Un termovalorizzatore in provincia? Magari! [Le pagelle di GZL]

di Graziella Zaccone Languzzi

 

1) Ad Angelo Ravera, nuovo Presidente del Consorzio Servizi Rifiuti Csr che comprende i Comuni di Novi Ligure, Tortona, Ovada, Acqui Terme. Il buon voto va per questa scelta: “Alla guida del Csr lavorerò per fare un termovalorizzatore”. Parto da qui: a fine settembre si leggeva che l’assemblea del Csr non era riuscita a eleggere il presidente e il nuovo consiglio di amministrazione, a causa delle divergenze tra i Comuni: “Rifiuti a rischio paralisi: il Csr senza presidente e cda”.Si legge in questo articolo che dopo circa un’ora di caos nessuno ha rinunciato al nome proposto, così la decisione è toccata al Presidente dell’assemblea, il Sindaco di Novi Ligure Gian Paolo Cabella, al quale è toccato nominare cda e Presidente e il nome è caduto su Angelo Ravera, entrato in carica a ottobre. La dichiarazione del nuovo Presidente Ravera, che citerò a seguire, è stata oggetto di un’ interrogazione presentata dal Partito Democratico nell’ultima seduta del Consiglio comunale a Tortona: “Porterò la mia esperienza imprenditoriale nel Csr. Obiettivi d’indirizzo a parte, per i quali discuteremo collegialmente, punterò a realizzare un termovalorizzatore per la distruzione dei rifiuti e la produzione di energia pulita, capace di servire un vasto bacino, anche extra consortile, per ora ci concentreremo sulla raccolta differenziata porta a porta, slittata di 6 mesi e valuteremo nel frattempo che cosa sarà meglio per i cittadini in termini di costi, riducendo al minimo i disagi”.
L’articolo: “L’idea di costruire un inceneritore a Novi Ligure divide i tortonesi. Il Pd chiede di aprire un dibattito, il sindaco dice “no a preconcetti”. Lo spiega bene il Sindaco di Tortona Federico Chiodi, che si dimostra amministratore di buonsenso: “Non ho alcuna contrarietà preconcetta a un secondo termovalorizzatore sul territorio regionale (uno è già attivo a Torino), perché sappiamo bene che il modello del rifiuto zero è inapplicabile, almeno allo stato attuale. Ci sarà sempre una porzione di rifiuto non riciclabile e la nostra discarica ha naturalmente una vita limitata”. Chiedo ai fans delle discariche, business improduttivo e dannoso: non è forse tempo di ‘darci un taglio’ alla guerra ideologica contro i termovalorizzatori? In provincia di discariche abbondiamo, perchè non provare a guardarci intorno, e prendere esempio da altri territori, se serve? “Nell’emirato di Peccioli, (Pisa) la monnezza è oro e il suo totem è la discarica”.
Voto: 8

 

2) Ai “blocca Italia” e a chi è colpito da “paranoia ambientale” sempre e su tutto. Nei giorni scorsi abbiamo subito gli ennesimi disastri idrogeologici causati non (solo) dal maltempo, ma da inerzia, burocrazia, buona dose di incapacità dei decisori suddivisi in una serie di carrozzoni che dialogano poco tra loro. Ma andiamo per ordine. Si legge che il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio è finito nel mirino delle associazioni ambientaliste, colpevole di aver proferito la frase, riferita alla pulizia dei fiumi, che trascriverò: “Dobbiamo fare in modo che i nostri Comuni, i nostri sindaci, i nostri anziani, che li hanno sempre puliti i fiumi, possano continuare a farlo. Una volta non avevano la laurea né in geologia né in ingegneria idraulica, eppure li mantenevano e questi problemi non li avevamo”. Apriti cielo!
Questa è la risposta di associazioni ed esperti: “Maltempo: Per pulire i fiumi servono esperti, i sindaci non bastano”.
Consiglio la lettura del corposo schieramento dei firmatari di tale ‘bacchettata’ contro Cirio. Eggià, la stragrande maggioranza del cosiddetto “popolino”, perennemente vittima del maltempo, la pensa come il Presidente della Regione, ma “lor signori” no, loro dissentono sempre. Qui concordo pure con quanto dichiarò Matteo Salvini a Belluno nel 2018:“Troppi anni di incuria e malinteso ambientalismo da salotto che non ti fanno toccare l’albero nell’alveo ecco che l’alberello ti presenta il conto. Il bosco vive e deve essere curato e il greto del torrente dragato. L’inerzia, l’assenza e l’ignoranza a volte sono alla base di questi fatti”. L’ambientalismo ideologico non porta a nessuna parte, l’ambiente non ha colore politico ed è tempo di scendere a terra, di applicare il buonsenso. Lo chiedo anche i costruttori: “Ance: paese da Codice rosso. Infrastrutture al collasso e manutenzioni assenti”, e lo chiedono i cittadini!
Voto: 2

 

3) Per certi versi, questo Governo mi ricorda il proverbio: “la gatta frettolosa fece i gattini ciechi”. Mi riferisco all’obbligo di seggiolini auto ‘antiabbandono’ per bambini, per i quali si legge da più parti che il mercato non è ancora pronto. Il rischio è di acquistare prodotti non omologati. Lo si legge nell’articolo de “Il Sole 24 ore”: “Seggiolini antiabbandono obbligatori dal oggi: cosa si rischia, come cautelarsi”.
Sia chiaro, dopo innumerevoli fatti dolorosi che la cronaca ci ha portato a conoscere, sono d’accordo per certe misure preventive e in questo caso specifico approvo la loro obbligatorietà, ma sono le tempistiche che portano a pensare che siamo di fronte ad un Governo che legifera senza valutare le conseguenze. E’ scattato nella notte tra mercoledì 6 e giovedì 7 novembre l’obbligo di montare sulle auto i dispositivi di allarme per i seggiolini, i cosiddetti sistemi antiabbandono, anticipando la data prevista del 6 marzo 2020. A ricordarlo è stato il Ministero dei Trasporti, specificando che il regolamento di attuazione dell’articolo 172 del nuovo Codice della Strada in materia è stato pubblicato il 23 ottobre sulla Gazzetta Ufficiale, prevedendo l’entrata in vigore 15 giorni dopo, appunto il 7 novembre del 2019. Chissà, magari quando questa “pagella” sarà pubblicata ci saranno già stati ripensamenti, ma al momento la novità della “fretta e furia” spiazza i produttori e, soprattutto, rischia di causare conseguenze pesanti in caso d’incidente per gli utenti. La circolare emessa d’urgenza non spiega in modo specifico i motivi che spingono a rimodulare la legge 117/2018, che aveva introdotto tale obbligo specificando che avrebbe avuto effetto solo dopo 120 giorni a seguire l’entrata in vigore del decreto ministeriale attuativo, tempo utile per fissare le caratteristiche tecniche dei dispositivi, insomma 120 giorni per fare bene le cose. Le sanzioni saranno pesantissime per chi non si doterà di questi dispositivi: si incorrerà nelle violazioni previste dall’articolo 172 del Codice della Strada, con sanzione amministrativa da 81 a 326 euro (pagamento entro cinque giorni 56,70 euro) e la decurtazione di 5 punti dalla patente. E’ previsto, bontà loro, nell’agevolare l’adeguamento, un incentivo di 30 euro per ciascun dispositivo acquistato. Su tale azione di “fretta e furia” del Governo, si è pronunciato il Presidente di ASAPS (Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale) Giordano Biserni, che ha criticato tale provvedimento d’urgenza. Conclusione: mai una legge fatta con criterio e buonsenso e senza lacune a vantaggio dei cittadini. Speriamo in un “ravvedimento” nella tempistica.
Voto: 2