Grigi: la calcolatrice, please

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Grigi: dal libro Cuore alla tragedia del Poseidon CorriereAldi Jimmy Barco
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Dopo sette partite disputate (4 in casa e 3 fuori) l’Alessandria in questo campionato ha raccolto 10 punti. La media punti ottenuta fin qui dai Grigi è di 1,42 a partita, che, moltiplicato per le 38 partite previste, porterebbe il bottino finale nella regular season a 54 punti.

In condizioni normali un punteggio del genere ci piazzerebbe tra il quinto e l’ottavo posto nella classifica finale ma penso che, non appena arriveranno le penalizzazioni per alcune compagini del nostro girone, questi calcoli potrebbero saltare. E potrebbero variare pure quando tutte le squadre del girone si saranno messe alla pari quanto a partite disputate.
Inoltre prevedo un mercato di gennaio particolarmente effervescente, mercato che può davvero cambiare gli equilibri nel nostro raggruppamento.

Ma qui parliamo del cammino dei Grigi, delle prestazioni che ci hanno regalato, del gioco che ci hanno fatto vedere e dei punti che hanno incamerato. Aldilà della partita contro la Juve Under 23 (esordio bagnato con una vittoria ma incontro fuori da ogni schema, e comunque caratterizzato da un nostro sostanziale non gioco) si è passati ad una meritata sconfitta in casa contro la Pro Piacenza e un punticino, ancora una volta senza gioco, contro la modestissima Lucchese.

Poi arriva la trasferta di Pisa, partita nella quale cominciamo benino ma, a metà del primo tempo, ci rintaniamo nel bunker e ci stiamo fino alla fine, consentendo ai toscani, pur in crisi nera, di fare la partita consegnando loro gratis sessanta metri di campo. Alla fine arriva di nuovo il puntazzuolo ma la nostra squadra, anziché giocare al calcio, gioca “a pallone”, uno sport primordiale che ricorda da vicino il gioco del calcio ma non è il gioco del calcio.

Al turno successivo al Mocca scende il Siena, squadra ancora in rodaggio ma dotata di tecnica, idee ed organizzazione: l’Alessandria prova timidamente a fare la sua parte e ne esce un altro pareggio ma, stavolta, si esce dal campo consapevoli che, se proprio dobbiamo giocare la partita, possiamo farlo anche noi.

Passiamo in Sardegna con due partite in quattro giorni. Sarei disonesto se sostenessi che le trasferte di Olbia e di Arzachena sono partite come tutte le altre. Le trasferte in Sardegna hanno problematiche tutte loro: i terreni di gioco dell’isola sono sempre condizionanti, i padroni di casa la mettono sulla frenesia e sui lanci lunghi, tendono ad allungare la squadra avversaria e fanno di tutto per riuscirci, il pallone sta per aria 60’ sui 100’ di gioco e un triangolo palla a terra è festeggiato sugli spalti con filu ferru per tutti.

Vedere insomma una normale partita di calcio di Serie C giocata sull’isola è una rarità e quindi aspettarsela proprio dall’Alessandria è pura crudeltà mentale. Pensate che la stessa Juve Under 23, pochi giorni orsono proprio ad Arzachena, aveva perso la partita senza riuscire a fare due passaggi di fila, e non si possono certo accusare i bianconeri di essere una squadra poco portata alla manovra, anzi…. Quindi sia la partita contro l’Olbia, terminata in pareggio senza reti, sia quella di Arzachena, vinta sul finale grazie ad una zuccata splendida del nostro non-bomber De Luca, non possono essere giudicate attraverso i soliti parametri applicati ad altri match quanto a qualità del gioco e della prestazione complessiva.

Quello che invece mi pare doveroso sottolineare è il fatto che questo collettivo sta crescendo gradatamente nell’atteggiamento propositivo e nella ricerca di diventare pure lui protagonista della partita. Tutto questo grazie anche alle scelte di D’Agostino adottate dalla partita contro il Siena in poi, scelte che, di fatto, obbligano gli avversari a preoccuparsi di noi e non solo il contrario, come era avvenuto nelle prime uscite di campionato.

Poi le partite si possono vincere e perdere ma non giocarle in partenza è un segnale di debolezza nocivo sia all’interno del gruppo sia per tutto l’ambiente. Giusto per chiudere: su FB alcuni scienziati di casa nostra, durante la prima parte del secondo tempo contro l’Arzachena, hanno attaccato duramente Di Masi. Tutto lecito (a parte gli insulti personali gratuiti) ma perché dopo il gol di De Luca questi leoni della tastiera si sono zittiti? Secondo costoro basta un gol in trasferta per cambiare i giudizi sul lavoro di una società? O magari, per ragioni di mera opportunità, non conviene contestare la squadra quando vince ma solo quando perde? E allora aspettate i futuri passi falsi dell’Alessandria (che per la legge dei grandi numeri, prima o poi, arriveranno) così vi sfogate per una partita intera e vi sarete realizzati al meglio senza il fastidio del “coitus interruptus”. Ad maiora.


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