Grigi: Scazzola mister, la centrifuga, gli ex e i reduci

Grigi: dal libro Cuore alla tragedia del Poseidon CorriereAldi Jimmy Barco

 

Mi sono perso un girone intero, l’ultimo. Ma nulla è cambiato: l’Alessandria Calcio resta una lavatrice con la centrifuga sempre in azione. Un elettrodomestico nel quale si butta di tutto, sperando che, girando vorticosamente, qualcosa succeda.

E normalmente, quando apri l’oblò a fine ciclo, ci trovi più pasticci che altro. Sia chiaro: questo modo dispendioso, insostenibile e schizofrenico di intendere la gestione di un club, in una categoria come quella alla quale apparteniamo e su questa piazza di potenzialità non certo sontuose non è prerogativa della gestione Di Masi, ma una tendenza che viene da lontano, da presidenti svegli, presidenti tonti, presidenti munifici e pure da presidenti poveracci. Tutti patron, o quasi, sempre alla ricerca della benedizione del totem che si chiama “piazza”.

In nome di quella convinzione nei dieci lustri passati sono state immolate montagne di risorse economiche, senza mai avere alcuna decisiva soddisfazione sportiva. Per essere ancor più chiari, l’Alessandria Calcio milita da oltre cinquant’anni in serie C, tranne un campionato in cadetteria, due in Eccellenza e tre in Serie D. In questo mezzo secolo i momenti sportivi gratificanti si possono contare sulle dita di una mano, dei quali più della metà vissuti durante la gestione Di Masi.

L’attuale situazione del club mandrogno è un modello nel panorama calcistico italiano. La Società è stata totalmente sgravata da debiti a medio lungo termine verso maestranze, fornitori ed Enti; dotata di un’organizzazione da riferimento; per quel che riguarda poi lo stadio il Mocca, è un gioiellino e il nostro blasone ci colloca fra le prime trenta società italiane.

Quando però si analizza la situazione tecnica contrattuale odierna dei Grigi e il dato meramente sportivo il giudizio si ribalta.
Infatti siamo nei primi posti pure fra le “fonderie” ufficiali del calcio italiano.
Adesso siamo al bivio: o si tenta di invertire la tendenza cercando di costruire qualcosa di solido e duraturo pagando il meno possibile le minchiate passate, oppure possiamo continuare ad applicare le metodologie di sempre e sperare che, una volta aperto il famoso oblò della lavatrice (e per lavatrice intendo niente a che vedere con operazioni finanziarie dubbie, naturalmente) esca dal cestello il miracolo. Purtroppo i miracoli sono rari per definizione, anche nel calcio.

A maggior ragione in questa plaga dove, non appena opera un professionista di solida qualità, entra nel mirino di una pletora di imbecilli a livello calcistico sportivo, pletora minoritaria, autoreferenziale ben spalleggiata però da una critica sportiva poco coraggiosa e dotata di competenza tecnica all’altezza. Ciò detto, sembra stavolta si sia imboccata la strada per far diventare l’Alessandria una società calcistica “normale”.

E per fare questo passo avanti si è individuato in Artico-Wolf l’uomo di calcio in grado di “reggere i colpi” di operazioni che portano con sé inevitabilmente vuoti d’aria e situazioni ad alto rischio delusione. Scelta, mi pare, non banale e interessante. E se le esperienze passate nel ruolo di DS del Nostro non sono state esaltanti, questo potrebbe non essere un problema irrisolvibile, secondo me, se l’ex bomber affronterà le situazioni con equilibrio ed intelligenza, senza scimmiottare certa sicumera e arroganza di alcuni suoi colleghi big che abbiamo, ahinoi, incrociato qui.

La prima scelta operata, quella di Cristiano Scazzola mister, mi pare in linea con gli obbiettivi, e quella montagna da scalare nelle prossime due stagioni. Conosco bene il lavoro svolto dal neo mister in quel di Vercelli, prima nel settore giovanile e poi in prima squadra, premiato da una promozione in B e poi da una salvezza in cadetteria. Certo nella città del riso Scazzola è stato individuato e supportato da due super: il Presidente Massimo Secondo e il DS Romairone, tra l’altro ex giocatore grigio pure lui. Poi per Cristiano due esperienze sfortunate a Siena e a Caserta.
Per lui prova d’appello a Cuneo, piazza arrotata in men che non si dica da Lamanna (nostro ex pure lui) dal punto di vista economico amministrativo ma qualificata dal lavoro straordinario proprio del Mister e di Borgo (altro ex Grigio ma solo di contrabbando).

E quanto agli ex già adesso, nell’organigramma societario, spuntano nomi che, in altri momenti della storia di questa squadra erano popolari.

L’istinto, l’esperienza e i rumors mi suggeriscono però che “l’esercito degli ex” non sia finito qui, perché ci sono ancora nomi graditi a certa piazza, personaggi che non aspettano altro che essere arruolati, sia per giocare che per strappare uno stipendio nelle retrovie.

E il comandante in capo di questa specie di Riserva Municipale non poteva che essere Artico-Wolf, ex per antonomasia. Che tanti ex possano avere competenze e professionalità idonee a risolvere i problemi davvero imponenti tecnico-sportivi e amministrativi che ho analizzato all’inizio è possibile. Che tutti questi ex (Scazzola a parte, visto il curriculum) siano comunque un salto nel buio anche, visto che saranno chiamati (se saranno chiamati….) per ricoprire ruoli nei quali la loro preparazione specifica è quella che è.

Ma si sa, come dire di no a un buon amico che in passato ha dato tanto alla causa grigia….

A proposito: quanto hanno dato queste persone all’Alessandria è risaputo da tutti. Di quanto e come questa piazza ha devoluto loro però nessuno ne parla mai, mah! Chioso invece con un’inconsistente (lo ammetto) sottolineatura: fra le figure degne di non essere dimenticate ci sono certamente gli “ex” ma ci sono pure “i reduci”. Penso che gli ex, nel calcio come nella vita, possano tornare utili alla causa mentre i reduci, per quanto rispetto meritino, no.

Speriamo quindi che Artico si limiti agli ex spendibili, e non si allarghi ai reduci tromboni in cerca di un comodo divano sul quale ricevere il bonifico a fine mese…intanto il nuovo Ds ha cominciato con individuare correttamente un ex come mister.

Adesso non cada nella trappola di sentirsi garantito da reduci amici suoi e amici degli amici, perché sarebbe un’imperdonabile ammissione di debolezza.