Non è un paese per giovani [Piemonte Economy]

di Cristina Bargero

 

 

Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi racconta con l’ironia tragica tipica delle commedie italiane le vicissitudini di due ragazzi italiani, Sandro e Luciano, entrambi camerieri che partono per Cuba alla ricerca di prospettive che il nostro paese non riesce più dare loro.

I due giovani rappresentano le problematiche, i sogni delusi e le aspettative di una generazione (ma oserei affermare due) che si trova ad affrontare il futuro con grandi incognite e per cui l’unica certezza alla fine rimane quella di andarsene.

Eppure la questione giovanile è da anni al centro del dibattito di sociologi, economisti, politici, che ne sottolineano la gravità, ma poi stentano a trovare poi soluzioni percorribili e concrete.

Un dato fra tutti parla chiaro, ossia quello della disoccupazione giovanile (15-24 anni) che nel 2018 in Italia era pari a 34,1%, ma la situazione non può nemmeno considerarsi rosea per la fascia tra i 25 e i 34 anni, in cui i disoccupati erano il 16,3%. Nella nostra provincia il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni raggiunge il 33,2% (solo Biella presenta un risultato peggiore), quello tra i 25 e i 34 il 12,9%.

Ma il problema andrebbe inquadrato in un contesto più ampio di sistema paese.
Del resto un paese che cresce poco, in cui da anni languono misure di politica industriale e la produttività del lavoro è rimasta al palo, mostra inevitabilmente livelli di disoccupazione, specialmente giovanile, elevati.

Ma un altro punto critico risiede nel sistema formativo che va ripensato in ragione delle nuove competenze e professioni richieste oggi dalle imprese. Nella nostra provincia esistono già istituti professionali di livello e università con legami stretti con il mondo produttivo, ma è necessario intensificare ancor di più il matching tra domanda e offerta.

Al lavoro che scarseggia va ad aggiungersi il problema retributivo: gli stipendi in Italia sono eccessivamente bassi e la differenza rispetto agli altri paesi europei si è acuita.

Il rapporto Censis indica che dal 2000 al 2017 i salari italiani sono aumentati di soli 400 euro all’anno, a fronte dei 5000 euro di aumento medio della Germania e i 6000 euro circa di aumento medio della Francia. Il divario con i lavoratori tedeschi, che già era abbastanza elevato, oggi si è acuito. La curva piatta dei salari ha pesato soprattutto sugli ultimi ad essere entrati nel mercato del lavoro, ossia i giovani

Non dobbiamo rimanere sorpresi se molti nostri connazionali scelgano di emigrare verso Germania e Regno Unito. Non è un paese per giovani, ma forse neanche per chi tanto giovane non lo è più.