Ad Alessandria la toponomastica femminile per colmare un divario culturale

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Copia di Alle donne che cucinano preferiamo quelle che mangiano! CorriereAlSabato 24 marzo Non una di Meno Alessandria sarà in centro per rinominare alcune vie con nomi di donne che hanno lasciato il segno. Alle 16 il banchetto in Piazzetta della Lega per continuare la raccolta firme per la Casa delle Donne.

“Troppo spesso le donne sono state cancellate dalla memoria, e quindi dalla storia”. A scriverlo era Doris Lessing, parole concrete e attuali, anche quando ci si ferma a osservare i nomi dei luoghi, strade, vie, piazze, assegnate all’interno delle città. E Alessandria non si distingue visto che, come testimonia la ricerca del gruppo “Toponomastica Femminile” (attivo da anni su tutto il territorio italiano per mappare la situazione ed evidenziare il divario di genere), a fronte di quasi 360 vie e piazze dedicate a figure maschili nella nostra città, quelle dedicate alle donne sono meno di 30, tra cui si annoverano per lo più sante, martiri, religiose e principesse.

Ciò che non viene ricordato è come se non fosse mai esistito. Assegnare a una via o a una piazza un toponimo serve per ricordare avvenimenti o persone, è un vero e proprio elemento del processo di costruzione della memoria collettiva. Ed è indicativa la disparità di genere presente anche sotto questo aspetto della nostra cultura. Ecco perché nel pomeriggio di sabato 24 marzo Non una di Meno sarà in centro per cambiare simbolicamente i nomi delle vie di Alessandria, assegnando nomi di donne che si sono distinte in vari settori, con la speranza che in futuro dei semplici fogli si trasformino in targhe di pietra. Nella stessa giornata, a partire dalle ore 16, saremo in Piazzetta della Lega, con un banchetto informativo e la raccolta firme volta a chiedere uno spazio pubblico per dar vita alla Casa delle Donne. La raccolta firme prosegue senza sosta, come ha dimostrato anche il banchetto tenuto lunedì 19 marzo in piazza Ceriana, al Cristo.

L’iniziativa relativa alla toponomastica sarà un modo per riappropriarci della memoria collettiva e riprenderci, anche simbolicamente, gli spazi urbani. Ci siamo avvicinate ad essa con un lungo lavoro di ricerca, durante il quale abbiamo scoperto o ritrovato figure di donne rimaste del tutto in ombra o relegate a comparse, quando non dimenticate. Ignorate o dimenticate perché scomode, perché “scandalose”, perché precorrevano i tempi in cui vivevano, o perché rimaste nell’ombra di celebri figure maschili, relegate al ruolo di “moglie di”, quando invece avrebbero avuto il pieno diritto di emergere e di entrare nella storia. Esempi femminili di grandissimo spessore quasi del tutto invisibili nel nostro territorio. Donne combattenti, attiviste, intellettuali, scienziate, giornaliste, politiche, i nomi sono arrivati come una marea e ci hanno confermato, ancora una volta quanto il patriarcato abbia influito ed influisca anche e soprattutto sulla memoria.

Non una di Meno Alessandria

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