Ritengo che negli ultimi tempi il genere umano invece di progredire, come di logica dovrebbe fare, stia lentamente regredendo. Non tanto dal punto di vista delle scoperte tecnologiche, mediche o di quelle scientifiche (quelle non smettono mai di sorprenderci). La regressione, piuttosto, è una regressione scaturita nei meandri più intimi dell’uomo, in quei luoghi dove ragione e coscienza albergano insieme. La regressione che sto notando nel genere umano è quindi intima, interiore. Una regressione che porta il nome di intolleranza, odio scaturendo nella folle violenza che stiamo amaramente assaporando ogni giorno di più.
Sicuramente vi starete chiedendo: “Ma cosa c’entra questo discorso con una rubrica di critica letteraria (o meglio di consigli di buona lettura)?”. La risposta è più semplice di quanto si pensi. I fatti di cronaca internazionale che hanno sconvolto il nostro ammaccato mondo, mi hanno dato da pensare. Vari ed efferate sono state le follie del genere umano negli ultimi anni. Tuttavia ad avermi maggiormente colpito, impressionato o schifato che dir si voglia, sono stati gli assassinii in nome dei fondamentalismi religiosi. Ho ancora negli occhi le immagini che ritraevano il giornalista americano James Foley, come ahimè tutti quelli che gli sono preceduti e succeduti, mentre insaccato in una tuta arancione diceva, costretto, le sue ultime parole prima di venire giustiziato. Questo scempio di carne e razionalità mi ha fatto tornare alla mente un libro scritto nel lontano 1829 dal grande poeta e drammaturgo francese Victor Hugo.
Il suo L’ultimo giorno di un condannato a morte, se da una parte è una chiara e lampante
denuncia nei confronti della pena capitale, dall’altra riporta l’agonia, tutta psicologica, che il protagonista deve sopportare prima che la ghigliottina faccia il suo lavoro decapitandolo in nome di una giustizia umana. Il protagonista di Hugo, senza nome e senza apparente colpa, per ‘ingannare l’attesa’ della morte, passa i suoi ultimi giorni a scrivere su dei fogli sparsi il proprio tormento, le vane speranze di una liberazione, la propria angoscia. È questa angoscia che hanno provato i vari Foley, Sotloff, Haines? È questa l’angoscia che hanno sperimentato tutti quelli che, da una parte e dall’altra della barricata, che siano musulmani o cristiani, fondamentalisti o meno, assassini o incolpevoli vittime, hanno provato prima di subire la loro condanna? Questo, speriamo, non ci è dato saperlo. Ciò che possiamo fare è immaginare. Immaginare, grazie ad Hugo, l’angoscia e i patimenti dei condannati a morte di ieri, di oggi e speriamo anche non di domani.
AUTORE: Victor Hugo
TITOLO: L’ultimo giorno di un condannato a morte
EDITORE: Newton Compton
PAGINE: 56 pg.
PREZZO: 1,90 €


