Arriva Rio.
E con Rio l’edizione 2016 dei Giochi Olimpici moderni.
Certo fa specie pensare a quanti denari sono stati erogati al Brasile in questi ultimi anni.
Nell’arco di tre estati Campionati del Mondo di Calcio (2014) e (oggi) 31ma edizione delle Olimpiadi.
Certamente un paese ricco di cose belle e altrettante contraddizioni. Ma quale paese ha solo lati positivi?
L’Islanda! dicono i miei cognati appena rientrati da Reykjavik.
Paesaggi incontaminati. Cieli tersi. Gente bella, semplice ed affabile. Zero microcriminalità.
Poi ci pensano un po’… sei mesi di luce e sei mesi di buio, benzina e cibo carissimi, distanze lunghe e strade non sempre asfaltate.
Dunque, archiviata anche l’Islanda.
Nessuna pietà per chiunque.
Questo dovrebbe essere il motto dei nostri atleti olimpici i quali molto spesso raccolgono meno di quanto meriterebbero.
Questo accade poiché ad un passo dalla finale ti fai prendere dalla pietà dell’avversario.
Sale quindi la paura di sbagliare, senti una pressione spropositata perché il mondo ti guarda, dimentichi la tecnica, scema la concentrazione.
E sbagli.
Ad un passo dalla qualificazione sbagli.
Ad un passo dalla finale sbagli.
Ad un passo dall’oro sbagli.
E ti giochi l’occasione della vita per cui hai tanto lavorato spremendo fatica, tempo e sudore.
Ecco una delle numerose contraddizioni italiche.
Perché andare alle Olimpiadi è come andare in guerra e se non spari tu, sei sparato.
Solo che giochi una guerra pulita in cui chi perde vive e l’importante è partecipare ma con tutte le armi lecite a disposizione.
Italiani!
Combattete dunque senza pietà!
Perché nessuno avrà pietà di voi.
In ogni caso vinca il migliore.



