Mercogliano: “L’accorpamento Aso Asl va realizzato pensando ai cittadini, e consentirà alla sanità alessandrina un vero salto di qualità”

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Mercogliano: “Torno a fare il chirurgo a tempo pieno, e continuo lavorare per una sanità alessandrina di vera eccellenza”. Intanto nel PD… CorriereAldi Ettore Grassano

 

 

“Le riforme servono se vengono realizzate nell’interesse degli utenti di un servizio, non dei dipendenti di quel settore. E sono convinto che, se l’accorpamento Aso Asl andrà nella direzione di una maggior qualità delle prestazioni e dei servizi, ci farà fare un salto di qualità, oggi indispensabile”. Più volte in questi anni il dottor Domenico Mercogliano, apprezzato cardiochirurgo del Santi Antonio e Biagio (ma anche figura impegnata sul fronte della sinistra riformista all’interno del PD alessandrino), ci ha aiutati a comprendere meglio esigenze, dinamiche e progetti della sanità di casa nostra. “Ricordo che proprio su CorriereAl parlammo già due anni fa di questi temi, e all’epoca prefigurai la creazione di una rete di ospedali di territorio gestiti direttamente dall’Azienda Ospedaliera. Oggi credo che il senso della riforma appoggiata ‘trasversalmente’ in Regione da PD e 5 Stelle risponda allo stesso bisogno: più servizi per i territori, e di maggior qualità”.

Questi, peraltro, sono giorni decisivi per l’ipotesi di accorpamento tra Aso e Asl Alessandria, che tiene banco da mesi, fra non poche polemiche. “Saranno valutate tutte le osservazioni raccolte via web da soggetti pubblici istituzionali, da associazioni e da privati cittadini: ma certamente alla fine la decisione dovrà prenderla la politica, valutando pro e contro. Personalmente, sono favorevole”.

Dottor Mercogliano, proviamo allora a spiegare meglio il senso di questo accorpamento: La fusione sanitaria di Alessandria tra progetti per l’azienda unica e parole al vento [Centosessantacaratteri] CorriereAlsempre che vada in porto, naturalmente….
Credo che si tratti di un percorso obbligato, anche se naturalmente su tempistiche e modalità attendiamo le decisioni della Regione. Da anni però sottolineo quali sono le eccellenze, ma anche i limiti e le difficoltà (organizzative, ma anche logistiche) della sanità alessandrina. Mi sembra che lo scenario sia sempre più chiaro: siamo un territorio vasto e disomogeneo, con una popolazione mediamente sempre più anziana, e con un bisogno di prestazioni sanitarie di crescente qualità. Serve un modello organizzativo nuovo per riuscire nell’intento, mantenendo al contempo i costi sotto controllo.

L’ipotesi di un unico ospedale provinciale è tramontata?
La necessità c’è, è fuori di dubbio. Ma le risorse dove sono? Mentre l’accorpamento Aso Asl si può fare in tempi ragionevolmente rapidi, e con risultati certi e verificabili, temo che il nuovo ospedale prevederebbe comunque un iter non breve, e l’individuazione di risorse che oggi non ci sono.

Conti ‘ballerini’ in corsia. E ad Alessandria c’è chi si insospettisce…[Centosessantacaratteri] CorriereAlSull’accorpamento non tutti sono d’accordo: qualcuno ad esempio ha detto “serve uno studio di fattibilità realizzato da un soggetto terzo’. Concorda?
Non stiamo parlando della Fiat, o di una qualsiasi altra azienda privata. La sanità pubblica è un servizio essenziale, la cui governance è appunto pubblica: credo che tocchi nel caso ad una figura di commissario che sarà individuata fare la ‘due diligence’ delle due aziende, fare i conti e predisporre un ‘atto aziendale’ che tenga conto da un lato dei costi, dall’altro della qualità di servizi e prestazioni. Che, ripeto, con il nuovo soggetto devono migliorare, non certo subire ridimensionamenti.

 

Ma come si fa?
Ragionare come un’azienda unica consentirà un’evidente razionalizzazione, e la messa a punto di percorsi di assistenza e terapeutici che tengano conto del livello di complessità del singolo caso. Una certa patologia potrà essere curata a Tortona, o a Novi. Per altre Alessandria sarà ovviamente il punto di riferimento di tutto il territorio. Questo, non ho dubbi, consentirà ai cittadini/pazienti di avere a disposizione un’offerta sanitaria territoriale davvero ‘integrata’, facendo un salto di qualità.

La ‘mobilità passiva’ diminuirà?Giovedì ad Alessandria il Convegno nazionale di diritto sanitario CorriereAl
Non c’è dubbio. Oggi la provincia di Alessandria, da questo punto di vista, ‘sconta’ non soltanto la sua collocazione geografica ‘di frontiera’, limitrofa ad altre regioni, ma anche il fatto che esistono sul nostro territorio due aziende sanitarie pubbliche separate. Che peraltro si muovono con logiche diverse: la Asl riceve dalla Regione un finanziamento ‘pro capite’, che mi pare si aggiri intorno ai 1.600 euro annui per abitante. L’Azienda Ospedaliera viene finanziata in base allo ‘storico’, cioè sulla base delle attività svolte l’anno precedente. E’ chiaro che occorrerà continuare a garantire all’Aso risorse adeguate, e un finanziamento ad hoc. Ma queste sono questione che chi di competenza saprà gestire benissimo. Vorrei peraltro evidenziare, con l’orgoglio di chi ci lavora, che l’Azienda Ospedaliera di Alessandria in questi ultimi anni ha saputo innovare, tenere alta la qualità dei servizi, e al tempo stesso contenere i costi. Merito di chi l’ha guidata, e anche delle migliaia di persone che ci lavorano: tutti hanno fatto la loro parte con enorme senso di responsabilità. Mi pare che le indagini di customer satisfaction dimostrino peraltro che i pazienti se ne sono accorti eccome, e apprezzano.

Domani però, se ci sarà davvero l’accorpamento, si immagina i pazienti di Caldirola, o dei ‘bricchi’ dell’acquese, partire e venire a curarsi ad Alessandria?
La rete dei presidi territoriali non sarebbe certamente smantellata, semmai riorganizzata. Vero è però che per certe patologie occorrerà spostarsi, e qui si apre in effetti in grande tema della logistica sanitaria. Ossia garantire da un lato gli spostamenti dei malati, e questo è compito della sanità. Dall’altro fare in modo che anche i famigliari abbiano a disposizione un trasporto pubblico adeguato, e anche strade percorribili: e qui serve la politica.

 

Appunto, la politica dottor Mercogliano. Lei è impegnato in prima persona nel Partito Democratico alessandrino, che guida la Regione Piemonte, e questo accorpamento lo sta ‘caldeggiando’..
Non solo noi in verità: anche il Movimento 5 Stelle, a partire dal consigliere regionale Mighetti, che è di Acqui Terme, è favorevole al percorso di accorpamento. E pure il consigliere Ottria di Liberi e Uguali, pur con alcuni distinguo.

E’ una prova di alleanza inedita in vista delle elezioni regionali del 2019?
(sorride, ndr) Non credo, con i 5 Stelle le convergenze sul fronte sanità in verità mi pare ci siano anche a livello nazionale, ma su tanti altri temi siamo molto distanti. Troppo.

 

Lei pensa che Chiamparino si ricandiderà?
Rimane ad oggi l’opzione migliore per serietà, carisma, visione. Starà a lui decidere: non dimentichiamo peraltro che prima di allora si dovrà definire anche lo scenario nazionale, non certo ininfluente. E all’interno del PD ci sarà a breve l’assemblea nazionale: mi auguro che non si tratti di una ‘notte dei lunghi coltelli’, e neppure di un regolamento dei conti tra persone, pro o contro Renzi. Dobbiamo invece ripartire da idee e progetti, e tornare ad essere intelligenza collettiva, capace di intercettare i bisogni del Paese. A partire certamente dai ceti più deboli, ma anche tenendo conto che senza nuovo sviluppo non c’è futuro. Non solo assistenza insomma: occorre fare in modo che il ‘sistema’ delle imprese ci creda, e sia messo nelle condizioni di tornare ad investire.

 

Mercogliano: “Torno a fare il cardiochirurgo a tempo pieno, e continuo a lavorare per una sanità alessandrina di eccellenza”. Intanto nel PD… CorriereAlDottor Mercogliano, il ‘panel’ dei potenziali candidati alessandrini alle regionali dell’anno prossimo nel Partito Democratico è piuttosto ‘nutrito’: ci sarà anche lei?
(nuovo sorriso, ndr) E’ presto, davvero. E credo che anche in Piemonte la questione vera non siano i nomi dei singoli, ma il progetto da portare avanti. A dicembre/gennaio avremo credo un quadro più definito.

 


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