Le strutture socio-sanitarie del quartiere Pista nel primo Novecento [Alessandria in Pista]

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Remottidi Mauro Remotti

 

Per tenere fede al nome del Blog, desidero condurre i lettori di CorriereAL alla (ri)scoperta di un importante quartiere cittadino: la Pista. Per iniziare il nostro viaggio – facendo la spola tra presente e passato – occorre munirsi di un adeguato portolano, vale a dire il bel libro di Alessandro Corsico: (1) Da “Pista” a Rione – Storia della nascita di un Quartiere alessandrino.

Il quartiere nacque nei primi anni del Novecento, separato dal resto della Le strutture socio-sanitarie del quartiere Pista nel primo Novecento [Alessandria in Pista] CorriereAl 1città dal Canale Carlo Alberto, e deve il suo nome alla precedente presenza di una pista ciclabile (2) in cui si svolgevano gare anche a livello internazionale. Il velodromo, costruito ai piedi del cavalcavia (detto del Dongione), all’incirca dove oggi sorge piazza D’Annunzio, fu inaugurato il 28 maggio 1891, per poi essere smantellato nel 1906 a seguito dell’affermazione delle corse su strada.

Progettato come opportuna espansione verso il fiume Bormida, il rione iniziò a Le strutture socio-sanitarie del quartiere Pista nel primo Novecento [Alessandria in Pista] CorriereAlpopolarsi; di conseguenza si rendeva necessario provvedere a un’adeguata assistenza socio-sanitaria per i nuovi residenti.

Rosa Borsalino (sorella del senatore Teresio) si fece promotrice, nel 1926, della edificazione – in prossimità delle vie Palermo, Pacinotti e Ardigò – di una clinica, l’attuale Poliambulatorio “Luigi Patria” (3), alla cui direzione venne chiamato Domenico Crespi, medico di famiglia dei Borsalino. Entrarono a far parte dello staff valenti specialisti, tra i quali l’alessandrino Luigi Bobbio (4), che per oltre vent’anni diresse il reparto chirurgico della clinica privata Crespi. Il senatore Borsalino fece anche costruire, sempre a proprie spese, un villino all’interno del recinto della clinica, che diventò l’abitazione del dottor Crespi e della sua famiglia.

Le strutture socio-sanitarie del quartiere Pista nel primo Novecento [Alessandria in Pista] CorriereAl 2La clinica Crespi operò come ospedale sino allo scoppio del Secondo conflitto mondiale. A seguito dell’occupazione tedesca dell’Italia settentrionale venne utilizzata come sanatorio. Nel 1946 assunse il nome di “Salus”, e nel 1956 trasferì la propria sede in pieno centro cittadino. L’edificio venne quindi acquistato dall’Ospedale civile SS. Antonio e Biagio per essere trasformato in reparto geriatrico, che verrà poi progressivamente ridotto nei decenni successivi.

Poco oltre corso Romita, e precisamente nell’area compresa tra via Galvani e piazza Bruno Mantelli (5), si trovava invece la “Villa delle Rose” (6), realizzata nel 1915 sempre su iniziativa di Rosa Borsalino. Inizialmente adibita a pensionato per signore sole ovvero per giovani orfane, dopo l’8 settembre 1943 svolse le attività ospedaliere prima gestite dalla Clinica Crespi. In seguito fu sede provvisoria delle suore salesiane (sino al loro definitivo spostamento nell’Istituto “Angelo Custode”) che vi allestiscono una scuola materna e un oratorio destinato ai ragazzi del quartiere. La Villa venne demolita nel 1970 per far posto ai palazzi del costruendo quartiere “Europa”.

Sino all’inizio degli anni ‘40 del secolo scorso sorgeva in corso IV Novembre un’altra clinica diretta dal famoso Otello Finzi (7), professore di patologia generale e chirurgia dimostrativa, nonché primario chirurgo dell’Ospedale civile di Alessandria. Finzi venne allontanato dal suo incarico dopo la promulgazione delle leggi razziali da parte del governo fascista. Si trasferì quindi nella Repubblica di El Salvador dove rimase fino alla morte, avvenuta poco prima della fine della Seconda guerra mondiale.

 
(1) Alessandro Corsico, scomparso qualche anno fa, era un pistaiolo doc e soprattutto un caro amico. Insieme abbiamo organizzato le tante iniziative culturali dell’ultima Circoscrizione Europista nel periodo 2007-2012.

(2) La pista, in terra battuta, aveva uno sviluppo totale di 416 metri. In quel periodo la bicicletta andava per la maggiore, e proprio negli anni Ottanta del XIX secolo Alessandria divenne sede della Unione Velocipedistica Italiana (UVI).

(3) Attraverso un sostanzioso lascito testamentario, il teologo Luigi Patria fu uno dei principali benefattori dell’Opera pia degli incurabili, sorta nel 1835.

(4) Luigi Bobbio (Alessandria 1876 – Torino 1951), dopo gli studi classici, si laureò in medicina e chirurgia, e fu allievo di Carle. Nel 1911 diventò primario presso l’Ospedale civile di Venezia, per poi essere chiamato all’Ospedale San Giovanni di Torino. Raccolse la sua corposa attività scientifica in 116 memorie.

(5) Bruno Mantelli (Alessandria 1912 – 1962), insegnante di filosofia presso il liceo classico Plana, partecipò alla Resistenza per poi diventare un dirigente del Pci alessandrino, oltre che consigliere comunale e provinciale.

(6) Al Condominio di cui fanno parte gli immobili ai numeri civici 6 e 8 di piazza Bruno Mantelli è stato attribuito il nome di “Villa delle Rose”.

(7) Negli anni Trenta, Finzi fu anche responsabile sanitario e presidente dell’Alessandria U.S. Il 7 febbraio 2006, nel salone di rappresentanza dell’Azienda Ospedaliera SS Antonio e Biagio, è stata organizzata una conferenza in ricordo del professor Otello Finzi dal titolo “Ul salva nònca Finzi”: detto popolare noto agli alessandrini.

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