di Pier Luigi Cavalchini
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Si dice che il “buco di bilancio” sia cominciato dagli Anni Duemila, in piena gestione Calvo, anche se – andando più indietro – non è difficile trovare altri momenti di difficoltà, per esempio poco prima della gestione commissariale dell’allora Prefetto dott. Macri’, a metà anni Novanta. Una storia difficile quella tra il Comune di Alessandria e la sua parte fondante, quella dei conti di Bilancio, che ci interessa riprendere con l’Assessore Giorgio Abonante. Ed è a lui che ci rivolgiamo, ben consci dei compiti che spettano a Sindaci e membri di Giunta dopo la legge 142/90. E’ un segnale che vogliamo dare anche nei confronti di chi ci taccia di “preconcetti” o “fissazioni negative” nei confronti della Sindaca prof.ssa Rita Rossa e dei membri di Giunta. Nulla di tutto ciò. Solo che alcuni di noi, forse per l’età forse per eccesso “spirito democratico antico” preferiscono un’impostazione “proporzionale” con pesi e contrappesi all’interno del sistema dei partiti / gruppi portatori di interessi, piuttosto che una gestione di responsabilità resa di fatto piramidale. Se ne può discutere a lungo e…sicuramente avremo altre occasioni di confronto sullo specifico. Per ora limitiamoci al Bilancio e registriamo per bene ciò che ha da dirci l’Assessore Giorgio Abonante.
Allora assessore, è così difficile per Alessandria avere i “conti a posto”? E, soprattutto, cosa ha fatto la vostra Amministrazione per invertire la tendenza?
Innanzitutto mi pare giusto sottolineare un aspetto: riportare i conti in ordine è difficile in relazione al quantum e all’incertezza finanziaria in cui il legislatore tiene costantemente gli enti locali. Mi spiego, almeno provo. Un conto è dover affrontare un forte indebitamente con un equilibrio in parte corrente già realizzato, un altro conto è dover tagliare pesantemente le spese correnti e al tempo stesso iniziare a pagare più o meno regolarmente i fornitori del passato e del presente. Noi ci siamo trovati nella seconda situazione. Il dissesto, inevitabile purtroppo, ha aiutato a tirare una riga e a recuperare risorse per pagare il pregresso. Il resto è venuto di conseguenza e tagliare circa venti milioni di euro come abbiamo fatto, in due anni, su una spesa complessiva poco superiore ai 100 milioni ha portato come era facile immaginare a disservizi, crisi di rapporti e polemiche. L’incertezza imposta da Roma crea ulteriori difficoltà perché tutti gli anni occorre sommare ai problemi locali tagli imprevedibili che mettono a rischio la redazione dei bilanci preventivi.
In una recente intervista il Consigliere Pier Carlo Fabbio, già Sindaco della città
di Alessandria e ancora sottoposto ad inchieste di vario tipo proprio per motivi di Bilancio, afferma che “non sarebbe stata una strada obbligata quella del Dissesto e il documento che avevamo commissionato allo Studio Urkmar ci permetteva altre vie di uscita, tenendo conto che anche noi pagavamo pesanti errori delle amministrazioni Calvo e Scagni”. Una affermazione che di sicuro lei non condivide…ma ci può dire qualcosa in più sul merito?
Non è che non condivido, è diverso, molto diverso. Dico che è ormai oggettivo, passato in giudicato, come dice anche la recente e strumentalizzatissima (soprattutto da centrodestra e Lega nord, che coraggio!) sentenza della Corte dei Conti che il dissesto fosse nei numeri, non nelle scelte dell’amministrazione Rossa. Quel che abbiamo fatto noi, a differenza di tutti gli altri, è aver deciso di affrontarlo senza delegare ad un commissario scelte che tutta la classe politica e dirigente alessandrina aveva e ha ancora il dovere di fare. Sarebbe stata la certificazione dell’incapacità e irresponsabilità di un’intera città, invece abbiamo voluto guidare il percorso e siamo convinti che il tempo certificherà la qualità di questa scelta. Dispiace che centrodestra e M5Stelle trovino sempre motivi e ragioni per aggirare il cuore della vicenda, a mio giudizio invece dovrebbero dare una mano, alla città, non a noi. E non dico che noi abbiamo la verità in tasca, dico solo che il centrosinistra è dalla primavera del 2011 che ha scelto di dire basta a politiche insostenibili e miopi nei confronti delle generazioni future. Aspettiamo che qualcuno si accodi, che qualcuno la smetta di pensare al consenso facile e immediato.
IMU, TASI, TARI, tutte imposte molto ‘sentite’ dal contribuente alessandrino, sono da poco riunite sotto la sigla IUC. Cosa accadrà nello specifico? Ci può fare qualche esempio pratico?
Più che altro aspettiamo con interesse la definizione della Local tax che speriamo possa semplificare i meccanismi della tassazione locale, lasciando maggiori risorse ai Comuni e meno burocrazia ai cittadini. Dal punto di vista pratico un Comune in dissesto per legge deve tenere le aliquote al massimo quindi i margini di manovra sono quasi nulli. Noi nonostante tutto abbiamo previsto qualche piccola agevolazione per alcune categorie, alluvionati, residenti in area RIR, abitanti di Castelceriolo interessati dalla presenza della discarica esaurita, e poco altro. Per la Tari (rifiuti) il meccanismo è diverso perché gli utenti pagano il costo della filiera raccolta, trasporto e smaltimento. Quest’anno per varie ragioni siamo riusciti ad abbassare del 3% il costo complessivo della filiera quindi la bolletta Tari sarà più leggera proprio del 3% circa. Poco, per carità, ma è un segnale.
Un altro assioma della “buona amministrazione”, confermato anche dal
documento del Revisore dei Conti è quello di “salvaguardare/incrementare gli investimenti e, contemporaneamente, tagliare le spese”. Su questo, ci sono novità per “investimenti” di marca Rita Rossa e co.?
Non si può pensare che sia fattibile in eterno la politica del tagliare e investire, solo un illusionista lo potrebbe fare e dei creativi è meglio non abusare. Risparmiare e investire si può fare, ma accedendo a mutui che non carichino eccessivamente il bilancio dell’ente di oneri finanziari. Con calma si può e si deve. Ma di risparmi eccessivi si muore. Quel che si deve certamente fare è ribaltare il modello storico che rispondeva con spese in più alla domanda crescente di bisogni emergenti. Ci stiamo provando aprendo il sistema Comune a collaborazioni con il privato, sociale e profit, e con processi di aggregazione nei modelli di erogazione dei servizi pubblici locali. Con il Comune che deve affermarsi come attivatore, regista e controllore del sistema; in questo senso la funzione dei dirigenti dell’Ente deve crescere, fare un salto di qualità.
Ultima domanda (con possibilità di integrazione a disposizione dell’intervistato): le entrate previste nel documento di Bilancio triennale presentato segnalano incrementi, anche sostanziali alle voci “rette per gli asili e per la refezione scolastica”, come anche per il “comparto rifiuti”, quindi con incremento delle entrate specifiche nell arco di tre anni. Sono previste operazioni di recupero crediti? Come vanno quelle già messe in atto? E per la parte scolastica, come si integrano questi dati in aumento con una revisione delle tariffe che pare, invece, con minore esborso da parte dell’utenza, specie quella media?
Domanda assolutamente pertinente, soprattutto in questa fase storica. Il divario fra accertato (entrata nominale) e riscosso (entrata reale) è troppo ampio per ragioni comprensibili: crisi economica, tassazione pesante, etc. tuttavia siamo convinti che la capacità di riscossione del nostro ente passi anche dallo svecchiamento della filiera della riscossione, dal sollecito alla coattiva. E noi abbiamo un settore tributi fatto da persone molto competenti e volenterose. Dobbiamo dare più forza a questo ufficio arricchendolo di personale e spalmando la responsabilità delle entrate su tutta la struttura comunale, fornendo agli uffici le competenze che i riscossori privati iscritti all’albo nazionale possono offrire. Ci arriveremo a breve. Non siamo fermi. Inoltre abbiamo un’unità di progetto che lavora all’incrocio dei dati catastali con buone prospettive di recupero. per non parlare dell’aiuto che ultimamente stanno offrendo i nostri Vigili Urbani nella notifica dei solleciti, attività che fornisce ottimi riscontri nei ritorni dei morosi, più delle spedizioni postali a pioggia.
Per i nidi abbiamo previsto un abbassamento della retta per la fascia di reddito media che è quella che maggiormente ha sofferto la crescita del costo di iscrizione. Il tentativo che facciamo è abbassare per provare a recuperare iscritti al sistema nidi comunali che rimane di grande qualità. Quindi la valenza è soprattutto in termini educativi e sociali. Con un occhio agli equilibri di bilancio nel rapporto costo/entrate.
Il comparto rifiuti è stato stabilizzato con il salvataggio dell’asset della raccolta per merito dell’intervento di Amag (con la nascita di Amag Ambiente). Ora occorre salvare e rilanciare lo smaltimento con un modello complessivo più moderno, più sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico. Ci saranno novità a breve su Aral e confidiamo nel giro di dieci mesi al massimo di offrire alla città la revisione totale del sistema rifiuti, con meccanismi di raccolta e smaltimento non velleitari, in grado di erogare servizi migliori, più logici e in prospettiva meno costosi.



