Adriano Sofri contro Alessandria

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Adriano Sofri contro Alessandria CorriereAldi Giuseppe Scafaro

 

Certo che da una persona che ha dovuto scontare una pena per omicidio e come mandante di un omicidio in nome del popolo italiano non ci si aspetta che venga a dare lezioni di diritto in modo così superficiale e pericoloso, alimentando quello che certi personaggi bollano già come odio razziale.

Alessandria, e per essa il suo Consiglio comunale, ha votato una norma per contrastare il fenomeno dell’accattonaggio molesto e con questo si intende quando nei parcheggi pubblici si viene aggrediti verbalmente da persone non italiane per una elemosina, che in quel caso è richiesta come frutto di un servizio, che sarebbe quello di averti trovato un posto che avresti trovato comunque senza l’aiuto di nessuno.

Ma tenta anche, la delibera del Consiglio Comunale e senza distinzione di razza, colore o provenienza, di contrastare il fenomeno dei venditori senza licenza, che improvvisano i loro “negozi” mettendo in terra un tappeto con sopra la mercanzia. Questo proprio davanti alle vetrine dei negozi, i cui proprietari pagano tasse comunali, tasse statali, affitti, luce, acqua e gas.

Parlare di rapina a mano armata perché la Polizia locale cittadina è autorizzata a sequestrare soldi e mercanzia è proprio una affermazione falsa e stupida, forse perché risente ancora dei residui ideologici il cui autore, nonostante le condanne e nonostante l’età, non ha ancora rimosso.
E’ come dire che le forze dell’ordine commettono rapine a mano armata perché sequestrano il frutto di rapine o gli oggetti con i quali sono stati commessi i reati. E che dire dei tribunali? Sono anch’essi luoghi nei quali si delinque perché si sequestra?

Sofri dice che il Comune di Alessandria deruba i mendicanti? Ma sa quello che afferma? Pensa ancora di essere nel 1972 quando l’ideologia poteva permettergli certe affermazioni o certe azioni?
Siamo in un periodo storico nel quale affermazioni come quelle di Sofri hanno il peso dirompente di aumentare le idee bislacche di persone disturbate o poco presenti a se stesse, e i casi di Macerata ci aiutano a capire il clima.

Non è razzista Alessandria. Non è contro l’integrazione Alessandria.
E le deliberazioni assunte dal suo Consiglio Comunale non hanno intenzioni antirazziali né tantomeno hanno lo scopo di risanare le finanza comunali “rubando” i soldi dei mendicanti. Quanto deliberato sta proprio nel motto inciso nello stemma della Città: Deprimit elatos levat Alexandria stratos.

Perché è proprio questo il senso, la difesa dei deboli, che nel nostro caso sono quei cittadini che si trovano in condizioni di debolezza nei confronti di chi, arrogante, e delinquente perché convinto di farla franca, ti minaccia se non gli dai dei soldi o vende robaccia davanti al tuo negozio ingannando il poveraccio che crede di fare un affare.

Ed è pure sbagliato, in nome di una ideologia, chiedere di tacere sulle violazioni delle norme; o chiedere di accogliere senza una regolamentazione.
Nel suo studio del 2012 Città e Immigrazione, relativo proprio alla situazione di Alessandria, mia figlia Giulia Scafaro dimostrava come negli ultimi decenni la nostra città abbia adottato misure volte a favorire l’integrazione dei cittadini non italiani, ed in questo Alessandria si pone come un esempio in Italia.

Il risultato di questa politica alessandrina è leggibile nel fatto che proprio in Comune lavorano cittadini provenienti da paesi extra europei in ruoli importantissimi e determinanti come quello dell’accoglienza e dall’assistenza all’integrazione.

E non solo in Comune, l’integrazione è avvenuta anche nel privato e l’eventuale intolleranza che qualcuno può aver colto nella Delibera del Consiglio e che coglierà negli atteggiamenti dei cittadini alessandrini verso l’accattonaggio molesto o verso la vendita senza licenza è dato solo dal fastidio che si prova verso chi non rispetta le norme, che è incivile, sia esso italiano o non.

Il Gabbiano