Piazza Vittorio Emanuele II – Lato Nord [Un tuffo nel passato]

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frisina_caldi Tony Frisina.

A volte, rovistando in un cassetto, si trova una vecchia cartolina e la si guarda con sufficienza, giusto perché incuriosisce il suo formato, l’assenza di colori, la sua opacità.

Un’occhiata rapida ai palazzi raffigurati, agli alberi della piazza e poi zac! Buttata di nuovo nel cassetto, se va bene. In alternativa c’è la pattumiera.

Non tutti sono così sensibili da riuscire a vedere molto più di questo in un rettangolo di cartoncino arrivato fino ad oggi passando mille avventure.

Non voglio dire che siano molte le persone insensibili al fascino del passato. Ritengo però che saper leggere una cartolina sia relativamente complesso e che – per qualcuno – occorra un piccolo aiuto.

Una piazza con tanti alberi e una fila di palazzi.

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In sostanza la cartolina che propongo oggi ci mostra proprio quel che ho appena scritto. La fotografia fu scattata – senza ombra di dubbio – da una delle finestre dell’ultimo piano di Palatium Vetus.

Incominciamo col dire che Piazza Vittorio Emanuele II (oggi piazza della Libertà) è anche il cuore della città con la sua vita, il traffico che la anima e il mercato ambulante, di cui se ne può osservare una parte, che fino a pochi anni fa era proprio ospitato in questo luogo centrale.

Gli alberi spogli suggeriscono un clima autunno-invernale e così pure gli abiti indossati dai passanti, seppure questi siano a notevole distanza dall’obiettivo fotografico.

Poi c’è da dire ancora – ed è la cosa più importante da sottolineare – che tutta la parte nord della piazza – quella raffigurata in questa immagine – è stata ampiamente modificata nel corso di oltre un secolo.

Il cambiamento più invasivo è, senza dubbio, quello che ha portato alla demolizione di almeno cinque palazzi prospicienti la piazza (e altri caseggiati appartenenti allo stesso isolato a cui si accedeva da via Ghilini) per poter erigere il nuovo Palazzo delle Poste e Telegrafi.

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Palazzi sette-ottocenteschi immolati in nome del progresso. In questo modo la fisionomia della piazza ha continuato a cambiare. Altri cambiamenti anche recenti hanno interessato questo lato della piazza, e ne parleremo nel corso di una prossima occasione.

Altra grande demolizione è quella che ha interessato – intorno gli anni Cinquanta – il palazzo della Banca d’Italia, quello chiaro che fa angolo con via Dante e la cui facciata termina in via Ghilini. Poco oltre si nota parte del Palazzo Ghilini, sede della Prefettura e di quel poco che resta dell’Amministrazione Provinciale. Speriamo che il Palazzo continui a resistere allo scorrere del tempo e della storia ancora per molti secoli.

Aggiungo ancora un racconto a mio giudizio molto importante.

In uno dei palazzi superstiti, adiacente al Palazzo delle Poste, alcuni anni or sono – in maniera fortuita – fu scoperto un affresco per merito di un caro amico purtroppo prematuramente scomparso, Gian Paolo Pelizza.[1]

Personalmente avevo appurato trattarsi di un lavoro eseguito in età matura (1873) dal grande artista Francesco Mensi.[2]

Si tratta dell’Aurora, affresco ritenuto perduto fino al 1997.

Un piccolo opuscolo (conservato presso la Civica Biblioteca di questa città) a mia firma e con il contributo dell’amico Pelizza racconta proprio la scoperta e la storia di questo pregevole lavoro artistico. È anche possibile rintracciare questo studio sull’Aurora su un numero della rivista Rassegna Economica della Camera di Commercio di Alessandria.[3]

Ho voluto parlare di questo ritrovamento per sottolineare quanto il destino abbia contribuito a far in modo che le demolizioni per l’erigendo palazzo delle Poste si fermassero al caseggiato attiguo, salvando in questo modo – seppur in maniera involontaria – il pregiato dipinto.

Questi sono soltanto pochi ricordi, solo alcuni racconti che si possono ricostruire nella mente e raccontare;  ma – volendo – ci sarebbero ancora decine di temi da sviluppare sempre osservando una semplice cartolina antica come questa seppure neanche molto bella. E se ci mettessimo a raccontare vicende di vita, aneddoti e storie di cui conosciamo gli sviluppi, aventi per scenografia proprio questa parte di città non la finiremmo più di scrivere e certamente annoieremmo il pur paziente lettore che ha seguito fin qui la narrazione.
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[1] È possibile rintracciare il fascicolo di cui parlo presso la nostra Biblioteca Civica e presso la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Comune e della provincia di Torino.
http://www.librinlinea.it/search/public/appl/dettaglio.php?bid=TO01413154#

[2] Per saperne di più: https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Mensi

[3] Tony FrisinaGian Paolo Pelizza, Un soffitto affrescato da Francesco Mensi in Alessandria, Rassegna Economica – Rivista Trimestrale della Camera di Commercio di Alessandria, pagine 40-41-42-43, Alessandria, 1998


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