Atene è lontana [Controvento]

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Renzi Tsiprasdi Ettore Grassano

 

Quanto è lontana Roma da Atene? Parecchio, se proviamo a misurarne la distanza in termini sia politici, sia culturali in senso lato.

Fiume di bytes, ormai più che di inchiostro, corrono per celebrare l’ascesa al Colle più alto dell’ombroso (e forse saggio) Presidente Mattarella, e si sprecano le analisi sull’eterna vitalità dell’archetipo democristiano. Così come, solo una settimana fa, tutti correvamo dietro alle prime affermazioni di Tsipras, cercando di capire se dalla Grecia può partire una nuova idea di Europa, o semplicemente l’inizio della fine di un’Unione che tanto sana non è sembrata mai.

In realtà succede che, a casa nostra, il 2015 è più che mai partito all’insegna di Renzi. Anche chi continua a credere (come chi scrive) che il giovane leader toscano sia più fumo che arrosto, e soprattutto assai più smodata ambizione personale che senso dello Stato (concetto anacronistico, lo so: “lo Stato è ormai solo la capacità di esigere e ottenere dai cittadini sudditi il pagamento delle tasse”, dice il solito cinico che in genere ci azzecca), non può che esclamare ‘chapeau’.

Renzi ha ridotto Berlusconi, nell’immaginario collettivo anche di centro destra, ad un vecchietto simpatico e un po’ patetico, i cui soli obiettivi (e traguardi realistici) possono essere ormai non andare in galera, e vendere al miglior offerente le sue aziende, per evitare ai cinque discendenti scontri fratricidi già all’orizzonte. E sempre Renzi ha messo il guinzaglio ai vari esponenti parlamentari stile ‘abbaio ma non mordo mai’ che si agitano alla sua sinistra, ma che sanno benissimo di avere davanti a sé un percorso da deputato o senatore che coinciderà con questa legislatura: perchè mai dunque rischiare di demolirla anzitempo?

E il vento di Tsipras? In italiano per ora Tsipras, con tutte le differenze del caso, si traduce Salvini. Con Grillo in caduta libera verticale, e una sinistra extraparlamentare (nel senso letterale di ‘oggi non in Parlamento’) che sogna orizzonti di gloria ma, francamente, per tanti motivi appare sempre ‘attorcigliata’ su se stessa, incapace di lanciare messaggi di forte presa popolare, e di intercettare voti veri, e non solo di élite che fanno testimonianza politica eAlexis Tsipras and Pablo Iglesias culturale. Sarà anche perchè Tripras e il suo omologo spagnolo Iglesias, visti su un palco, sembrano ragazzi del ventunesimo secolo, mentre gli esponenti della ‘nuova sinistra’ italiana hanno quasi tutti un profilo (e spesso un’età) da secolo scorso? Forse. O forse davvero stiamo semplicemente parlando di popoli diversi, per anagrafe media e per carattere.

Ma torniamo al nuovo Presidente della Repubblica: travolto in questi giorni da poco piacevoli impegni ospedalieri (chiedo anche scusa, a proposito, se noterete sul magazine qualche svarione o carenza: si fa quel che si può, e soprattutto si fa prima quel che si deve), che scrive ha sentito più di una persona, in corsia, esclamare frasi tipo: “E chi sarebbe questo Mattarella?” piuttosto che “ma sai a me che mi frega”. Ecco, nonostante tutto il tam tam mediatico di regime, non possiamo non constatare che, oggi, gli italiani a cui davvero ‘frega’ qualcosa dell’elezione del Presidente della Repubblica sono pochissimi. E se la scelta di un navigato ma poco visibile ‘boiardo di Stato’ come Mattarella, sconosciuto ai più ma da una vita interno al Palazzo, ha permesso se non altro di evitare alzate di scudo (anche qualunquiste, certo) contro la casta, si tratta comunque di figura tutta interna all’ establishment che ‘sgoverna’ questo paese da sempre.

E, rispetto alle scelte del popolo greco, non si può non constatare che, mentre Atene gioca la carta del cambiamento radicale (vedremo con quali risultati), Roma con il renzismo si sta muovendo, su tutti i fronti, nel solco della miglior tradizione ‘gattopardesca’: fingere di cambiare tutto, per lasciare che a ‘dare le carte’ siano poi sempre gli stessi, dalla politica, all’economia, a tutti gli altri settori nevralgici della società. Il che, badate bene, è in fondo quel che desidera buona parte del popolo sovrano: comandino pure i padroni di sempre, e cerchino però di tirarci loro fuori dai casini, che noi abbiamo altro, e di meglio, da fare.

Non avete anche voi l’impressione che questo, tra l’ignavo e il menefreghista/opportunista, sia l’atteggiamemto largamente prevalente nel Paese? Un approccio da ‘delega in bianco’ che lascia campo libero oggi a Renzi, come in passato ad altri. Per condurci dove, lo scopriremo strada facendo. Ma, di certo, Atene è lontana.


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