo. «Il modello – è stato spiegato a Vicenza – prevede il coinvolgimento delle aziende non solo post formazione, ma all’interno del sistema stesso di formazione». L’efficacia del modello Its è stata sottolineata da Pier Francesco Corcione, presidente della Fondazione Its Tam (tessile, abbigliamento, moda) di Biella che ha avviato da tempo una collaborazione con Valenza proprio per sviluppare sinergie innovative fra i distretti industriali. Anche Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria e fra i soci fondatori di ‘Mani intelligenti’, ha sottolineato le potenzialità degli ‘Its’ per la valorizzazione dei talenti e la capacità di assicurare «nuova linfa alle imprese».

Intanto le circa sessanta aziende orafe di Valenza presenti a “VicenzaOro” parlano di una edizione (chiuderà il 22 gennaio) per la quale non mancano attese positive per l’andamento del mercato. Non è certo tempo di bilanci, però le tendenze sono chiare. Tornano l’oro e la personalizzazione dei gioielli come chiave di accesso per nuovi mercati e nuovi clienti, mentre i modelli che segnano un po’ il ritorno a qualche decennio fa, sono ripensati, rinnovati, esprimono passione e creatività e l’artigianalità fa sempre la differenza. Fra gli spazi espositivi di Vicenza si percepisce la fiducia, senza nascondere le difficoltà e le incertezze internazionali. La presenza straniera è comunque ben visibile, i clienti arrivano (diversamente dal passato, i rapporti vengono ormai costruiti prima, la fiera è un momento in cui si consolidano e si devono concretizzare), mentre è sempre più facile trovare la narrazione del gioiello. Lo storytelling (il racconto della storia) sta infatti entrando anche nel mondo orafo. «Il gioiello – è la riflessione di Alessia Crivelli – non è un bene indispensabile, si acquista perché è in capace di dare una emozione. In un mondo in cui il potere di acquisto c’è, quello che emerge in modo sempre più deciso è il desiderio di andare oltre il singolo prodotto. Il cliente vuole capire cosa c’è oltre l’atto creativo e produttivo. Un gioiello racconta una storia che è quella del luogo in cui è nato, quella delle persone che lo hanno pensato, progettato, creato. È la storia di Valenza». Che ora la Fondazione ‘Mani intelligenti’ vuole contribuire a trasformare in un modello culturale e formativo di profilo nazionale e internazionale.