Il diavolo sulle colline [Il Superstite 394]

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ATO6: "Crisi idrica, i cittadini siano più parsimoniosi con l'acqua" CorriereAl 1di Danilo Arona

 

 

Luglio 1986. Una vita fa nella campagna astigiana. È qui che il diavolo sceglie di mostrarsi nella sua forma simbolica più coerente: enorme, orribile, fiammeggiante, volto verdastro, occhi fosforescenti e atteggiamento minaccioso. Almeno così sostengono alcuni bambini che ai primi del mese lo avrebbero avvistato nei campi vicino a Montechiaro d’Asti.

Dei bambini, si sa, non c’è da fidarsi. O stanno scherzando loro o qualcuno li ha presi in giro. Ma le apparizioni si moltiplicano. In tanti vedono il diavolo. E in un’estate avara di notizie ghiotte, a Montechiaro, paesone di 1300 abitanti che ospita nel mese di novembre la fiera nazionale del tartufo bianco, arriva una task force di tutte le testate giornalistiche, ivi comprese le defunte oggi “La Notte” e “La Domenica del Corriere” – e quest’ultima dedica al satanasso astigiano una magnifica illustrazione di Carlo Iacono. Per non dire di tutta una serie di gruppi acchiappafantasmi, ufologi, apparizionisti, free-lance del “Giornale dei Misteri” e persino un paio di esorcisti in incognito.

Insomma, avete presente quel grande film che è stato L’asso nella manica? Rende l’idea. E volete che con tanta platea il nostrano signore di ogni nequizia non si programmi sortite mirate con vestiti e travestimenti diversi per ogni occasione? Va proprio così e, mentre Belzebù si concede a ore piuttosto tarde anche in località vicine – Settime, Castagno, Villa San Secondo, Cunico, Montiglio, Monale e Calcavagno, centri agricoli che non si sentono affatto gratificati dalle scorrerie di Satana-, la stampa nazionale finge di abboccare alla demoniaca esca.

«Alto 2 metri, massiccio, forse con un filo di pancia costretta in una Gibaud nera, mantello rosso, maschera grigia, scarpe gialle e corna di toro», così ne racconta Beppe Fossati de “Il Giornale”.

«Alto 3 metri, corna gialle, coda a punta, rosso, verde in volto»,  secondo Sandro Giglioli de “La Domenica del Corriere”.

«Occhi fosforescenti e lunga coda», “Il Giornale di Brescia”.

«Colorito cadaverico, faccia bianca da morto e una tremenda puzza di zolfo», secondo le testimonianze raccolte dalla compianta Laura Bosia di “Stampa Sera”.

«Un cappellaccio nero con le corna che spuntano di sotto, come quelle di un vitello», per Rosalba Fazio.

Insomma, di apparizione in apparizione, i particolari aumentano e i carabinieri, ovvio, indagano. Mentre il parroco Giuseppe Marello alza le spalle e le coppiette di Montechiaro non cercano più il buio e si piazzano in bell’evidenza sotto la luce dei lampioni. Meglio il mattarello di mamma che il sulfureo e pestilenziale incedere del demonio.

Nel bel mezzo del caos si sparge in paese la voce che il diavolo è Tarzan, un saltimbanco locale famoso qualche anno prima per l’abilità circense e i costumi variopinti che ben possono proporsi a guardaroba satanico. «È lui, Tarzan!», la frase percorre come un fremito liberatorio questo lembo di terra, zona di vitigni e prelibatezze culinarie. Ma il povero Tarzan si trova in ospedale da oltre 20 giorni, ricoverato per frattura. Sarà caduto da una liana.

La situazione precipita. Viene organizzata, per forza di notte, una “caccia al diavolo” con una battuta a largo raggio nelle campagne cui partecipano i carabinieri, i due esorcisti, un giovane Paolo Toselli che sospetta che il diavolo sia un alieno e qualche politico socialista. Alle prime luci dell’alba si torna a casa senza Belzebù e un carabiniere è costretto a rispondere a un impertinente giornalista, Sandro Giglioli, che chiede lumi sulla presenza della Benemerita nella caccia al diavolo: «Sì, siamo dovuti scendere in campo. È una questione di ordine pubblico, la gente ha paura e ci chiede di intervenire, di fare qualcosa. Potrebbe essere un pazzo, un maniaco. Qualche anno fa in paese circolava un individuo che violava le tombe dei cimiteri. Poi ce ne fu un altro, un certo Giacomino, che terrorizzava la gente nascondendosi sotto un lenzuolo bianco. Ci siamo così riuniti con le autorità municipali e in effetti ci è sembrato un po’ ridicolo concertare un piano anti-diavolo.»

Ridicolo, il piano? Forse. Ma ecco altre apparizioni: “Era alto e ciccione” racconta il piccolo Ivan Coffano. “Il diavolo si è affacciato da dietro un portone e mi ha fatto una pernacchia” sostiene la figlioletta del barista sulla piazza. E, dulcis in fundo, Satana giunge ad armarsi di coltello, aggredendo un automobilista, saltando sul cofano della macchina e lasciando profonde graffiature sulla portiera.

A fine agosto il Lucifero di Montechiaro scompare. Scompare perché finiscono le vacanze, i quotidiani tornano a occuparsi di cose serie (la finanziaria, la crisi economica, la solita zavorra che c’è ancora nel 2018), i ragazzini tornano a scuola e nessuno trova più il tempo per vederlo. Ma il seme è gettato, il mito si è autogenerato. E d’inverno a notte fonda, tra 50 o 100 anni, ci saranno dei vecchi che racconteranno ai più giovani del “diavolo sulle colline di Montechiaro”. E chissà che qualcuno non scopra dove sono sepolti un mantello rosso e un coltellaccio arrugginito.