“Il Palafiere di Valenza rischia di essere la seconda Acqui Terme. Chiediamo alla Regione Piemonte di imparare dal passato e di non ripetere gli stessi errori: la vendita di un bene pubblico non deve servire solo a fare cassa, ma a garantire una ricaduta economica, occupazionale ed industriale del territorio” lo dichiarano il presidente del gruppo regionale del MNS, Gian Luca Vignale, e il responsabile regionale del Movimento, Marco Botta.
“Vendere il Polo fieristico del Piemonte sud oramai inutilizzato – proseguono – e al contempo realizzare un polo produttivo potrebbe essere un’operazione condivisibile. Non vorremmo però che si ripeta quanto accaduto con le Terme di Acqui, dove la Regione si era occupata del quantum avrebbe incassato senza concordare con il compratore un piano occupazionale e di rilancio economico ed industriale del settore. Ad Acqui per rimediare all’errore è stato necessario, anche grazie agli ordini del giorno presentati dal Movimento nazionale per la Sovranità, un intervento del Consiglio Regionale che ha previsto che venisse siglato un accordo di programma”.
“Nonostante il bando di vendita sia stato identico a quello di Acqui, avendo offerto il gruppo Damiani una cifra quasi 4 volte inferiore a quella richiesta (1,7 milioni contro i 6,5 previsti dal bando) per il Palafiere di Valenza invece si potrebbe essere ancora in tempo. Per questo chiediamo alla Regione di vagliare bene il piano industriale e i progetti del gruppo Damiani nel Palafiere. Solo così si potrà garantire un ritorno serio per il territorio e l’economia regionale”.
“Expo Piemonte srl – proseguono – è una società a partecipazione indiretta della Regione, dato che Finpiemonte detiene quasi il 40% delle sue quote. Per questo motivo ci aspettiamo che prima della vendita la Regione Piemonte vagli attentamente il piano industriale presentato e le possibili ricadute occupazionali ed economiche del territorio”.
“Abbiamo presentato un’interrogazione in Consiglio Regionale – concludono – per chiedere alla Regione Piemonte quale sia il piano industriale del gruppo Damiani sul Palafiere, quali investimenti e quali nuove assunzioni intende operare. Le idee sono certamente un buon inizio, ma per rilanciare il settore orafo-gioielliere piemontese o creare nuova occupazione servono fatti e investimenti concreti”.
“Presenteremo altresì un Ordine del Giorno affinchè sia garantito che le risorse provenienti da un’eventuale alienazione siano interamente destinate ad attività di sviluppo e promozione del comparto orafo-gioielliero valenzano con particolare riguardo alle piccole e medie imprese”.


