Grigi: attenti soldati che i Pieroni e i Lamanna son tornati!

Grigi: dal libro Cuore alla tragedia del Poseidon CorriereAldi Jimmy Barco
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Ma come, direte voi, all’editorialista non interessa quello che succede sul campo (vedi Alessandria-Giana di Tim Cup), e preferisce filosofeggiare su oscure teorie che con lo sport giocato sembrerebbe c’entrino una bella minchia fritta?

“Sembrerebbe” appunto. Invece partite, giocatori e risultati sono la diretta conseguenza di quello che elaborano i dirigenti di calcio. E non il contrario. Come spesso si è portati a pensare, ingannati anche da certo giornalismo senza respiro culturale e senza una qualunque capacità di critica degli accadimenti.

Basta leggere i recenti articoli che descrivono le caratteristiche dei nuovi calciatori grigi, buttati giù scopiazzando siti (peraltro alla portata di tutti) che, volendo, ti aggiornano pure sulle percentuali d’erezione andate a buon fine del soggetto analizzato negli ultimi cinque anni. E questo sarebbe parlare di sport, di calciatori da parte di chi scrive professionalmente di calcio?

E non è finita: dopo questi copia incolla masturbatori (magari certi scribacchini pensano di meritarsi pure gli applausi…) e dopo l’orgia dei numeri acchiappa gonzi, arrivano le immancabili interviste ai calciatori nuovi arrivati. Tutti ‘sti pivelli, a volte autentici polli d’allevamento, che sono pronti a giurare di essere approdati in riva al Tanaro per “fare bene”; che la piazza era il loro sogno fin da bambini (?) e che sono qui perché “condividono il progetto” della società. Mai uno di loro che si lasci scappare di essere venuto ad Alessandria per lo stipendio; che questa piazza la considerano giusto di passaggio e che del progetto della società non gliene può fregar di meno perché sono qui per soldi, tanti e che arrivano puntualmente. E a quelle risposte finte come stronzi di plastica, di quelli che vanno forte a carnevale, tutti fanno finta di crederci, compresi i giornalisti che non hanno mai domande interessanti da porre a questi giovanotti.

Così, mentre ‘sta fetente, immutabile e ripetitiva pagliacciata vecchia di trent’anni va in onda, per chi non se ne fosse accorto, una notizia vera c’è. E ve la dò io: il calcio italiota è diventato un pallone con il coniglio dentro, dove mezza serie A, tutta la B e, soprattutto, la Serie C sono inghiottite da una rivoluzione di sistema fuori controllo.

Questa centrifuga impazzita, se e quando si fermerà, ci consegnerà probabilmente un calcio a noi oggi sconosciuto, all’interno del quale rimarranno vivi solo i soggetti più solidi, organizzati e motivati.
Esempio: siamo già a fine luglio e nessuno sa ancora quali squadre si presenteranno a quali blocchi di partenza, nel campionato che comincerà fra un mesetto, con tutti i problemi logistici e di organico che questa situazione comporta.

Nel frattempo veniamo a sapere, per esempio, che squadre modello come il Chievo hanno i conti che stanno in piedi giusto perché altri club disperati (il Cesena nella fattispecie) li ha dopati con false plusvalenze milionarie prima di fallire miseramente. E sul caso cosa sentenzia il Tribunale del Calcio? “Tutto da rifare per errore di notifica”. Vergogna!
E che dire del Bisceglie: prima vuol annettere niente meno che il Bari appena fallito (come se la Frugarolese volesse assorbire l’Alessandria…) e poi rischia di non essere iscritto al campionato pure lui. Per completare il quadro avanti con i ritorni di certi personaggi (Pieroni ad Arezzo ma pure Lamanna, nella foto, a Cuneo, per esempio) famosi per aver banchettato sulle carcasse di decine di società prima di abbandonarle alla loro sorte già scritta: la scomparsa.

Ma c’è una novità: rispetto al recente passato stavolta questi personaggi si sono autoinoculati nel sistema linfatico del calcio in prima persona, senza vergogna e senza paura di essere ricacciati fuori, di nuovo pronti a “gestire” a modo loro piazze a volte importanti, facendo disastri, drenando risorse, sedando certa stampa affetta da strane forme di nottambulismo e taglieggiando gli sportivi facendo leva sulla loro passione. E gli attuali dirigenti federali che fanno? Chi per ignavia, chi per debolezza, chi per meri interessi elettoralistici fanno finta di non vedere e… lasciano fare.

In un quadro allucinante come questo ad Alessandria c’è chi si chiede come mai l’organico della nostra squadra non sia ancora definito in tutti i suoi elementi. Oppure chiede come mai Di Masi abbia finalmente deciso di abbassare il budget annuale di spesa da oltre cinque milioncini a stagione a poco più due e mezzo (tenendo conto che con un milione e mezzo si può tranquillamente affrontare una decente stagione di C). Ma siamo proprio sicuri che Di Masi oggi sia impazzito, ed era invece savio quando garantiva un biennale a 250.000 euro netti a stagione (che lordi sarebbero un terzo del budget annuale di due terzi delle squadre di C) a gente come Gazzi, e non invece il contrario?

Solo Gazzi non arriva alla sufficienza [Le pagelle dell'Orso Grigio] CorriereAl

E secondo voi i giornalisti alessandrini hanno mai posto queste banali domande, dalle cui risposte potrebbe dipendere “solo” il futuro di questa società? Eh sì, perché se Di Masi decidesse di fare come nel maggio scorso ha fatto Rosso a Cuneo, giusto per fare un esempio, adesso avremmo la certezza quasi matematica che fra due, al massimo tre stagioni saremmo tutti noi sotto Palazzo di Giustizia (e chi c’era mica un secolo fa se lo ricorda…) a sperare nella clemenza del Presidente del Tribunale, visto che l’Alessandria nelle mani di certa gentaglia avrebbe nel frattempo accumulato una trentina di milioni di debiti che nessuno sarà mai in grado di pagare.

Un film che qui purtroppo abbiamo già visto almeno due volte in 30 anni, un film che non ci tengo a rivedere e che, evidentemente, qui ha insegnato poco a tanti e niente a qualche zucca particolarmente dura. Altro che mancato ritiro a Bardonecchia e organico non ancora pronto a metà giugno…

Dimenticavo di dire: in questo scenario apocalittico che è oggi il calcio italiano l’Alessandria è invece uno di quei pochi, fortunati soggetti corrazzati, destinati ad uscire dal nucleo del tifone più forti e più saldi di prima. E c’è da gioire per così poco, dirà qualcuno? Piuttosto che farci stracciare la nostra storia calcistica (e le nostre palle) da un Lamanna o da un Pieroni qualsiasi direi proprio di sì. E, sarà un caso, ma entrambi sono già passati in riva al Tanaro: uno di sfuggita, l’altro invece ci ha messo le tende per un po’…. e dopo due anni eravamo davanti al nostro Tribunale, ma guarda un po’.