Coldiretti: “Il caldo sta bruciando le coltivazioni. E gli animali soffrono”

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8 milioni di euro. E’ una prima stima dei danni causati dal caldo africano in provincia di Alessandria tra ortaggi, frutta e mais “bruciati”, cali di produzione di latte e uova e maggiori costi energetici e di irrigazione.

A fare un primo bilancio degli effetti dell’eccezionale ondata di afa è la Coldiretti alessandrina, con le temperature record di luglio (minime superiori di 3,7 gradi alla media del periodo) che stanno letteralmente “bruciando” la frutta e gli ortaggi, compresi i trapianti di maggio e giugno del pomodoro, così come sono in difficoltà le coltivazioni di mais necessarie per l’alimentazione degli animali che hanno bisogno di una adeguata irrigazione.

“Si rilevano problemi nelle principali coltivazioni a ciclo annuale: mais, principali orticole come patata, cipolla, pomodoro, soia, sorgo e prati irrigui. – ha affermato il direttore provinciale Simone Moroni – In tutti questi casi la possibilità di irrigazione fa la differenza tra riuscire ad ottenere, pur con costi più elevati, una produzione oppure non produrre nulla”.

L’andamento climatico del 2015, dall’inizio dell’anno ad oggi, è stato caratterizzato da frequenti, e talora abbondanti, precipitazioni nella prima parte del periodo, mentre si sta evidenziando un periodo di siccità particolarmente pronunciata nell’ultimo mese.

“Dai dati raccolti dalle stazioni agrometeorologiche della RAM (Rete Agrometeorologica Regionale) si deduce, infatti, che le ultime precipitazioni significative, pur con differenze tra le località, si sono registrate a metà giugno – ha aggiunto il presidente provinciale Roberto Paravidino – da quel momento abbiamo assistito ad una totale assenza di fenomeni o, localmente, di qualche breve temporale, con apporti limitati a pochi millimetri di pioggia”.

Parallelamente, si è assistito ad un incremento delle temperature decisamente più forte rispetto alle medie storiche, che ha portato, nel medesimo periodo, da metà giugno ad oggi,  a raggiungere e superare valori di 35°C in tutte le località di pianura, con previsioni di mantenimento ed addirittura superamento di questi valori anche nella prossima decade.

In questa situazione molte colture sono in sofferenza, in quanto l’evapotraspirazione è assai elevata e la riserva idrica del terreno si esaurisce rapidamente.

Ma anche nei pollai si è già registrato un calo che è arrivato al 10 per cento nella deposizione delle uova per gli effetti del caldo sulle galline, mentre i maiali sono arrivati a mangiare il 40 per cento in meno della loro razione giornaliera.

Pure le api soffrono  tanto che per il caldo volano meno e tendono a rimanere a terra senza riuscire più a prendere il polline, a conferma di come l’aumento delle temperature provochi pesanti effetti sulle piante e sugli animali come sulle persone.

Le api sono un indicatore dello stato di salute della natura e la loro scarsa attività è una prova della grave criticità provocata dalle temperature anomale.

Il problema non riguarda solo la produzione del miele ma viene a mancare l’indispensabile azione di impollinazione dei fiori, ancora necessaria per le coltivazioni agricole.