Crolli [Il Flessibile]

di Dario B. Caruso

 

La storia è ciclica.

Avvicinandosi all’oggi i cicli sono sempre più brevi.

Accade così per le ere geologiche che sono riferite alla vita del pianeta Terra, il Precambriano fu lungo quattromila milioni di anni mentre il Cenozoico – nel quale viviamo – solamente sessanta milioni.

Così anche per la vita dell’uomo sulla Terra, da un Medioevo lungo quattordici secoli oggi siamo passati a cicli di qualche lustro; a breve giungeremo a cicli coincidenti con un anno solare, forse meno.

Anche le semplici vite di ciascuno di noi hanno tempi interni sempre più piccoli.

Ci sono accadimenti che preludono alla conclusione di un ciclo, segni che fungono da presagio e possono essere letti e interpretati da alcuni come casualità, scherzi del destino, coincidenze oppure possono essere considerati da altri quali gocce che fanno traboccare la misura colma.

Di questa seconda evenienza vorrei occuparmi.

In una scuola italiana (provincia di Napoli) crolla un muro.

Non è il bilancio che desta preoccupazione – per fortuna alcuni feriti lievi – ma l’idea che un edificio scolastico – il luogo più sicuro nel quale lasciare i propri figli – possa venire giù con estrema facilità.

La goccia che fa traboccare il vaso è evidente, lo stesso presidente dell’Associazione Nazionale Presidi recita come un rosario “Oggi c’è mancato davvero poco”.

Già, perché solo pochi giorni prima, il 7 aprile, un solaio di un altro edificio scolastico, stavolta a Roma, crolla miseramente.

“Urge effettuare un controllo a tappeto dei solai e degli edifici scolastici italiani, serve un’anagrafica dei lavori più urgenti da svolgere”.

C’è mancato poco, dice senza vergogna.

Bene, aspettiamo che manchi ancora meno, dico io.

Aspettiamo che il prossimo muro o solaio o cos’altro crolli e stavolta fracassi i corpi di bambini felici di crescere e di imparare a stare insieme.

Mentre gli adulti che decidono continuano a stilare elenchi ed aggiornare l’anagrafica dei lavori più urgenti da svolgere.

Passeranno gli anni, cambieranno presidi docenti e personale, tutti inconsapevoli della spada di Damocle che li minaccia, tutti intenti a compilare carte ed incontrarsi per discutere del nulla.

È successo anche per Notre Dame de Paris: non importa ciò che si è perduto, importa raccogliere subito fondi e lanciare slogan di ricostruzione.

Per ora però ciò che vediamo sono solamente crolli.

Crollano le scuole, crollano le certezze come pietre miliari ma solo di alcuni.

E intanto un ciclo va a concludersi, ma forse è solo un mio tempo interno.

Aspetto le considerazioni dei sociologi che diranno come verrà chiamato questo ciclo.

Del resto sono i nomi che fanno la storia, non la cura delle cose.