Buchi [Il Flessibile]

di Dario B. Caruso

 

La prima fotografia di un buco nero ci dà numerose conferme.

La prima – a detta degli scienziati – è che Einstein con la sua Teoria della Relatività avesse ragione sull’esistenza dei buchi neri e sulla loro forma.

La seconda – a detta di altri scienziati – è che non ci sarebbe nulla di nuovo, anzi si darebbe a questa vicenda un’importanza mediatica rilevante di fronte ad una importanza scientifica irrilevante.

La terza – a detta dell’uomo comune – è che sappiamo con certa certezza di essere talmente piccoli da non essere capaci di quantificare; l’immagine fotografica – non fotografica poiché ricostruita attraverso complessi algoritmi – rappresenta ciò che accadde 55 milioni di anni fa in quel punto dell’universo. Siamo dunque un filo in ritardo sulle novità che interessano quella parte di spazio.

Da allora ad ora potrebbe essere accaduto qualsiasi altro evento.

Nelle stesse ore, in Puglia, un malvivente scarica completamente il caricatore della sua pistola su due carabinieri di pattuglia.

Il signor Giuseppe fu fermato alcuni giorni fa per possesso di stupefacenti, quindi per possesso di un coltello, condotto in caserma e rilasciato in attesa che commettesse qualcosa di più serio.

Ecco, ora il buon Giuseppe essendo affascinato dai buchi, ha trovato il modo di praticare in tempi umani.

Quelli geologici e astrofisici a lui non interessano.

La prima fotografia di un buco nero ci dà numerose conferme.

L’essere umano arriva sempre tendenzialmente troppo tardi, quando tutto è accaduto ed è dunque incapace di prevenire.

Al massimo giusto in tempo per riprendere con lo smartphone quanto stia accadendo, mai qualche minuto prima per evitare che accada.

È questione di tempo.

E talvolta di volontà.