Di Donna (Aias): “Se il Cissaca ci pagasse le fatture, avremmo già realizzato una nuova casa famiglia!”

Di Donna 4Sta per compiere settant’anni, ma energia ne ha ancora tanta, qualcuno dice anche troppa. Pensando magari alla recente ‘arrabbiatura’ durante la Skarrozzata per le vie del centro di Alessandria (“inopportuna, con tutti quei politici in campagna elettorale. E poi i disabili comuni hanno carrozzine da 600 euro fornite dalla Asl, non certi ‘bolidi’ super tecnologici da 10 mila: ed è a loro che dobbiamo pensare!”), che lo ha visto polemizzare con gli organizzatori, “e c’è chi, facendo facili giochi di parole con il mio cognome, dice che faccio la prima donna: ma non è vero, e lo sanno benissimo”. Sabino Di Donna ‘da Canosa di Puglia’ ad Alessandria lo conoscono in tanti. Qualcuno forse anche lo teme, ma lui minimizza: “sono solo un nonno pensionato, che continua a dare una mano all’Aias, come volontario”. In realtà della sezione alessandrina dell’Associazione Italiana Assistenza Spastici Di Donna è ancora non solo segretario tesoriere (“il presidente è Giovanni Trisoglio”), ma vera e propria ‘anima’, e alle tre del pomeriggio lo troviamo super affaccendato, nella sede alessandrina della struttura in via Galimberti, alle prese con la definizione dei dettagli di un progetto di cooperazione internazionale. E’ un grande affabulatore, Di Donna: e non si fa pregare, se gli chiedi di raccontarti il suo percorso. Attraverso le tappe della sua vita professionale, ‘da cinquant’anni vicino a chi ha bisogno, in primis i bambini con handicap di varia natura’, si snoda un viaggio che consente di ricostruire mezzo secolo di politiche sociali, alessandrine e non. Ma viste e raccontate ‘dal basso’, da chi sul campo ci è nato, e ha voluto rimanerci fino ad oggi.

Sabino Di Donna, lei non è alessandrino, e conserva un caratteristicoDi Donna giovane accento pugliese. Come è arrivato in queste terre mandrogne?
In realtà arrivai qui dopo ampie peregrinazioni, tra Torino e la Toscana. Sono nato a Canosa, figlio di un sarto e di una casalinga, e ho un fratello gemello e due sorelle. A vent’anni, con un diploma da perito industriale e dopo una prima, infelice esperienza in fabbrica, presi un treno a Bari, destinazione Torino. Con pochissimi soldi in tasca, e senza neanche la famosa valigia di cartone. Era il 1964: arrivai a Torino Porta Nuova, e chiesi a chi incontrai se ci fosse un posto dove poter dormire con pochissimi spiccioli, e in cui cercare lavoro. Ma non la Fiat, per carità. Mi indicarono il Collegio Mutilatini della Fondazione Pro Iuventute Don Gnocchi: mi presentai, mi accolsero, e mi diedero un lavoro. E trovai così bello ed emozionante rendermi utile aiutando i bambini mutilati, che rimasi a lavorare lì 8 anni, fino al 1972. Paga mensile,  conservo ancora lo ‘statino’, 35 mila lire.

Di Donna d'antanUna vocazione nata per caso, quindi….
Sì, per caso e necessità. Ma poi diventata naturalmente scelta, sempre più consapevole. All’epoca le politiche sociali erano davvero tutte da costruire, non c’era nulla. Ma il Don Gnocchi era istituzione all’avanguardia…di quegli anni conservo tanti ricordi meravigliosi, e foto in bianco e nero di bambini di cui ricordo ancora tutti i nomi e cognomi (ce li mostra, e ci indica anche un numero de La Stampella, il giornale della struttura che Di Donna si inventò in quegli anni, utilizzando lo stesso carattere della Stampa di Torino, ‘la bugiarda’ come la chiamano sotto la Mole).

Erano anni ‘caldi’ a Torino, ’68 e dintorni. Lei li ha vissuti?
Tutti, e in prima persona. Ero sempre in prima fila, e sono sempre stato di sinistra, allora come oggi. Anche se, nel mio percorso professionale, ho avuto rapporti ottimi e trasversali con tanti, e non tutti della mia parte. Il sindaco di Alessandria Francesca Calvo ad esempio: è anche grazie a lei se abbiamo realizzato l’attuale centro di accoglienza Aias di San Giuliano Nuovo.

Ci arriviamo Di Donna: ma prima ci dica come arrivò ad Alessandria..Di Donna 6
Era il 1972, lavoravo per la Don Gnocchi, ed ero in campeggio con i ragazzini in Toscana. Un dirigente della struttura, alessandrino anche se lavorava in Lombardia (si chiamava e si chiama Silvio Colagrande, ed è una delle due persone che ancora oggi vedono grazie alle cornee donate da Don Gnocchi alla sua morte), mi disse: ‘Sabino, ad Alessandria c’è il deserto, è tutto da costruire: vai e provaci’.

E lei così fece?
Certo, ricordo ancora la prima riunione con i genitori di bambini spastici, nel chiostro di Santa Maria di Castello. E la prima sede Aias, che aprimmo autotassandoci: mille lire a testa. E in quella sede di via Canina io, che naturalmente non avevo un soldo, ci ho vissuto due anni, dormendo nella brandina da campeggio. All’epoca i portatori di handicap di qualsiasi tipo, e le loro famiglie, erano davvero lasciati soli, non c’era quasi nulla, al di là delle strutture ospedaliere Successivamente, grazie ad un progetto regionale,  fu sistemata la palazzina di via Galimberti dove oggi c’è la sede del Cissaca, e furono ‘ritagliati’ due spazi: uno per i bambini abbandonati, e uno per gli spastici. Piccola parentesi: io questa struttura la chiamo ‘del Gardella dimenticato’, poiché è opera del celebre architetto, anche se nessuno lo ricorda mai.

E qui l’alluvione del 6 novembre 1994 colpì duro…
Durissimo: quella domenica ero a Milano, tornai di corsa, e mi precipitai qui con un canotto dei vigili del fuoco. Portammo in salvo i ragazzi, e li accompagnai per tre mesi ad Arenzano, in quella splendida struttura, un vero gioiello, che la Provincia ha pensato bene di vendere negli anni scorsi, per fare cassa. E pazienza se le persone con bisogni e problemi particolari non possono più contare su quella splendida soluzione. Che per fortuna all’epoca c’era…

Aias San GiulianoOggi l’Aias, oltre al cento diurno per disabili del Cissaca, gestisce anche il centro di accoglienza di San Giuliano Nuovo, ricavato dalle ex scuole comunali. Il progetto nacque in quegli anni?
Esattamente. Io nel frattempo, da dipendente del Don Gnocchi che ero inizialmente, ero passato sotto la Provincia (che all’epoca gestiva i pochi servizi sociali territoriali esistenti, e da lì all’Usl, nelle sue varie denominazioni. L’anno decisivo fu il 1997,  e certamente la figura di Francesca Calvo. In quell’anno nacque il Cissaca (ed io fui ‘comandato’ lì dalla Usl), e in parallelo il progetto Aias che portò al nostro attuale centro di accoglienza per disabili. Ricordo che, avendo scoperto per puro caso l’esistenza delle scuole di San Giuliano Nuovo, praticamente non più utilizzate, se non come seggio elettorale, dissi alla Calvo: ‘signor sindaco, l’Aias è struttura sana, e ha soldi in cassa: potremmo comprare alloggi, e affittarli, ma non siamo un’immobiliare. Se ci dà in comodato gratuito quello stabile, lo ristrutturiamo e creiamo una struttura di vera eccellenza, come non ce ne sono in provincia’.

E Francesca Calvo cosa rispose?
‘Portami un progetto, e lo sottoporrò a giunta e consiglio comunale’. E così fu: nelCalvo Francesca marzo 1997 presentai il progetto, e a novembre ci furono consegnate le chiavi della struttura. Nel 2000 aprimmo i centri estivi, e nel 2003 la comunità. Che oggi è davvero un fiore all’occhiello per il nostro territorio: strutture simili ce n’è in Piemonte solo un’altra. Assistiamo 20 persone, di cui 10 in permanenza solo diurna, e 10 residenziali. E dando sempre la priorità al territorio: in totale sono ben 14 i nostri ospiti che arrivano dalla Fraschetta.

Sono tutte persone con invalidità e deficit di tipo psichico?
No, ci sono sia disabili psichici e cognitivi, che fisici. E diverse persone autistiche: un fenomeno in forte aumento. E per assisterli abbiamo 22 dipendenti come Aias (operatori socio sanitari, educatori, terapisti), e 5 professionisti esterni in convenzione con l’Azienda Ospedaliera di Alessandria.

Cissaca_sede_centraleE qui si apre un capitolo molto critico, quello delle risorse….
Un vero disastro, di cui si parla ad intermittenza, ma senza risolvere mai nulla. Noi abbiamo due creditori principali, la Asl e il Cissaca. Ma mentre la Asl paga, magari a 180 giorni ma paga, il Cissaca (che riceve a sua volta le risorse dai comuni, tra cui quello di Alessandria, e dalla Regione Piemonte) è in affanno costante. Parliamo di 1.000 giorni di ritardo per la gestione della piscina di via Don Stornini, e di 600 giorni per le altre fatture. Senza contare naturalmente tutto ciò che è relativo agli anni fino al 2011, e che ‘ricade’ nel dissesto. Lì, non essendo noi neppure creditori privilegiati, chissà se e quano vedremo mai almeno una parte di quanto ci spetta.

E come fate a stare in piedi?
Abbiamo ‘miracolosamente’ chiuso il bilancio 2013, come Aias Onlus, con poco piùDi Donna 5 di mille euro di avanzo di gestione. Naturalmente siamo però costretti a lavorare con gli anticipi bancari: e negli ultimi tre anni abbiamo pagato qualcosa come 150 mila euro di interessi bancari: con i quali avremmo, invece, potuto avviare i lavori di Casetta Elena, la struttura per casa famiglia che ci piacerebbe realizzare in via De Gasperi, proprio sulla curva che porta al centro ricreativo La Casetta: sono 3 mila metri quadri, che abbiamo avuto in comodato d’uso, e che potrebbero consentirci di realizzare un centro di accoglienza temporanea: per genitori o parenti che hanno necessità, anche solo per un giorno o una settimana, di ‘staccare la spina’, e di lasciare il loro caro in mani fidare e professionali.

Skarrozzata 2Di Donna, lasciamoci con un flash sulla Skarrozzata: le è passata l’arrabbiatura?
Ma sì, l’arrabbiatura è passata, ma rimango convinto che sia stata un’iniziativa debole, e forse inopportuna. Al di là del fatto che si era in campagna elettorale, rimane la questione vera: viviamo in una città con strade e negozi che sono per i disabili un vero percorso ad ostacoli: c’è davvero poco da festeggiare con Skarrozzate sorridenti.

E la politica, Di Donna?
E’ sempre stata una passione per me,  e ho cercato di portare avanti con coerenza i valori in cui credo, e le istanze del nostro settore: ai tempi della Lista Mara per la nostra città, nel 2002, fui anche capogruppo in consiglio comunale. Alle recenti elezioni amministrative ero in lista con i Moderati a Novi Ligure: non sono stato eletto, ma Rocchino Muliere ha fatto un grande risultato, sfiorando la vittoria al primo turno. Ora attendiamo i risultati del ballottaggio di domenica prossima.

Ettore Grassano